INFORM - N. 156 - 27 agosto 2007

RASSEGNA STAMPA

Da “La Repubblica” del 27 agosto 2007

Grecia: la grande fuga degli italiani. Assalto ai traghetti per il rientro

Il console ad Atene: “I nostri connazionali in transito in questi giorni sono circa 30.000. Alcune migliaia si trovano sicuramente nel Peloponneso” .In coda per cambiare il biglietto: “E’ stato atroce. Intorno a noi bruciava tutto”

 

PATRASSO - Alle tre di un pomeriggio bollente il terminal traghetti che da Patrasso salpano per Bari, Brindisi, Ancona è stracolmo. Tutti italiani in coda che cercano di tornare. Qualunque cosa per riuscire a barattare un biglietto con partenza inizio settembre con uno immediato. “Senta, io ho avuto gravi problemi in famiglia, dovevo rientrare mercoledì ma ho assoluto bisogno di tornare a casa”, dice un quarantenne in pantaloncini e bandana. La ragazza allo sportello della Endeavor Lines alza un sopracciglio e poi sorride: “Siete in tanti, voi italiani, oggi, ad aver avuto problemi di famiglia”.

Subito dopo è il turno di una coppia di cinquantenni romani, Antonio e Rita, in coda per la Minoan Lines, hanno avuto un’idea migliore: partire tre giorni prima, sì, ma facendo scalo a Corfù, così da non sprecare neanche un giorno di ferie. Basta poco a far loro raccontare da cosa fuggono. La parola incendio li fa sobbalzare, si vede che hanno voglia di condividere. Non hanno nessuna intenzione di restare qui. “È stata un’esperienza atroce. Sabato volevamo visitare le rovine dell’antica Olimpia. Non sapevamo degli incendi, eravamo in Grecia da qualche tempo ma non eravamo ancora stati coinvolti. Poi abbiamo preso l’autostrada da Corinto a Tripoli e abbiamo cominciato a capire. Siamo passati tra le fiamme, intorno bruciava tutto. Siamo però comunque rimasti sperando che la situazione sarebbe migliorata. Abbiamo provato a prenotare un albergo sulla costa ma c’era l’esercito e le stanze erano tutte occupate dagli evacuati. Abbiamo trovato posto per miracolo”.

A molti il fuoco ha bruciato anche le vacanze. Solo paura, percorsi obbligati e l’immobilismo forzato. E per chi si è mosso per le strade che tagliano il cuore del Peloponneso, la vista di un paesaggio lunare per almeno un centinaio di chilometri. Da Kalamata a Tripoli è ancora cielo pesto di fumo e fuliggine, alberi carbonizzati, case segnate dal fuoco, automobili bruciate. Ieri è stato il primo giorno dopo quella che i greci chiamano “la catastrofe”, in cui si è potuto di nuovo percorrere il Peloponneso da sud verso nord, ma solo passando per i monti centrali, la zona più colpita. La strada costiera a occidente è sempre chiusa, intorno a Pyrgos ardono ancora troppi focolai.

Al risveglio, ieri, alla notizia che almeno una possibile via di fuga era stata aperta, gli italiani, ma anche gli altri turisti occidentali e gli stessi greci, si sono messi al volante. Per timore che tutto ricominci da capo. Una giovane coppia di Milano a Kardamyli era disperata: il blackout aveva messo fuori uso il bancomat e loro erano senza soldi e senza benzina. “Abbiamo il traghetto da Igoumenitsa lunedì, ma ne abbiamo abbastanza di questo posto”. Anche ammesso di arrivare nei porti giusti le navi sono piene.

La Hml Ferries conferma che è impossibile partire “anche perché i biglietti erano già stati venduti”. L’Endeavor per Brindisi non accetta più viaggiatori, nemmeno se a piedi chiedono solo il passaggio ponte, alle 17 il check in è chiuso. L’addetta alla biglietteria non si fa impietosire neppure da una famiglia con una bimba di due anni. Sono qui in coda da stamattina a sperare in una disdetta e mentre chi è in auto è più facile da sistemare in extremis, loro, in camper, non hanno speranze. “Ci hanno evacuato il campeggio sabato”, dice Carlo De Riccardis, “eravamo sul mare e tra noi e il fuoco solo una decina di chilometri di bosco. Non voglio mai più ritrovarmi in una situazione simile. E voglio tornare a casa a costo di venire qui ad ogni nave che salpa. Non è questa la Grecia che mi voglio ricordare”.

“In questi giorni i turisti italiani in transito su tutto il territorio della Grecia sono circa 30.000. Di questi, un numero impossibile da precisare ma senz’altro alcune migliaia si trovano in queste ore nel Peloponneso”. conferma il console d’Italia ad Atene Fabrizio Lobasso. (Paola Santoro, inviato de la  Repubblica, 27 agosto 2007)

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