DIRITTI
UMANI
In Turchia ex prostitute entrano in politica
contro lo sfruttamento
ISTANBUL – In Turchia due ex prostitute hanno fondato
una nuova formazione politica dopo essersi candidate invano come indipendenti
alle ultime elezioni legislative. Ayse Tukrukcu e Saliha Ermez hanno ottenuto
rispettivamente solo 196 e 95 voti, ma sono felici di essere riuscite "a
destare le coscienze" dei concittadini sul traffico di esseri umani sfruttati
sessualmente. Il partito fondato dalle due donne si chiamerà “Partito del pane”,
avrà come scopo combattere lo sfruttamento sessuale e sarà formato da vittime
delle violenze e della tratta delle donne. Alla sua guida ci sarà una delle
due fondatrici: Tukrukcu.
Mentre in Turchia le ex prostitute entrano in politica,
in India si servono dei mezzi di informazione per dar voce alle sfruttate. Nato
nel quartiere di Kamathiputra, uno dei centri della vita notturna di Mumbai,
il settimanale "Red light dispatch" (Dispaccio a luci rosse) farà
da "piattaforma di espressione per le prostitute", come ha detto il
suo direttore, l'esperto Anurag Chaturvedi. "E' la voce di quelli che non
hanno voce, delle donne senza identità perché nessuno parla dei sogni, delle
angosce e delle nostalgie delle prostitute". Otto pagine, senza foto e in bianco e nero,
il Red light è pubblicato in inglese, hindi e bengalese e raccoglie le storie
personali, le poesie e i temi della salute e dei diritti umani ed ha anche ospitato
articoli del premio Nobel per la pace Shirin Ebadi. Il settimanale ha valicato
ormai i confini del quartiere ed è ora distribuito anche a Calcutta, New Delhi
e nella regione di Bihar.
I modi attraverso i quali l’universo femminile prova
a far ascoltare la sua voce si intrecciano con
temi di attualità come il traffico
di esseri umani, che interessa tante donne avviate allo sfruttamento sessuale.
Spesso i percorsi di sfruttamento si intrecciano con quelli di migrazione; le
reti etniche utilizzate da queste ragazze per emigrare alla ricerca di un futuro
spesso sono il veicolo utilizzato dalle organizzazioni criminali per ridurle
in schiavitù. In Turchia, in particolare, queste donne sono prevalentemente
originarie dell’Est Europa. Le iniziative di coinvolgere i cittadini sono importanti
anche perché consentono di stimolare la presa di coscienza delle donne sulla
loro condizione. Sono particolarmente importanti nei Paesi di destinazione,
con l’auspicio che possano avere qualche effetto anche in quelli di origine
e contribuire alla prevenzione generale del fenomeno. (Francesca Mascellini-