INTERVENTI
Graziano
Tassello: “Le comunità immigrate di vecchia data possono dare un contributo
prezioso al processo di accettazione e di stima reciproca di tutti i gruppi
presenti nella Svizzera multiculturale”
BASILEA - Il poster dell’UDC-SVP
che campeggia in tanti angoli della Svizzera (3 pecore bianche che pascolano
su un tappeto erboso rossocrociato, e il coraggio del leader del gregge che
caccia via una pecora nera – in un poster successivo una delle tre pecore bianche
giace a terra colpita da un pugnale ovicida ) si rifà a precedenti campagne
antimigratorie che, a quanto pare, pagano sempre in politica.
Come ci poniamo, come cristiani
e come cittadini immigrati, di fronte a questo messaggio pubblicitario
che mira, a “creare sicurezza” con una iniziativa popolare per l’espulsione
degli stranieri che commettono reati” e a generare paura per il delinquente
“straniero”, distinguendo addirittura trasgressori di serie A di serie B?
Il testo che accompagna il poster
legge: “Care concittadine svizzere, cari concittadini svizzeri, in quasi nessun
altro paese vivono tanti stranieri come in Svizzera. Una gran parte di loro
rispetta le nostre leggi. Troppi stranieri abusano tuttavia della nostra ospitalità.
Commettono delitti gravi, minacciano la nostra proprietà, come pure la nostra
salute e la nostra vita”.
Il messaggio è mortificante
perché fa leva sull’emotività e non sulla ragionevolezza. Può di fatto generare
in chi è immigrato in precedenza un senso di superiorità nei confronti degli
ultimi arrivati. Riportiamo il commento di qualche italiano: “Fanno bene a cacciarli
via. Noi non eravamo così”.
A parte la tragedia di Duisburg,
sarebbe utile che questi italiani sfogliassero i giornali degli anni ‘60 per
vedere come i delitti degli immigrati italiani riempissero le pagine di tanti
giornali. Chissà perché oggi si pensa che solo gli ultimi arrivati siano potenziali
delinquenti, invece di utilizzare la storia personale per aiutare tutti a vivere
in armonia.
Nel testo che accompagna il
poster, sono riportati alcuni dati tratti delle statistiche di polizia del 2005
da cui risulta che il 52.8% dei delitti in Svizzera sono commessi da stranieri.
A parte l’uso indebito delle percentuali poiché non si offre il numero reale
dei delitti – il che è un invito a dare libero sfogo alla fantasia per ipotizzare
cifre da capogiro (ma non si continua a ripetere con fierezza, e giustamente,
che
Noi riteniamo che voler ricreare,
ora e subito, un paradiso terrestre in terra svizzera sia una chimera.
Siamo anche convinti della competenza della polizia svizzera, che ci
aiuta a vivere una vita assai dignitosa.
Siamo altresì coscienti che
Le comunità immigrate di vecchia
data possono dare un contributo prezioso al processo di accettazione e di stima
reciproca di tutti i gruppi presenti in questa nazione multiculturale, senza
ricorrere ad escamotages che generano odio e pregiudizi non solo verso gli ultimi
arrivati ma verso tutti i migranti.
Sognare una società in cui sono
posti al centro valori universali e trasversali come la conoscenza, l’accoglienza, il confronto con tutti e in cui
quello che conta sono la contaminazione
e la mescolanza dei popoli, e non la psicosi delle facili espulsioni, resta
l’unica reazione possibile. Anche perché solo chi crede in questi valori forti
non ha paura di essere contaminato. (Graziano Tassello*-Inform)
*CSERPE Basilea, presidente Commissione Scuola e Cultura del
CGIE