VOTO ALL’ESTERO
Sui presunti
brogli intervista al presidente dell’Intercomites Spagna Almerino Furlan
“I brogli elettorali
non sono stati inventati dagli italiani all’estero”
MADRID - Sull’argomento dei brogli e sul
primo voto degli italiani all’estero in generale, una intervista ad Almerino
Furlan, presidente dell’Intercomites Spagna.
Presidente, il voto degli italiani all’estero
sembra non essere stato digerito a Roma.
“Più che mal digerito, direi, che il voto
degli italiani all’estero, dopo le prove generali delle ultime elezioni politiche,
deve trovare una collocazione stabile all’interno del sistema politico italiano.
Non c’è dubbio che, con l’attuazione dell’elettorato attivo e passivo degli
italiani all’estero, l’Italia abbia dato inizio – come sosteneva il nostro presidente
Ciampi – ad un preludio di una nuova stagione di solidarietà e di intensa collaborazione
tra tutti gli italiani, all’interno ed all’esterno dei nostri confini. Nessun
paese, come l’Italia, ha mai pensato così in alto nella espressione di una nazione
senza confini, cementata da una lingua e da solide radici culturali e storiche”.
Adesso, però, dalle parole bisogna passare ai fatti."
In che senso?
“Acquisito il diritto da parte degli italiani
all’estero di essere rappresentati nel Parlamento nazionale, bisogna costruire
attorno a questa premessa un sistema elettorale che dia garanzia di efficienza,
ma soprattutto, di assoluta democraticità. La rappresentatività si acquisisce
col consenso e, quindi, bisogna fare in modo che l’affluenza al voto sia significativa.
Le prossime elezioni dovranno disporre di una macchina organizzativa all’altezza
dei risultati che si vogliono ottenere, facendo tesoro dell’esperienza passata
che, come dimostrato ampiamente, ha registrato molte falle.
Allora ci sono stati brogli?
A leggere la stampa ed i resoconti parlamentari
sembra proprio di sì. E di questo dobbiamo dolercene tutti. Ma i brogli elettorali
non sono stati inventati dagli italiani all’estero. Anzi. Nel sistema elettorale
italiano, ma non solo in quello, vi sono modi “legali” ed “illegali” di influire
sui risultati elettorali e non da oggi. Chi ha avuto modo di partecipare come
componente di un seggio elettorale conosce la casistica delle schede nulle,
contestate, ecc.. Sin dall’inizio della storia repubblicana sono note le battaglie
combattute tra scrutatori e rappresentanti di liste avverse per annullare voti
nel pretendere il rispetto letterale di quanto emergeva dalla scheda. Toccava
poi al presidente del seggio dichiarare l’avvenuta contestazione e trasferire
il problema nelle Prefetture e nelle Corti d’Appello. Sicuramente, però, il
sistema elettorale all’estero ha dimostrato falle maggiori che bisognerà assolutamente
tappare.
Come ?
Innanzitutto mettendo i Consolati in condizione
di operare proficuamente sull’archivio anagrafico dei residenti all’estero.
Non bisogna dimenticare che in occasione delle ultime elezioni politiche esistevano
discrepanze tra le cifre del Ministero dell’Interno e quello degli Esteri. Gli
uffici consolari furono costretti a veri e propri tour de force per predisporre
le liste elettorali. Io ritengo che bisogna, una volta per tutte, creare quella
rivoluzione informatica da tutti attesa, con la quale si possa operare attraverso
un unico archivio che consenta collegamenti rapidi tra Autorità consolari, Comuni
e Ministero dell’Interno. Si agevolerebbero così non solo le procedure elettorali,
ma anche il lavoro quotidiano dei consolati (rilascio dei passaporti, carte
d’identità, ecc.). Per quanto attiene alle operazioni di voto ed al successivo
spoglio, ritengo che è buona norma scrutinare le schede in loco, costituendo
seggi elettorali, ad esempio, nella sede dei consolati generali ed in quelli
onorari, senza abbandonare, ovviamente, il voto per posta. In questo modo sarà
possibile verificare eventuali anomalie locali, senza mettere sotto accusa l’intero
sistema.
Ma quanto costa?
Costa quanto necessario per assicurare
credibilità alle Istituzioni parlamentari e contribuisce a quella integrazione
da tutti auspicata. Bisognerà creare uffici elettorali che lavorino non solo
in occasione delle scadenze elettorali, ma che monitorino in tempo reale fornire
dati certi e veritieri. Per questo è necessario una stretta collaborazione con
i Comuni e con il Ministero dell’Interno. Per quanto riguarda l’Aire è necessaria
una riforma legislativa che imponga l’obbligo d’iscrizione per quegli italiani
che espatriano, pena la sospensione dei diritti di cittadino italiano. In sintesi,
razionalizzare il sistema dell’informazione significa ottenere molteplici benefici
evitando sterili polemiche. Che ruolo possono avere i Comites in questa riforma?
A mio giudizio un ruolo rilevante. Non si dimentichi che i Consigli dei Comites
sono eletti democraticamente da tutti gli italiani residenti all’estero. Come
dicevo all’inizio l’Italia, con il voto ai cittadini residenti all’estero, ha
creato una sola e grande nazione senza confini geografici. Si può fare di più:
ogni collettività italiana all’estero dovrà essere messa in condizione di operare
in auto gestione, come fosse un’area metropolitana della grande nazione italiana
globalizzata. Queste collettività hanno bisogno di servizi consolari adeguati,
scuole e servizi sociali in grado di assistere il cittadino nei propri rapporti
con la madrepatria. Tutto questo, attraverso una razionalizzazione della spesa
ed una visione decentrata più accentuata può essere possibile, a condizione
che la politica italiana non navighi a vista, non impieghi il tempo in risse
e lotte di potere. Ci vuole un progetto ambizioso, ma soprattutto che guardi
oltre la siepe degli interessi quotidiani. Un Comites di basso profilo è inutile,
un CGIE assembleare lascia il tempo che trova, così come una rappresentanza
parlamentare degli italiani all’estero che non riesca ad incidere sostanzialmente
sui reali problemi. E’ possibile fare di più, è possibile: basta volerlo. (Giuseppe
Di Claudio/