INFORM - N. 156 - 27 agosto 2007

POLITICA 

Rebuzzi (Fi): “Romano Prodi, l’illusionista”

 

ROMA - “Negli ultimi giorni, lo slogan di Romano Prodi ricalca smaccatamente quello di Silvio Berlusconi e del centrodestra: “Meno tasse per tutti”. Eppure, il governo Prodi è quello che più di tutti gli altri ha messo le mani nelle tasche degli italiani. Che dire? Vive la difference, come dicono i Francesi”. Così la senatrice di Forza Italia Antonella Rebuzzi, eletta in Europa, commenta l’entusiasmo del governo dopo la notizia di un aumento di entrate fiscali nei primi mesi del 2007.

 “In realtà - ha spiegato la parlamentare  - l’aumento delle entrate fiscali è dovuto proprio alla massiccia manovra economica messa in piedi da questo governo, che ha costretto tutti gli italiani - poveri e meno poveri - a dare allo Stato molto più di quanto mai abbiano fatto. Invece Prodi dà un’altra motivazione: quella che conviene a lui”.

 “Visco gli fa eco, la sinistra radicale mette già le mani avanti a reclamare l’ennesima fetta per l’assistenzialismo di Stato mascherato da buonismo. Lo fa per bocca del Presidente della Camera Fausto Bertinotti, e del Ministro della Solidarietà Ferrero, entrambi a cavalcare l’onda della fantomatica redistribuzione della ricchezza, tormentone  purtroppo non solo estivo”.

 “Le tasse sono cresciute, e quindi è ovvio che le entrate siano aumentate: ma i costi della politica - ha continuato - sono sempre gli stessi, le imposte gravano su famiglie e imprese e gli italiani non ne possono più. Sono stanchi di essere presi in giro e di non vedere nei servizi pubblici alcun miglioramento. Dove vanno a finire i soldi delle tasse? La scuola peggiora di giorno in giorno, gli ospedali fanno a dir poco paura, e gli italiani all’estero continuano a non vedere miglioramenti per quanto riguarda la rete consolare, l’informazione, e molto altro”.

 “Probabilmente quei soldi serviranno ad allargare, insieme alla base imponibile dei lavoratori, la fascia di simpatizzanti di quei partiti che distribuiscono a pioggia a chi non lavora i proventi di chi lavora. Come in una specia di lotteria, senza alcuna attenzione al merito e all’occupazione, in una parola, alla crescita. Quella umana - ha concluso la sen. Rebuzzi - prima che quella economica”. (Inform) 

 

 


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