COOPERAZIONE
Libano: un impegno dell’Italia per la ricostruzione
ROMA - A nord nel campo profughi palestinese di Nahr
Al-Bared, alle porte di Tripoli, è ancora
altissima la tensione a causa del duro
scontro tra esercito e miliziani di Fatah al Islam. E’ qui che pare trovare
terreno fertile la penetrazione di Al-Quaeda ma, secondo le autorità locali,
sarebbe solo la punta dell'iceberg. Il sud del Paese sfugge in parte al controllo
di Hezbollah; la contrapposizione tra quaedisti sunniti, e il Partito di Dio,
sciita, sta diventando l’ennesimo scenario della guerra per l'egemonia nel campo
islamista, e gli italiani potrebbero esserne, loro malgrado, coinvolti. Sul
piano militare, dopo
Il ministero degli Esteri ha avviato un ‘Tavolo permanente
di consultazione e di lavoro per la ricostruzione del Libano’ aperto alle organizzazioni
non governative e alla Cooperazione decentrata. Alcune Ong “lavorano direttamente con i palestinesi
dei campi”, hanno ricordato di recente le organizzazioni non profit al ministro
Massimo D'Alema, altre “hanno relazioni di solidarietà di lunga data: tutti
ci sentiamo coinvolti alla stessa maniera da questa nuova tragedia. Sentiamo
quindi il dovere di mobilitarci non solo sul piano operativo - come siamo soliti
fare attraverso progetti e concrete azioni di solidarietà - ma anche dal punto
di vista politico, per richiamare con forza l'attenzione e l'impegno delle autorità
italiane nei confronti di tutti quei Palestinesi che stanno vivendo questa assurda
condizione di profughi tra i profughi”.
Sul piano civile, nell’anno in corso il governo ha stanziato
altri 30 milioni di euro per la ricostruzione e la cooperazione. Nel quadro dei finanziamenti è compreso il Programma
delle Nazioni Unite denominato Art Gold Libano, che ha l’obiettivo di sviluppare
collaborazioni e sinergie per lo sviluppo umano e sociale a livello locale nei
Paesi in via di sviluppo, rivolgendosi essenzialmente alla cooperazione decentrata.
Come spiega il direttore della piattaforma, Christophe Nuttall, “Art è sviluppato
dall’Undp con Unesco, Oms, Unifem e altre agenzie Onu che si propongono di essere
strumento di nuovo multilateralismo: un supporto allo sviluppo locale internazionalizzato,
in coerenza con l’ottavo Obiettivo del Millennio”. Nelle intenzioni della presidenza
dell'Assemblea generale dell’Onu, un vero e proprio laboratorio di iniziative
per alimentare la discussione sulle nuove forme di cooperazione che dovrebbero
accompagnare il processo di riforma delle Nazioni Unite. Art interviene su richiesta
dei Paesi aderenti e ne sostiene le politiche di decentramento attraverso “la
programmazione e gestione dei processi di sviluppo; l’economia e la creazione
di posti di lavoro; la salute e la previdenza sociale; l’istruzione, la cultura
e la formazione; l’ambiente, lo sviluppo duraturo e il patrimonio storico”,
ha spiegato Nuttall. L’applicazione di Art nei singoli Paesi prende il nome
di Gold (“Gouvernance Locale et développement”). Oltre al Libano, sono in atto
programmi in Albania, Algeria, Colombia, Cuba, Gabon, Guatemala, Libia, Marocco,
Mozambico, Serbia Montenegro, Sudafrica, Sri Lanka, Tunisia e Uruguay. (Francesca
Mascellini-