OPINIONI
Ricky Filosa: “Aire come carta dei diritti
degli italiani nel mondo”
“E' un sogno? o un progetto realizzabile?
La politica si faccia avanti, e dia risposte concrete”
ROMA - La politica italiana sta per andare in ferie.
Italia chiama Italia vuole lasciare ai nostri politici, eletti all'estero e
non, un "compitino" per l'estate, una proposta alla quale poter pensare
- magari anche sotto l'ombrellone, perchè no - e poi riprendere a settembre:
l'iscrizione all'Aire come carta dei diritti degli italiani residenti oltre
confine.
I nostri 18 si trovano in parlamento da più d'un anno
ormai, ma ancora gli italiani nel mondo non capiscono la differenza fra il prima
e il dopo; fra quando non avevano il vantaggio di avere dei propri rappresentanti
a Roma, e adesso che invece
Ma ad un anno e passa dalla loro elezioni, cosa è stato
fatto? Quali degli annosi problemi e situazioni da risolvere - rete consolare,
assistenza sanitaria, made in Italy, informazione e comunicazione...solo per
citarne alcuni - sono stati affrontati e avviati a possibili miglioramenti e
progetti? Nessuno. Nemmeno uno. Quello che c'è e che è stato fatto, è solo parvenza:
in sostanza, nulla è cambiato, gli italiani nel mondo vivono come prima, hanno
sempre gli stessi problemi da risolvere, le stesse necessità importanti a cui
prestare attenzione, e dall'universo dei connazionali arrivano sempre le stesse
lamentele.
Ma oggi, qui, vorrei parlare di quello che da sempre,
secondo me, è il punto più importante da affrontare: quello dell'assistenza
sanitaria per gli italiani residenti oltre confine. "La salute è un diritto:
anche all'estero", scriveva qualche giorno fa la senatrice di Forza Italia
Antonella Rebuzzi. La senatrice azzurra ha ragione da vendere.
L'assistenza sanitaria è qualcosa a cui gli italiani
si devono aggrappare ogni volta che hanno un malore, che sono vittime di un
incidente, o che debbono rivolgersi per la loro salute a un medico, e magari
affrontare un ricovero in ospedale. Medici, medicine e ospedali costano: e anche
tanto. In alcuni Paesi del mondo, le tariffe partono dai 200 euro in su, per
un giorno di ricovero. Oppure, ci si può rivolgere alle strutture pubbliche,
e questo in certe parti del mondo vorrebbe dire peggiorare la propria
situazione. Quindi, di solito si fa il sacrificio e si preferiscono le strutture
private, perchè ti possano garantire che da lì uscirai sano e salvo, e non peggio
di quando sei entrato.
Ma perchè gli italiani all'estero non possono essere
aiutati dal proprio Paese? E ancora: perchè gli italiani all'estero, una volta
entrati in Italia, hanno diritto all'assistenza sanitaria solo per 90 giorni,
e per giunta solo per ciò che riguarda urgenze? Non ci sto, è un' ingiustizia
colossale. Si obietterà che chi non paga le tasse, non ha diritto all'assistenza
sanitaria. Balle! Le tasse gli italiani nel mondo le pagano e come: e spesso
non usano i servizi che pagano (vedi tassa sulla spazzatura, canone Rai, e molto
altro...)
E qui arriviamo ad un altro problema: gli italiani all'estero
non si iscrivono all'Aire, l'Anagrafe degli italiani residenti all'estero. O
meglio, quelli iscritti sono pochissimi rispetto ai milioni di italiani sparsi
per il globo. Perchè questo? La prima ragione in assoluto, è che iscrivendosi
all'Aire, l'italiano all'estero perde automaticamente l'assistenza medica in
Italia: quella della mutua, per intenderci.
Sappiamo che si parla da tempo di trovare una maniera
per far sì che gli italiani si iscrivano all'Aire, cosa che oltretutto darebbe
loro anche la possibilità di registrarsi per esercitare il proprio diritto al
voto. Ma questo non basta: a molti connazionali non interessa per nulla votare,
ed è troppo modesto il beneficio che si dà loro in cambio dell'iscrizione all'Aire.
Allora, la proposta è questa, e speriamo di essere ascoltati
dai nostri parlamentari, eletti all'estero e non, e dai neonati Comitati per
gli italiani nel mondo sia al Senato che alla Camera: l'iscrizione all'Aire
dia accesso ad una serie di diritti che gli italiani del mondo hanno perso,
primo fra tutti l'assistenza sanitaria. Se ci si iscrive all'Aire, si avranno
delle garanzie, che nel tempo potranno aumentare, a seconda delle possibilità
della madrepatria e delle capacità dei parlamentari eletti all'estero: partendo
certamente dai bisogni primari, come una certa percentuale di contributo sulle
spese mediche, e l'assistenza contro i disguidi per il ritiro della pensione;
e proseguendo, perchè no, con gli sconti su tutto quello che può riguardare
la cultura e la tradizione italiana, dai teatri, ai libri, alla gastronomia,
alla moda...per sentirsi sempre vicini alla propria terra e al proprio Paese.
Non una It Card che è solo fumo negli occhi, ma qualcosa di concreto e di realmente
conveniente per noi italiani residenti oltre cofine.
Un pass, insomma: una carta magnetica - magari con i colori della nostra bandiera
italiana - che faccia sentire ai nostri concittadini lontani l'impegno concreto
dei loro rappresentanti e la volontà del governo di sentirli parte integrante
e collaborativa della nazione.
E' un sogno? o un progetto realizzabile? La politica
si faccia avanti, e dia risposte concrete. Sarebbe anche ora. (Ricky Filosa
- Italia chiama Italia/