INFORM - N. 143 - 26 luglio 2007


MEMORIA

Presentate iniziative a Cles alla presenza di Lorenzo Dellai

Parte dalla diga di Santa Giustina il “Progetto memoria” della Valle di Non

In un filmato, come è cambiato quel Trentino di povertà ed emigrazione dell’immediato dopoguerra

 

TRENTO - “Il progetto memoria non è un esercizio accademico, ma lo strumento per recuperare, valorizzare e se necessario attualizzare la nostra identità”. Con queste parole il presidente della Provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai ha riassunto il senso dell’iniziativa che ha gremito a Cles l’auditorium del polo scolastico. Ospite d’onore, la diga di Santa Giustina, una delle più poderose opere di ingegneria idraulica costruite dal nostro paese in un dopoguerra profondamente segnato dalle lacerazioni e dal dissesto prodotti dal secondo conflitto mondiale.

Alla diga, la cui costruzione mutò radicalmente la fisionomia della valle ed in particolare della zona di Cles, sono dedicate due iniziative: la prima era la presentazione pubblica del progetto del “Portale della memoria”, arricchita dalla proiezione di un filmato coprodotto dal Museo storico in Trento e da Format Centro audiovisivi del Trentino e dall’esibizione del Coro San Romedio d’Anaunia; la seconda è la mostra dedicata alle fasi di costruzione dell’opera, mostra che verrà inaugurata venerdì 27 luglio alle 18 e che conta molti scatti inediti provenienti dall’archivio dello “Studio Marcello” di Milano.

Sullo sfondo, la voglia di riscatto di una comunità che vuole lasciarsi alle spalle quel senso di “frattura” che il lago artificiale ha innescato separando in rive opposte la comunità nonesa. Ed ecco profilarsi un progetto che punta alla valorizzazione della diga (ieri la conferma della volontà del Comprensorio di far parte della Fondazione museo storico) anche come luogo di conservazione della memoria e di promozione della valle, ma anche alla valorizzazione del lago (a cominciare dal sentiero naturalistico che lo costeggia) come pure della zona delle “plaze” per la quale si immagina un futuro turistico ma anche ludico-ricreativo.

Sono iniziative capaci di svolgere quella funzione di ponte tra passato, presente e futuro: la stessa funzione che è affidata al “progetto memoria”. “Non è un’operazione fine a se stessa – ha spiegato nel suo intervento il presidente Lorenzo Dellai - perché l’obiettivo vero è coinvolgere le comunità in questo percorso alla riscoperta della nostra identità”.

Il filmato, attraverso molte interviste ad anziani e brani tratti dal documentario che l’Edison commissionò a Dino Risi, descrive chiaramente quanto è cambiato il Trentino dall’immediato dopoguerra, lascia trasparire una certa nostalgia ma dipinge con efficacia un quadro caratterizzato da povertà, emigrazione, sopportazione. “Oggi il Trentino – ha aggiunto Dellai – è una realtà robusta sotto ogni punto di vista. Abbiamo gli strumenti per occuparci praticamente di quasi tutti gli aspetti della vita della nostra comunità. Ma una macchina così preziosa e complessa non può funzionare se non ha un’anima altrettanto grande, se non è gestita da un “software” altrettanto potente. Ed è proprio questo il compito delle politiche culturali”.

Ricordando come il “Progetto memoria” sia uno dei punti fondamentali del programma di governo, il presidente Dellai ha sottolineato l’importanza che questo percorso nasca proprio dal coinvolgimento dei territori (positivo a questo proposito il suo giudizio all’intenzione della futura Comunità di Valle di far parte della Fondazione museo storico). “Qui, come pure a Malga Bissina o a Stramentizzo – ha aggiunto Dellai riferendosi anche ad altre tappe di questo viaggio alla riscoperta del nostro passato – il ruolo delle dighe è stato determinante. È una parte importante della storia del nostro stesso Paese che chiedeva enormi quantità di energia per avviare la ripresa necessaria a superare lo shock della guerra. Quella stagione cambiò il volto del nostro territorio, ma oggi dobbiamo essere orgogliosi delle battaglie che l’autonomia ha combattuto in questi anni e che ci hanno finalmente permesso di tornare in possesso di ciò che ci appartiene: oggi spetta infatti alla Provincia autonoma di Trento rilasciare le concessioni per l’uso di quella fondamentale risorsa che è l’acqua. Spero che tra non molto tempo potremo dire che questa diga, con tutta la sua capacità produttiva, potrà essere gestita da una società a controllo locale. È una scommessa difficile, lo sappiamo, ma è anche un obiettivo politico che perseguiremo con impegno, nel rispetto dei tanti sacrifici che questo territorio ha sopportato.” (g.p./Inform)

 

 


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