INTERVENTI
Dino Nardi (CGIE): “L’immigrazione in Italia e la nostra
storia”
ZURIGO -
Un recente studio sull’immigrazione in Italia, commissionato dal Ministero degli
Interni italiano, dal quale è emerso un limitato interesse per la cittadinanza
italiana da parte degli immigrati, ha sollevato grande scalpore nell’opinione
pubblica italiana che vi ha individuato una loro mancanza di volontà di integrarsi
in Italia.
Confesso
che il sottoscritto non vi trova, invece, niente di strano né di preoccupante.
Infatti, come emigrato in Svizzera (da decenni qui residente e di seconda generazione,
in possesso della sola cittadinanza italiana e tuttavia certamente integrato
in questo Paese), ma anche per la mia personale esperienza professionale di
operatore sociale del patronato ITAL-UIL e, soprattutto, di membro del Consiglio
Generale degli Italiani all’estero (CGIE), ritengo che l’interesse degli immigrati
in Italia per la cittadinanza italiana sia del tutto simile a quello che, da
sempre, hanno avuto i nostri emigrati per la cittadinanza del Paese di accoglienza.
Cioè uno scarso interesse a naturalizzarsi se non per motivi strumentali spesso
connessi, per esempio, a qualche migliore opportunità di lavoro, oppure al timore
di essere cacciati dal Paese nei momenti di bassa congiuntura economica
o in concomitanza di qualche iniziativa xenofoba locale. Un fenomeno, quest’ultimo,
abbastanza ricorrente in Svizzera negli anni Sessanta e Settanta del secolo
scorso.
Ovviamente
l’interesse per la cittadinanza del Paese di emigrazione aumenta, invece, ed
in modo esponenziale, per le generazioni successive. Nel caso delle comunità
italiane all’estero ciò è avvenuto, in particolare, dopo l’entrata in vigore
della legge n. 91 del 1992 che ha concesso la possibilità della doppia cittadinanza
(chi acquista la cittadinanza di uno Stato diverso dall’Italia non perde quella
italiana se non vi rinuncia espressamente, a meno che la legge dello Stato straniero
non preveda l’automatica perdita della cittadinanza italiana) ed il recupero
di quella italiana per coloro che nel passato l’avevano perduta (una norma la
cui validità venne peraltro limitata temporalmente e della quale lo stesso CGIE
ne chiede da tempo il ripristino). Tuttavia ancora oggi, per restare nella Confederazione
Elvetica, su una comunità italiana di oltre mezzo milione di persone vi sono
circa 300.000 italiani privi della cittadinanza elvetica nonostante che il flusso
migratorio italiano, anche verso
Pertanto,
come si vede, l’approccio degli immigrati in Italia nei confronti della cittadinanza
italiana è perfettamente in linea con quello degli stessi emigrati italiani
ed è un vero peccato che in Italia, sia da parte dello Stato che della stessa
popolazione, quando si affronta l’argomento “immigrazione”, in questo ed altri
casi, non si tenga quasi mai in considerazione la nostra lunga esperienza emigratoria,
che ha coinvolto quasi tutte le famiglie italiane, ed il fatto che, ancora oggi,
vi siano nel mondo ben oltre quattro milioni di cittadini italiani! (Dino Nardi*-
* Componente del Comitato di
Presidenza del CGIE