IMMIGRAZIONE
Le
possibilità offerte dall’art. 18
Progetti di intervento per il recupero
delle vittime del traffico e tratta degli esseri umani
ROMA -La legislazione italiana in materia d’immigrazione
e tratta si presenta tra le più efficaci e complete a livello europeo. L’obiettivo
generale della lotta ai trafficanti, infatti, è perseguito attraverso una severa
legislazione penale, ma anche tramite l’individuazione delle vere e proprie
vittime, per incoraggiarne l’emersione e assicurarne la tutela.
A livello nazionale, l’importanza che l’Italia attribuisce
all’opera di prevenzione è in particolare testimoniata dalla adozione della
legge 228 del 2003 e dalle sue successive modifiche.
Per quanto attiene la tutela delle vittime, la l. 228
sostiene l’applicazione dell’art. 18 del D. lgs. 286/98 che ha introdotto uno
dei più efficaci dispositivi di protezione delle vittime, utile all’attività
di contrasto, realizzando un originale “doppio binario” d’accesso ai servizi
di protezione che non ha eguali in Europa. L’applicazione delle varie misure
disposte dall’art.
In applicazione del succitato articolo il Dipartimento per i diritti e le pari opportunità
- dal 2000 al 2007 - ha bandito n. 8 Avvisi, al fine di realizzare
programmi di protezione sociale. Con la presentazione di progetti in
questo ambito, sono stati co-finanziati 490 progetti che interessano l’intero
territorio nazionale. Secondo i dati pervenuti dal Dipartimento, nel periodo
tra marzo 2000 e aprile/maggio 2006, il numero di persone coinvolte e assistite
nei progetti art. 18 è stato di circa 11.541, di cui 748 minori di anni 18.
Il numero di persone che nel corso di questi anni sono entrate in contatto con
i progetti e hanno ricevuto una prima assistenza, rappresentano un numero decisamente
elevato (45.331 unità), con la presenza pressoché costante delle donne provenienti
dalla Nigeria e dai paesi dell’Est Europa. Tra questi soggetti 13.854 hanno
ricevuto una formazione professionale, scolastica e hanno usufruito di borse
lavoro, nell’arco temporale di sei anni.
La difficoltà maggiore, una volta concluso il percorso
sociale, è quella di inserire gli utenti, per la maggior parte donne, in un
circuito occupazionale normale, senza “parcheggiarli” in pseudo-lavori di tipo
assistenziale per permettere loro un reale inserimento nelle maglie della società
ospite. (Francesca Mascellini-