MEMORIA
Presentate
iniziative a Cles alla presenza di Lorenzo Dellai
Parte dalla diga di Santa Giustina il “Progetto
memoria” della Valle di Non
In un filmato, come è cambiato quel Trentino
di povertà ed emigrazione dell’immediato dopoguerra
TRENTO - “Il progetto memoria non è un esercizio accademico,
ma lo strumento per recuperare, valorizzare e se necessario attualizzare la
nostra identità”. Con queste parole il presidente della Provincia autonoma di
Trento Lorenzo Dellai ha riassunto il senso dell’iniziativa che ha gremito a
Cles l’auditorium del polo scolastico. Ospite d’onore, la diga di Santa Giustina,
una delle più poderose opere di ingegneria idraulica costruite dal nostro paese
in un dopoguerra profondamente segnato dalle lacerazioni e dal dissesto prodotti
dal secondo conflitto mondiale.
Alla diga, la cui costruzione mutò radicalmente la fisionomia
della valle ed in particolare della zona di Cles, sono dedicate due iniziative:
la prima era la presentazione pubblica del progetto del “Portale della memoria”,
arricchita dalla proiezione di un filmato coprodotto dal Museo storico in Trento
e da Format Centro audiovisivi del Trentino e dall’esibizione del Coro San Romedio
d’Anaunia; la seconda è la mostra dedicata alle fasi di costruzione dell’opera,
mostra che verrà inaugurata venerdì 27 luglio alle 18 e che conta molti scatti
inediti provenienti dall’archivio dello “Studio Marcello” di Milano.
Sullo sfondo, la voglia di riscatto di una comunità che
vuole lasciarsi alle spalle quel senso di “frattura” che il lago artificiale
ha innescato separando in rive opposte la comunità nonesa. Ed ecco profilarsi
un progetto che punta alla valorizzazione della diga (ieri la conferma della
volontà del Comprensorio di far parte della Fondazione museo storico) anche
come luogo di conservazione della memoria e di promozione della valle, ma anche
alla valorizzazione del lago (a cominciare dal sentiero naturalistico che lo
costeggia) come pure della zona delle “plaze” per la quale si immagina un futuro
turistico ma anche ludico-ricreativo.
Sono iniziative capaci di svolgere quella funzione di
ponte tra passato, presente e futuro: la stessa funzione che è affidata al “progetto
memoria”. “Non è un’operazione fine a se stessa – ha spiegato nel suo intervento
il presidente Lorenzo Dellai - perché l’obiettivo vero è coinvolgere le comunità
in questo percorso alla riscoperta della nostra identità”.
Il filmato, attraverso molte interviste ad anziani e
brani tratti dal documentario che l’Edison commissionò a Dino Risi, descrive
chiaramente quanto è cambiato il Trentino dall’immediato dopoguerra, lascia
trasparire una certa nostalgia ma dipinge con efficacia un quadro caratterizzato
da povertà, emigrazione, sopportazione. “Oggi il Trentino – ha aggiunto Dellai
– è una realtà robusta sotto ogni punto di vista. Abbiamo gli strumenti per
occuparci praticamente di quasi tutti gli aspetti della vita della nostra comunità.
Ma una macchina così preziosa e complessa non può funzionare se non ha un’anima
altrettanto grande, se non è gestita da un “software” altrettanto potente. Ed
è proprio questo il compito delle politiche culturali”.
Ricordando come il “Progetto memoria” sia uno dei punti
fondamentali del programma di governo, il presidente Dellai ha sottolineato
l’importanza che questo percorso nasca proprio dal coinvolgimento dei territori
(positivo a questo proposito il suo giudizio all’intenzione della futura Comunità
di Valle di far parte della Fondazione museo storico). “Qui, come pure a Malga
Bissina o a Stramentizzo – ha aggiunto Dellai riferendosi anche ad altre tappe
di questo viaggio alla riscoperta del nostro passato – il ruolo delle dighe
è stato determinante. È una parte importante della storia del nostro stesso
Paese che chiedeva enormi quantità di energia per avviare la ripresa necessaria
a superare lo shock della guerra. Quella stagione cambiò il volto del nostro
territorio, ma oggi dobbiamo essere orgogliosi delle battaglie che l’autonomia
ha combattuto in questi anni e che ci hanno finalmente permesso di tornare in
possesso di ciò che ci appartiene: oggi spetta infatti alla Provincia autonoma
di Trento rilasciare le concessioni per l’uso di quella fondamentale risorsa
che è l’acqua. Spero che tra non molto tempo potremo dire che questa diga, con
tutta la sua capacità produttiva, potrà essere gestita da una società a controllo
locale. È una scommessa difficile, lo sappiamo, ma è anche un obiettivo politico
che perseguiremo con impegno, nel rispetto dei tanti sacrifici che questo territorio
ha sopportato.” (g.p./