ANNIVERSARI
Evento organizzato da Rocco Di Trolio,
per i 50 anni dalla scomparsa del sindacalista Cgil
La
comunità italiana di Vancouver commemora Giuseppe Di Vittorio
VANCOUVER -
Ancora una volta la città di Vancouver e gli italiani della British Columbia
mostrano grande attaccamento alla patria, sensibilità e senso di appartenenza
ad un passato che fa parte del loro dna. Che scorre nelle loro vene e li rende
orgogliosi delle loro origini. Come sempre è accaduto negli ultimi anni a muovere
le fila della vita comunitaria del Canada dell'Ovest c'è l'irpino Rocco Di Trolio,
consigliere CGIE, ex presidente del locale Comites, che con grandissimo impegno,
ha organizzato lo scorso venerdì 24 agosto una suggestiva e memorabile commemorazione
per i 50 anni della scomparsa di Giuseppe Di Vittorio (con l'immancabile supporto
della medesima Fondazione), indimenticato segretario della CGIL.
L'evento, organizzato
proprio nel cuore della vita comunitaria di Vancouver, il Centro Culturale Italiano,
supportato e promosso anche dalla CGIL Roma, ha visto la partecipazione di numerose
autorità politiche e civili, sia italiane che canadesi, e si è basato su due
momenti, uno strettamente educativo e informativo, l'altro conviviale. Perfetta
la simbiosi dei due momenti, orchestrati alla perfezione da Rocco Di Trolio
e dal suo staff. La prima parte, quella più importante, era basata sulla visione
di dvd-documentario che ha narrato la vita di un personaggio indelebile come
Di Vittorio. Vale la pena ricordare qui in poche righe chi fosse l'ex segretario
della CGIL, scomparso 50 anni fa, le sue lotte, soprattutto il suo linguaggio
semplice, il suo coraggio al fianco della classe operaia.
Di Vittorio,
il Sindacalista "Contadino" - Fra gli esponenti più autorevoli del
sindacato italiano del dopoguerra, a differenza di molti altri sindacalisti
egli non fu operaio ma contadino, nato da una famiglia di braccianti, la classe
sociale più numerosa in quei tempi in Puglia. Già negli anni dell'adolescenza
iniziò una intensa attività politica e sindacale; a 15 anni fu tra i promotori
del Circolo giovanile socialista di Cerignola, mentre nel 1911 passò a dirigere
Al centro dei
problemi del lavoro c'era allora in Italia, come oggi, la questione meridionale.
Nel 1912 Di Vittorio entrò nell'Unione Sindacale Italiana, arrivando in un anno
nel comitato nazionale. Così come alcuni membri del sindacalismo rivoluzionario
egli fu "interventista" riguardo alla prima guerra mondiale, a detta
di Randolfo Pacciardi, smentito da Di Vittorio stesso in una intervista a Felice
Chilanti.[1]
Di Vittorio,
a cui amici e avversari riconobbero unanimi un grande buonsenso e una ricca
umanità, seppe farsi capire, grazie al suo linguaggio semplice ed efficace,
sia dalla classe operaia, in rapido sviluppo nelle città, sia dai contadini
ancora fermi al margine della vita economica, sociale e culturale del Paese.
Lui stesso era un autodidatta, entrato nella lotta sindacale e politica giovanissimo,
inizialmente come socialista e successivamente – dal 1924, tre anni dopo la
scissione di Livorno del 1921 – come comunista (con il PCI fu eletto deputato
proprio nel 1924).
Condannato
dal tribunale speciale fascista a 12 anni di carcere, nel 1925, riuscì a fuggire
in Francia dove aveva rappresentato la disciolta Confederazione Generale Italiana
del Lavoro nell'Internazionale dei sindacati rossi. Dal 1928 al 1930 soggiornò
in Unione Sovietica e rappresentò l'Italia nella neonata Internazionale Contadina
per poi tornare a Parigi ed entrare nel gruppo dirigente del PCI.
Durante la
guerra d'Etiopia, su indicazione del Comintern, inviò una squadra di tre persone
- tre comunisti, chiamati "i tre apostoli", fra cui Ilio Barontini,
molto esperto in questo genere di missioni - a organizzare la guerriglia locale
contro l'invasione fascista.
Insieme ad
altri antifascisti partecipò alla guerra civile spagnola e nel 1937 diresse
a Parigi un giornale antifascista. Nel 1941 fu arrestato dalla polizia fascista
e mandato al confino a Ventotene. Nel 1943 fu liberato dai partigiani e, negli
ultimi due anni della seconda guerra mondiale, prese parte alla Resistenza tra
le file delle Brigate Garibaldi.
Nel 1945 fu
eletto segretario della CGIL, che era stata ricostituita l'anno prima con un
accordo fra Di Vittorio, Achille Grandi e Oreste Lizzardi (patto di Roma), in
rappresentanza delle tre principali correnti sindacali: comunista, cattolica
e socialista. L'anno seguente fu eletto deputato all'Assemblea Costituente con
il PCI.
L'unità sindacale
così raggiunta durò fino al 1948, quando, in occasione dello sciopero generale
politico per l'attentato contro Palmiro Togliatti, la corrente cattolica si
separò e fondò un suo sindacato,
Nel 1956 suscitò
scalpore la sua presa di posizione, contro l'intervento sovietico in Ungheria,
opinione diversa da quella ufficiale del PCI.
La fama ed
il prestigio di Di Vittorio conquistarono la classe operaia e il movimento sindacale
di tutto il mondo al punto che nel 1953 fu eletto anche presidente della Federazione
Sindacale Mondiale.
Di Vittorio
continuò a guidare
L'Evento -
Tornando all'evento vale la pena di ricordare che il filmato sulla vita di Di
Vittorio è stato firmato da un regista di primissima qualità quale Carlo Lizzani
e questo la dice lunga sul valore di un documento che a tratti ha anche commosso
il pubblico presente. La vita a Cerignola del protagonista, la lotta agraria,
e poi le testimonianze portate da personaggi della vita pubblica italiana come
l'ex Presidente della Repubblica Scalfaro hanno senza dubbio lasciato il segno
in positivo. Come detto il parterre era d'eccezione, oltre a un vasto pubblico
che non ha mancato di seguire con grande attenzione l'evento. C'era infatti
anche una rappresentanza del mondo politico canadese con Geoff Meggs, Executive
Director,BC Federation of Labour accompagnato dalla moglie Jan O'Brien. A rappresentare
l'Italia invece c'erano naturalmente il Console Generale d'Italia, Uberto Vanni
d'Archirafi, il Presidente del Comites Alberto leone, il gia' parlamentare italo-canadese
Pietro Calendino e tutti i presidenti delle Associazioni Regionali di Vancouver.
La sala come detto era gremitissima. Il documentario ha alla fine anche suscitato
un intento e positivo dibattito tra i presenti. A dimostrazione che il pubblico
di Vancouver è attento, partecipe e attivo nei confronti di eventi del genere.
Non va dimenticato poi che non ha fatto mancare il suo supporto anche il Presidente
della Fondazione Di Vittorio, Carlo Ghezzi, che ha salutato i presenti e illustrato
gli scopi dell'organizzazione della quale è a capo. Infine al film ha fatto
seguito una squisita cena che ha coronato una serata ancora una volta importante
per gli italiani di Vancouver. (Alfredo Iannaccone/Inform)