INFORM - N. 143 - 26 luglio 2007


COOPERAZIONE

Libano: un impegno dell’Italia per la ricostruzione

 

ROMA - A nord nel campo profughi palestinese di Nahr Al-Bared, alle porte di Tripoli,  è ancora altissima la tensione  a causa del duro scontro tra esercito e miliziani di Fatah al Islam. E’ qui che pare trovare terreno fertile la penetrazione di Al-Quaeda ma, secondo le autorità locali, sarebbe solo la punta dell'iceberg. Il sud del Paese sfugge in parte al controllo di Hezbollah; la contrapposizione tra quaedisti sunniti, e il Partito di Dio, sciita, sta diventando l’ennesimo scenario della guerra per l'egemonia nel campo islamista, e gli italiani potrebbero esserne, loro malgrado, coinvolti. Sul piano militare, dopo la Conferenza di Roma di un anno fa e la risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l’Italia è schierata in prima linea con il più nutrito contingente militare tra i Paesi contributori. Dal 2 febbraio 2007, inoltre, al comando della forza Unifil c’è il generale di divisione italiano Claudio Graziano.

Il ministero degli Esteri ha avviato un ‘Tavolo permanente di consultazione e di lavoro per la ricostruzione del Libano’ aperto alle organizzazioni non governative e alla Cooperazione decentrata.  Alcune Ong “lavorano direttamente con i palestinesi dei campi”, hanno ricordato di recente le organizzazioni non profit al ministro Massimo D'Alema, altre “hanno relazioni di solidarietà di lunga data: tutti ci sentiamo coinvolti alla stessa maniera da questa nuova tragedia. Sentiamo quindi il dovere di mobilitarci non solo sul piano operativo - come siamo soliti fare attraverso progetti e concrete azioni di solidarietà - ma anche dal punto di vista politico, per richiamare con forza l'attenzione e l'impegno delle autorità italiane nei confronti di tutti quei Palestinesi che stanno vivendo questa assurda condizione di profughi tra i profughi”.

Sul piano civile, nell’anno in corso il governo ha stanziato altri 30 milioni di euro per la ricostruzione e la cooperazione.  Nel quadro dei finanziamenti è compreso il Programma delle Nazioni Unite denominato Art Gold Libano, che ha l’obiettivo di sviluppare collaborazioni e sinergie per lo sviluppo umano e sociale a livello locale nei Paesi in via di sviluppo, rivolgendosi essenzialmente alla cooperazione decentrata. Come spiega il direttore della piattaforma, Christophe Nuttall, “Art è sviluppato dall’Undp con Unesco, Oms, Unifem e altre agenzie Onu che si propongono di essere strumento di nuovo multilateralismo: un supporto allo sviluppo locale internazionalizzato, in coerenza con l’ottavo Obiettivo del Millennio”. Nelle intenzioni della presidenza dell'Assemblea generale dell’Onu, un vero e proprio laboratorio di iniziative per alimentare la discussione sulle nuove forme di cooperazione che dovrebbero accompagnare il processo di riforma delle Nazioni Unite. Art interviene su richiesta dei Paesi aderenti e ne sostiene le politiche di decentramento attraverso “la programmazione e gestione dei processi di sviluppo; l’economia e la creazione di posti di lavoro; la salute e la previdenza sociale; l’istruzione, la cultura e la formazione; l’ambiente, lo sviluppo duraturo e il patrimonio storico”, ha spiegato Nuttall. L’applicazione di Art nei singoli Paesi prende il nome di Gold (“Gouvernance Locale et développement”). Oltre al Libano, sono in atto programmi in Albania, Algeria, Colombia, Cuba, Gabon, Guatemala, Libia, Marocco, Mozambico, Serbia Montenegro, Sudafrica, Sri Lanka, Tunisia e Uruguay. (Francesca Mascellini-Inform)

 

 


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