INFORM - N. 138 - 19 luglio 2007


MEMORIA

Folla nella chiesa di Tesero e al cimitero di San Leonardo

Ventidue anni fa la tragedia di Stava

 

TRENTO - Gli anni passano ma non cancellano quel dolore immenso dei familiari delle vittime, quella ferita grande per la comunità di Fiemme, di quella trentina e italiana per la morte di 268 persone provocata dal crollo dei bacini di decantazione della fluorite sulla piccola valle di Stava. Quella valanga di fango che scese dal monte Prestavel a 90 chilometri all’ora sepellì in un baleno 3 alberghi, 53 case d’abitazione, 6 capannoni, 8 ponti e danneggiò gravemente 9 edifici. Sotto un fango spesso fino a quaranta centimetri su un’area di quasi 450.000 metri quadri la vita, pochi minuti dopo le 12 e 20, si spezzò per centinaia di persone, vittime innocenti di una tragedia considerata a tutt’oggi una delle più gravi catastrofi industriali. Da allora molto è stato fatto dalla Provincia autonoma di Trento non solo per monitorare costantemente tutto il territorio e in particolare le situazioni di rischio, ma anche per educare e “coltivare” quella cultura della sicurezza che deve appartenere a tutti indistintamente.

L’arcipretale di Tesero questa mattina, 19 luglio, era gremita fin sul sagrato, una grande folla che ha voluto partecipare alla messa solenne in commemorazione delle vittime della tragedia di Stava. Gli alpini della Val di Fiemme e Fassa, erano in piedi a fianco dell’altare, gli allievi volontari dei Vigili del Fuoco erano schierati in gran numero. In rappresentanza delle forze dell’ordine, che insieme alla comunità civile “si fecero in quattro”, per prestare soccorso e aiuto in quei tristissimi giorni del 1985, c’erano esponenti dei carabinieri, delle forze armate, dei finanzieri e del corpo dei Forestali. In prima fila l’assessore Gilmozzi, a rappresentare la giunta provinciale. Con lui il presidente nazionale dell’Associazione Alpini, il sindaco di Tesero Delladio, quello di Cavalese Walter, il presidente della Fondazione Stava Lucchi, il presidente del Consiglio provinciale di Trento Pallaoro, l’assessore regionale Chiocchetti, Manarin sindaco della comunità del Vajont, il vicesindaco di Longarone Pradel, una folta rappresentanza dei sindaci della Val di Fiemme e Fassa, un assessore del Comune di Merano e tante tante persone, familiari delle vittime e cittadini.

Don Bruno, parroco di Tesero e Stava, ha officiato la  messa. Nell’omelia, il parroco ha ricordato che le “vittime innocenti di una logica perversa ed assassina sono state poste nella stessa terra ferita e devastata dall’immane tragedia a causa di quella perfida macchina assassina prodotta dall’insipienza dell’uomo”. Don Bruno ha voluto ricordare il Sentiero della memoria (inaugurato quest’anno) che, attraverso i boschi di Stava e del monte Prestavel conduce, metaforicamente, alla sapienza. “Perché quel sentiero - ha detto il parroco - ci parla di vita e di morte. Di occasioni per costruire rapporti costruttivi e fraterni e per coltivare sentimenti d’amore e di pace, ma ci parla anche di morte: di quella valanga assassina che ha inghiottito 268 persone a causa dell’ingordigia umana e della logica perversa del profitto. E ora - ha continuato don Bruno - quelle 268 vittime assurgono a giudici dei nostri comportamenti spesso insensati e pasticciati”.

Dopo la celebrazione della messa un corteo composto e silenzioso in ascolto dello “Stabat Mater” cantato dal coro parrocchiale di Tesero ha raggiunto il cimitero di San Leonardo dove sono sepolte le vittime della catastrofe, quelle riconosciute e i corpi straziati delle tante persone, donne, uomini e bambini che erano presenti nella piccola valle ai piedi del monte Prestavel il 19 luglio 1985. Una preghiera, la benedizione delle tombe e la deposizione di due corone per mano dei sindaci delle comunità di Tesero e del Vajont, hanno concluso i momenti di suffragio in memoria delle vittime di Stava. (f.s./Inform)

 


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