POLITICA
Rebuzzi (Fi): “Romano Prodi, l’illusionista”
ROMA - “Negli ultimi giorni, lo slogan di Romano Prodi
ricalca smaccatamente quello di Silvio Berlusconi e del centrodestra: “Meno
tasse per tutti”. Eppure, il governo Prodi è quello che più di tutti gli altri
ha messo le mani nelle tasche degli italiani. Che dire? Vive la difference,
come dicono i Francesi”. Così la senatrice di Forza Italia Antonella Rebuzzi,
eletta in Europa, commenta l’entusiasmo del governo dopo la notizia di un aumento
di entrate fiscali nei primi mesi del 2007.
“In realtà - ha
spiegato la parlamentare - l’aumento
delle entrate fiscali è dovuto proprio alla massiccia manovra economica messa
in piedi da questo governo, che ha costretto tutti gli italiani - poveri e meno
poveri - a dare allo Stato molto più di quanto mai abbiano fatto. Invece Prodi
dà un’altra motivazione: quella che conviene a lui”.
“Visco gli fa
eco, la sinistra radicale mette già le mani avanti a reclamare l’ennesima fetta
per l’assistenzialismo di Stato mascherato da buonismo. Lo fa per bocca del
Presidente della Camera Fausto Bertinotti, e del Ministro della Solidarietà
Ferrero, entrambi a cavalcare l’onda della fantomatica redistribuzione della
ricchezza, tormentone purtroppo non solo
estivo”.
“Le tasse sono
cresciute, e quindi è ovvio che le entrate siano aumentate: ma i costi della
politica - ha continuato - sono sempre gli stessi, le imposte gravano su famiglie
e imprese e gli italiani non ne possono più. Sono stanchi di essere presi in
giro e di non vedere nei servizi pubblici alcun miglioramento. Dove vanno a
finire i soldi delle tasse? La scuola peggiora di giorno in giorno, gli ospedali
fanno a dir poco paura, e gli italiani all’estero continuano a non vedere miglioramenti
per quanto riguarda la rete consolare, l’informazione, e molto altro”.
“Probabilmente
quei soldi serviranno ad allargare, insieme alla base imponibile dei lavoratori,
la fascia di simpatizzanti di quei partiti che distribuiscono a pioggia a chi
non lavora i proventi di chi lavora. Come in una specia di lotteria, senza alcuna
attenzione al merito e all’occupazione, in una parola, alla crescita. Quella
umana - ha concluso la sen. Rebuzzi - prima che quella economica”. (Inform)