INFORM - N. 159- 30 agosto 2007

INTERVENTI

Graziano Tassello: “Le comunità immigrate di vecchia data possono dare un contributo prezioso al processo di accettazione e di stima reciproca di tutti i gruppi presenti nella Svizzera multiculturale”

 

BASILEA - Il poster dell’UDC-SVP che campeggia in tanti angoli della Svizzera (3 pecore bianche che pascolano su un tappeto erboso rossocrociato, e il coraggio del leader del gregge che caccia via una pecora nera – in un poster successivo una delle tre pecore bianche giace a terra colpita da un pugnale ovicida ) si rifà a precedenti campagne antimigratorie che, a quanto pare, pagano sempre in politica.

Come ci poniamo, come cristiani  e come cittadini immigrati, di fronte a questo messaggio pubblicitario che mira, a “creare sicurezza” con una iniziativa popolare per l’espulsione degli stranieri che commettono reati” e a generare paura per il delinquente “straniero”, distinguendo addirittura trasgressori di serie A di serie B?

Il testo che accompagna il poster legge: “Care concittadine svizzere, cari concittadini svizzeri, in quasi nessun altro paese vivono tanti stranieri come in Svizzera. Una gran parte di loro rispetta le nostre leggi. Troppi stranieri abusano tuttavia della nostra ospitalità. Commettono delitti gravi, minacciano la nostra proprietà, come pure la nostra salute e la nostra vita”.

Il messaggio è mortificante perché fa leva sull’emotività e non sulla ragionevolezza. Può di fatto generare in chi è immigrato in precedenza un senso di superiorità nei confronti degli ultimi arrivati. Riportiamo il commento di qualche italiano: “Fanno bene a cacciarli via. Noi non eravamo così”.

A parte la tragedia di Duisburg, sarebbe utile che questi italiani sfogliassero i giornali degli anni ‘60 per vedere come i delitti degli immigrati italiani riempissero le pagine di tanti giornali. Chissà perché oggi si pensa che solo gli ultimi arrivati siano potenziali delinquenti, invece di utilizzare la storia personale per aiutare tutti a vivere in armonia.

Nel testo che accompagna il poster, sono riportati alcuni dati tratti delle statistiche di polizia del 2005 da cui risulta che il 52.8% dei delitti in Svizzera sono commessi da stranieri. A parte l’uso indebito delle percentuali poiché non si offre il numero reale dei delitti – il che è un invito a dare libero sfogo alla fantasia per ipotizzare cifre da capogiro (ma non si continua a ripetere con fierezza, e giustamente, che la Svizzera è una delle nazioni più sicure e più vivibile sulla terra?) – il messaggio sostiene: “Con l’iniziativa per l’espulsione potremo finalmente espellere gli stranieri che commettono reati gravi nel nostro Paese. In questo modo creeremo più sicurezza per i nostri bambini, donne e uomini”.

Noi riteniamo che voler ricreare, ora e subito, un paradiso terrestre in terra svizzera sia una chimera.  Siamo anche convinti della competenza della polizia svizzera, che ci aiuta a vivere una vita assai dignitosa.

Siamo altresì coscienti che la Costituzione svizzera vuole e garantisce una società armoniosa, capace di controllare, nel suo interno, le frange criminali.

Le comunità immigrate di vecchia data possono dare un contributo prezioso al processo di accettazione e di stima reciproca di tutti i gruppi presenti in questa nazione multiculturale, senza ricorrere ad escamotages che generano odio e pregiudizi non solo verso gli ultimi arrivati ma verso tutti i migranti.

Sognare una società in cui sono posti al centro valori universali e trasversali come la conoscenza,  l’accoglienza, il confronto con tutti e in cui quello che conta  sono la contaminazione e la mescolanza dei popoli, e non la psicosi delle facili espulsioni, resta l’unica reazione possibile. Anche perché solo chi crede in questi valori forti non ha paura di essere contaminato. (Graziano Tassello*-Inform)

*CSERPE Basilea, presidente Commissione Scuola e Cultura del CGIE

 


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