INFORM - N. 146 - 31 luglio 2007


 

IMMIGRAZIONE

Le possibilità offerte dall’art. 18

Progetti di intervento per il recupero delle vittime del traffico e tratta degli esseri umani

 

ROMA -La legislazione italiana in materia d’immigrazione e tratta si presenta tra le più efficaci e complete a livello europeo. L’obiettivo generale della lotta ai trafficanti, infatti, è perseguito attraverso una severa legislazione penale, ma anche tramite l’individuazione delle vere e proprie vittime, per incoraggiarne l’emersione e assicurarne la tutela.

A livello nazionale, l’importanza che l’Italia attribuisce all’opera di prevenzione è in particolare testimoniata dalla adozione della legge 228 del 2003 e dalle sue successive modifiche.

Per quanto attiene la tutela delle vittime, la l. 228 sostiene l’applicazione dell’art. 18 del D. lgs. 286/98 che ha introdotto uno dei più efficaci dispositivi di protezione delle vittime, utile all’attività di contrasto, realizzando un originale “doppio binario” d’accesso ai servizi di protezione che non ha eguali in Europa. L’applicazione delle varie misure disposte dall’art. 18 ha, infatti, consentito complessivamente l’emersione di almeno parte del fenomeno della tratta di donne al fine di prostituzione permettendo di disporre di un quadro di situazione più preciso ed affidabile delle stime che rischiavano di accomunare troppo facilmente la prostituzione libera con quella coatta.

In applicazione del succitato articolo  il Dipartimento per i diritti e le pari opportunità  - dal 2000 al 2007 - ha bandito n. 8 Avvisi, al fine di realizzare  programmi di protezione sociale. Con la presentazione di progetti in questo ambito, sono stati co-finanziati 490 progetti che interessano l’intero territorio nazionale. Secondo i dati pervenuti dal Dipartimento, nel periodo tra marzo 2000 e aprile/maggio 2006, il numero di persone coinvolte e assistite nei progetti art. 18 è stato di circa 11.541, di cui 748 minori di anni 18. Il numero di persone che nel corso di questi anni sono entrate in contatto con i progetti e hanno ricevuto una prima assistenza, rappresentano un numero decisamente elevato (45.331 unità), con la presenza pressoché costante delle donne provenienti dalla Nigeria e dai paesi dell’Est Europa. Tra questi soggetti 13.854 hanno ricevuto una formazione professionale, scolastica e hanno usufruito di borse lavoro, nell’arco temporale di sei anni.

La difficoltà maggiore, una volta concluso il percorso sociale, è quella di inserire gli utenti, per la maggior parte donne, in un circuito occupazionale normale, senza “parcheggiarli” in pseudo-lavori di tipo assistenziale per permettere loro un reale inserimento nelle maglie della società ospite. (Francesca Mascellini-Inform)

 


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