ESTERI
La crisi dell’agricoltura in India, spinte
all’emigrazione. Il fenomeno dei suicidi tra gli agricoltori indebitati
Dal
“Community development” voleva dire un comportamento
autorivoluzionario, una reattività del mondo rurale radicalmente rieducativa
su se stesso, e questo prima e decisamente avanti ai piani pluriennali che la
giovane democrazia indiana ha impostato negli anni successivi. Questi piani
hanno coinvolto (dovevano farlo) ma in realtà hanno finito col privilegiare
l’industria, il commercio, la vita cittadina, l’amministrazione pubblica. Era
il tradimento del “Community development”? Le prime microesperienze di questa
azione comunitaria nelle campagne, ancora negli anni ’50, furono imbastite da
un volontariato idealista, entusiasta, sovente discepoli del Mahatma Gandhi.
ma l’entusiasmo non durò a lungo. Per mantenere ed estendere queste iniziative
il governo centrale ed i governi locali ricorsero a funzionari pubblici ed a
personale reclutato e retribuito.
Gli anni e i decenni sono passati ed il grande disegno
ha subito l’ineluttabile fenomeno della stanchezza e del disinganno. E le leggi
del mercato sono state più forti del volontariato. L’industrializzazione, l’urbanesimo,
l’attrazione delle città hanno prevalso. Il regime fondiario e le disuguaglianze
nella proprietà terriera non sono state sostanzialmente alterate. L’investimento
pubblico nelle sovrastrutture delle regioni rurali ha subito una netta caduta
e così il credito per i coltivatori cui le banche sembravano ben disposte ma
che hanno ben presto declinato senza l’appoggio e le garanzie dello Stato. Al
contrario, il credito si è irrigidito. I medi e piccoli coltivatori, incoraggiati
nel primo momento, si sono sentiti abbandonati, E’ rimasto il crescente numero
degli agricoltori indebitati.
Come ha reagito a tutto ciò il ceto contadino che è il
più tradizionale e ligio all’educazione ricevuta dagli antenati e dall’animismo
religioso? Con la diffusione del suicidio.
Riportiamo in proposito alcuni dati impressionanti da
un rapporto del prof. Par Palagummi Sainath, specialista di questioni rurali,
alle Edizioni “The Hindu” di Madras, riportato a sua volta da “Monde Diplomatique”
di Parigi, n. 94 (agosto settembre 2007).
La cifra delle famiglie di agricoltori oberate da debiti
si è attestata sul 48% della popolazione contadina. Questa esposizione debitoria
- dice il rapporto - va di pari passo con la moltiplicazione dei suicidi. Il
ministro dell’agricoltura Sharad Pawar annunciò al Parlamento nel maggio 2006
che più di 1
Quale senso può avere questo estremo scrupolo della propria
coscienza di un indiano fedele alla sua cultura verso una obbligazione che non
può più onorare? In fondo, anche in India non si va più in carcere per debiti
come nell’antica società romana.
Il primo ministro Manmohan Singh ha dichiarato che gli
agricoltori indiani subiscono la più grave crisi materiale e morale. Si accompagna
alla disoccupazione che attanaglia città e campagne. Anche i giovani disoccupati
subiscono la tentazione del suicidio.
Sono in atto nuove spinte all’emigrazione all’estero
oltre che un maggiore disordine delle migrazioni interne. Ma all’estero sono
ricercati i giovani cervelli indiani nell’informatica, nelle matematiche e nelle
scienze, nella ricerca di punta dove eccellono. Ma è lo stesso lavoratore indiano
che oggi si conforma meno all’emigrazione di massa. (Alberto Marinelli-