INFORM - N. 149 - 3 agosto 2007


OPINIONI

Ricky Filosa: “Aire come carta dei diritti degli italiani nel mondo”

“E' un sogno? o un progetto realizzabile? La politica si faccia avanti, e dia risposte concrete”

 

ROMA - La politica italiana sta per andare in ferie. Italia chiama Italia vuole lasciare ai nostri politici, eletti all'estero e non, un "compitino" per l'estate, una proposta alla quale poter pensare - magari anche sotto l'ombrellone, perchè no - e poi riprendere a settembre: l'iscrizione all'Aire come carta dei diritti degli italiani residenti oltre confine.

I nostri 18 si trovano in parlamento da più d'un anno ormai, ma ancora gli italiani nel mondo non capiscono la differenza fra il prima e il dopo; fra quando non avevano il vantaggio di avere dei propri rappresentanti a Roma, e adesso che invece 12 deputati e 6 senatori eletti nella circoscrizione estero sono entrati a pieno titolo a far parte, in un modo o nell'altro, della politica italiana.

Ma ad un anno e passa dalla loro elezioni, cosa è stato fatto? Quali degli annosi problemi e situazioni da risolvere - rete consolare, assistenza sanitaria, made in Italy, informazione e comunicazione...solo per citarne alcuni - sono stati affrontati e avviati a possibili miglioramenti e progetti? Nessuno. Nemmeno uno. Quello che c'è e che è stato fatto, è solo parvenza: in sostanza, nulla è cambiato, gli italiani nel mondo vivono come prima, hanno sempre gli stessi problemi da risolvere, le stesse necessità importanti a cui prestare attenzione, e dall'universo dei connazionali arrivano sempre le stesse lamentele.

Ma oggi, qui, vorrei parlare di quello che da sempre, secondo me, è il punto più importante da affrontare: quello dell'assistenza sanitaria per gli italiani residenti oltre confine. "La salute è un diritto: anche all'estero", scriveva qualche giorno fa la senatrice di Forza Italia Antonella Rebuzzi. La senatrice azzurra ha ragione da vendere.

L'assistenza sanitaria è qualcosa a cui gli italiani si devono aggrappare ogni volta che hanno un malore, che sono vittime di un incidente, o che debbono rivolgersi per la loro salute a un medico, e magari affrontare un ricovero in ospedale. Medici, medicine e ospedali costano: e anche tanto. In alcuni Paesi del mondo, le tariffe partono dai 200 euro in su, per un giorno di ricovero. Oppure, ci si può rivolgere alle strutture pubbliche, e questo in certe parti del mondo vorrebbe dire peggiorare  la propria situazione. Quindi, di solito si fa il sacrificio e si preferiscono le strutture private, perchè ti possano garantire che da lì uscirai sano e salvo, e non peggio di quando sei entrato.

Ma perchè gli italiani all'estero non possono essere aiutati dal proprio Paese? E ancora: perchè gli italiani all'estero, una volta entrati in Italia, hanno diritto all'assistenza sanitaria solo per 90 giorni, e per giunta solo per ciò che riguarda urgenze? Non ci sto, è un' ingiustizia colossale. Si obietterà che chi non paga le tasse, non ha diritto all'assistenza sanitaria. Balle! Le tasse gli italiani nel mondo le pagano e come: e spesso non usano i servizi che pagano (vedi tassa sulla spazzatura, canone Rai, e molto altro...)

E qui arriviamo ad un altro problema: gli italiani all'estero non si iscrivono all'Aire, l'Anagrafe degli italiani residenti all'estero. O meglio, quelli iscritti sono pochissimi rispetto ai milioni di italiani sparsi per il globo. Perchè questo? La prima ragione in assoluto, è che iscrivendosi all'Aire, l'italiano all'estero perde automaticamente l'assistenza medica in Italia: quella della mutua, per intenderci.

Sappiamo che  si parla da tempo di trovare una maniera per far sì che gli italiani si iscrivano all'Aire, cosa che oltretutto darebbe loro anche la possibilità di registrarsi per esercitare il proprio diritto al voto. Ma questo non basta: a molti connazionali non interessa per nulla votare, ed è troppo modesto il beneficio che si dà loro in cambio dell'iscrizione all'Aire.

Allora, la proposta è questa, e speriamo di essere ascoltati dai nostri parlamentari, eletti all'estero e non, e dai neonati Comitati per gli italiani nel mondo sia al Senato che alla Camera: l'iscrizione all'Aire dia accesso ad una serie di diritti che gli italiani del mondo hanno perso, primo fra tutti l'assistenza sanitaria. Se ci si iscrive all'Aire, si avranno  delle garanzie, che nel tempo potranno aumentare, a seconda delle possibilità della madrepatria e delle capacità dei parlamentari eletti all'estero: partendo certamente dai bisogni primari, come una certa percentuale di contributo sulle spese mediche, e l'assistenza contro i disguidi per il ritiro della pensione; e proseguendo, perchè no, con gli sconti su tutto quello che può riguardare la cultura e la tradizione italiana, dai teatri, ai libri, alla gastronomia, alla moda...per sentirsi sempre vicini alla propria terra e al proprio Paese. Non una It Card che è solo fumo negli occhi, ma qualcosa di concreto e di realmente conveniente per noi italiani residenti oltre cofine.
Un pass, insomma: una carta magnetica - magari con i colori della nostra bandiera italiana - che faccia sentire ai nostri concittadini lontani l'impegno concreto dei loro rappresentanti e la volontà del governo di sentirli parte integrante e collaborativa della nazione.

E' un sogno? o un progetto realizzabile? La politica si faccia avanti, e dia risposte concrete. Sarebbe anche ora. (Ricky Filosa - Italia chiama Italia/Inform) www.italiachiamaitalia.com

 

 


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