INFORM - N. 149 - 3 agosto 2007


 

INTERNAZIONALIZZAZIONE

Una nota di Assocamerestero

Turchia: investimenti italiani ancora molto inferiori a quelli degli altri paesi europei

550 le aziende italiane presenti e 4,5 miliardi di dollari di investimenti diretti. Oltre 70 miliardi di euro le risorse  che il Governo di Ankara destinerà al settore dell’ambiente in particolare al trattamento delle acque

 

ROMA - La Turchia richiama le imprese italiane. 550 le aziende italiane in Turchia, secondo i dati della Camera di Commercio italiana in Turchia, nel 2006 gli investimenti diretti italiani sono stati pari a 4,5 miliardi di dollari rispetto ad un totale degli investimenti esteri di  18,1miliardi.

“La Turchia è uno dei paesi in cui occorre programmare la presenza dell’Italia che ancora è al disotto di quella di altri paesi europei come Germania, Francia, Regno Unito, Belgio e Olanda - afferma Fatih Ayçin segretario generale della Camera di Istanbul – c’è la necessità di azioni di aggregazione di imprese e distretti”.

Secondo le stime del Ministero turco dell’Ambiente predisposte in collaborazione con l´Unione Europea la Turchia necessiterà di investimenti nel settore dell’ambiente fino al 2025 per un totale di oltre  70 miliardi di euro di cui il 54%, pari a circa 38 miliardi, sarà destinato al trattamento delle acque reflue, 14 miliardi all’armonizzazione del comparto industriale con le normative UE, circa 13 miliardi per il trattamento e riciclaggio dei rifiuti solidi e 3 miliardi destinati alla lotta all’inquinamento atmosferico.

In particolare per il trattamento delle acque i 3.225 comuni turchi si dovranno dotare di un impianto di trattamento delle acque: il 65% della popolazione turca vive in città dove non esistono impianti di trattamento delle acque ed il 50% delle industrie del Paese non dispone di alcun dispositivo per la gestione delle acque di scarico. Sempre secondo il Ministro turco l´UE, a partire dal budget del 2008 allocherà, in linea con quanto prevede il Governo di Ankara, consistenti risorse al riguardo: gli analisti segnalano che circa il 20% dei 70 miliardi di euro – almeno 14 miliardi - proverranno dall’UE nei prossimi 18 anni. (Inform)

 

 


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