INFORM - N. 158- 29 agosto 2007

ANNIVERSARI

Evento organizzato da Rocco Di Trolio, per i 50 anni dalla scomparsa del sindacalista Cgil

La comunità italiana di Vancouver commemora Giuseppe Di Vittorio

 

VANCOUVER - Ancora una volta la città di Vancouver e gli italiani della British Columbia mostrano grande attaccamento alla patria, sensibilità e senso di appartenenza ad un passato che fa parte del loro dna. Che scorre nelle loro vene e li rende orgogliosi delle loro origini. Come sempre è accaduto negli ultimi anni a muovere le fila della vita comunitaria del Canada dell'Ovest c'è l'irpino Rocco Di Trolio, consigliere CGIE, ex presidente del locale Comites, che con grandissimo impegno, ha organizzato lo scorso venerdì 24 agosto una suggestiva e memorabile commemorazione per i 50 anni della scomparsa di Giuseppe Di Vittorio (con l'immancabile supporto della medesima Fondazione), indimenticato segretario della CGIL.

L'evento, organizzato proprio nel cuore della vita comunitaria di Vancouver, il Centro Culturale Italiano, supportato e promosso anche dalla CGIL Roma, ha visto la partecipazione di numerose autorità politiche e civili, sia italiane che canadesi, e si è basato su due momenti, uno strettamente educativo e informativo, l'altro conviviale. Perfetta la simbiosi dei due momenti, orchestrati alla perfezione da Rocco Di Trolio e dal suo staff. La prima parte, quella più importante, era basata sulla visione di dvd-documentario che ha narrato la vita di un personaggio indelebile come Di Vittorio. Vale la pena ricordare qui in poche righe chi fosse l'ex segretario della CGIL, scomparso 50 anni fa, le sue lotte, soprattutto il suo linguaggio semplice, il suo coraggio al fianco della classe operaia.

Di Vittorio, il Sindacalista "Contadino" - Fra gli esponenti più autorevoli del sindacato italiano del dopoguerra, a differenza di molti altri sindacalisti egli non fu operaio ma contadino, nato da una famiglia di braccianti, la classe sociale più numerosa in quei tempi in Puglia. Già negli anni dell'adolescenza iniziò una intensa attività politica e sindacale; a 15 anni fu tra i promotori del Circolo giovanile socialista di Cerignola, mentre nel 1911 passò a dirigere la Camera del Lavoro di Minervino Murge; in seguito avrebbe diretto anche la Camera del Lavoro di Bari, dove organizzò la difesa della sede della Camera del Lavoro, sconfiggendo gli squadristi fascisti di Caradonna con ex ufficiali legionari di Fiume, socialisti, comunisti e anarchici, assieme agli Arditi del Popolo.

Al centro dei problemi del lavoro c'era allora in Italia, come oggi, la questione meridionale. Nel 1912 Di Vittorio entrò nell'Unione Sindacale Italiana, arrivando in un anno nel comitato nazionale. Così come alcuni membri del sindacalismo rivoluzionario egli fu "interventista" riguardo alla prima guerra mondiale, a detta di Randolfo Pacciardi, smentito da Di Vittorio stesso in una intervista a Felice Chilanti.[1]

Di Vittorio, a cui amici e avversari riconobbero unanimi un grande buonsenso e una ricca umanità, seppe farsi capire, grazie al suo linguaggio semplice ed efficace, sia dalla classe operaia, in rapido sviluppo nelle città, sia dai contadini ancora fermi al margine della vita economica, sociale e culturale del Paese. Lui stesso era un autodidatta, entrato nella lotta sindacale e politica giovanissimo, inizialmente come socialista e successivamente – dal 1924, tre anni dopo la scissione di Livorno del 1921 – come comunista (con il PCI fu eletto deputato proprio nel 1924).

Condannato dal tribunale speciale fascista a 12 anni di carcere, nel 1925, riuscì a fuggire in Francia dove aveva rappresentato la disciolta Confederazione Generale Italiana del Lavoro nell'Internazionale dei sindacati rossi. Dal 1928 al 1930 soggiornò in Unione Sovietica e rappresentò l'Italia nella neonata Internazionale Contadina per poi tornare a Parigi ed entrare nel gruppo dirigente del PCI.

Durante la guerra d'Etiopia, su indicazione del Comintern, inviò una squadra di tre persone - tre comunisti, chiamati "i tre apostoli", fra cui Ilio Barontini, molto esperto in questo genere di missioni - a organizzare la guerriglia locale contro l'invasione fascista.

Insieme ad altri antifascisti partecipò alla guerra civile spagnola e nel 1937 diresse a Parigi un giornale antifascista. Nel 1941 fu arrestato dalla polizia fascista e mandato al confino a Ventotene. Nel 1943 fu liberato dai partigiani e, negli ultimi due anni della seconda guerra mondiale, prese parte alla Resistenza tra le file delle Brigate Garibaldi.

Nel 1945 fu eletto segretario della CGIL, che era stata ricostituita l'anno prima con un accordo fra Di Vittorio, Achille Grandi e Oreste Lizzardi (patto di Roma), in rappresentanza delle tre principali correnti sindacali: comunista, cattolica e socialista. L'anno seguente fu eletto deputato all'Assemblea Costituente con il PCI.

L'unità sindacale così raggiunta durò fino al 1948, quando, in occasione dello sciopero generale politico per l'attentato contro Palmiro Togliatti, la corrente cattolica si separò e fondò un suo sindacato, la CISL, presto imitata dai socialdemocratici che si raggrupparono nella UIL.

Nel 1956 suscitò scalpore la sua presa di posizione, contro l'intervento sovietico in Ungheria, opinione diversa da quella ufficiale del PCI.

La fama ed il prestigio di Di Vittorio conquistarono la classe operaia e il movimento sindacale di tutto il mondo al punto che nel 1953 fu eletto anche presidente della Federazione Sindacale Mondiale.

Di Vittorio continuò a guidare la CGIL fino alla sua morte, avvenuta nel 1957 a Lecco poco dopo un incontro con alcuni delegati sindacali.

L'Evento - Tornando all'evento vale la pena di ricordare che il filmato sulla vita di Di Vittorio è stato firmato da un regista di primissima qualità quale Carlo Lizzani e questo la dice lunga sul valore di un documento che a tratti ha anche commosso il pubblico presente. La vita a Cerignola del protagonista, la lotta agraria, e poi le testimonianze portate da personaggi della vita pubblica italiana come l'ex Presidente della Repubblica Scalfaro hanno senza dubbio lasciato il segno in positivo. Come detto il parterre era d'eccezione, oltre a un vasto pubblico che non ha mancato di seguire con grande attenzione l'evento. C'era infatti anche una rappresentanza del mondo politico canadese con Geoff Meggs, Executive Director,BC Federation of Labour accompagnato dalla moglie Jan O'Brien. A rappresentare l'Italia invece c'erano naturalmente il Console Generale d'Italia, Uberto Vanni d'Archirafi, il Presidente del Comites Alberto leone, il gia' parlamentare italo-canadese Pietro Calendino e tutti i presidenti delle Associazioni Regionali di Vancouver. La sala come detto era gremitissima. Il documentario ha alla fine anche suscitato un intento e positivo dibattito tra i presenti. A dimostrazione che il pubblico di Vancouver è attento, partecipe e attivo nei confronti di eventi del genere. Non va dimenticato poi che non ha fatto mancare il suo supporto anche il Presidente della Fondazione Di Vittorio, Carlo Ghezzi, che ha salutato i presenti e illustrato gli scopi dell'organizzazione della quale è a capo. Infine al film ha fatto seguito una squisita cena che ha coronato una serata ancora una volta importante per gli italiani di Vancouver. (Alfredo Iannaccone/Inform)

 

 


Vai a: