MEMORIA
Folla nella chiesa di Tesero e al cimitero
di San Leonardo
Ventidue anni fa la tragedia di Stava
TRENTO - Gli anni passano ma
non cancellano quel dolore immenso dei familiari delle vittime, quella ferita
grande per la comunità di Fiemme, di quella trentina e italiana per la morte
di 268 persone provocata dal crollo dei bacini di decantazione della fluorite
sulla piccola valle di Stava. Quella valanga di fango che scese dal monte Prestavel
a
L’arcipretale di Tesero questa
mattina, 19 luglio, era gremita fin sul sagrato, una grande folla che ha voluto
partecipare alla messa solenne in commemorazione delle vittime della tragedia
di Stava. Gli alpini della Val di Fiemme e Fassa, erano in piedi a fianco dell’altare,
gli allievi volontari dei Vigili del Fuoco erano schierati in gran numero. In
rappresentanza delle forze dell’ordine, che insieme alla comunità civile “si
fecero in quattro”, per prestare soccorso e aiuto in quei tristissimi giorni
del 1985, c’erano esponenti dei carabinieri, delle forze armate, dei finanzieri
e del corpo dei Forestali. In prima fila l’assessore Gilmozzi, a rappresentare
la giunta provinciale. Con lui il presidente nazionale dell’Associazione Alpini,
il sindaco di Tesero Delladio, quello di Cavalese Walter, il presidente della
Fondazione Stava Lucchi, il presidente del Consiglio provinciale di Trento Pallaoro,
l’assessore regionale Chiocchetti, Manarin sindaco della comunità del Vajont,
il vicesindaco di Longarone Pradel, una folta rappresentanza dei sindaci della
Val di Fiemme e Fassa, un assessore del Comune di Merano e tante tante persone,
familiari delle vittime e cittadini.
Don Bruno, parroco di Tesero
e Stava, ha officiato la messa. Nell’omelia,
il parroco ha ricordato che le “vittime innocenti di una logica perversa ed
assassina sono state poste nella stessa terra ferita e devastata dall’immane
tragedia a causa di quella perfida macchina assassina prodotta dall’insipienza
dell’uomo”. Don Bruno ha voluto ricordare il Sentiero della memoria (inaugurato
quest’anno) che, attraverso i boschi di Stava e del monte Prestavel conduce,
metaforicamente, alla sapienza. “Perché quel sentiero - ha detto il parroco
- ci parla di vita e di morte. Di occasioni per costruire rapporti costruttivi
e fraterni e per coltivare sentimenti d’amore e di pace, ma ci parla anche di
morte: di quella valanga assassina che ha inghiottito 268 persone a causa dell’ingordigia
umana e della logica perversa del profitto. E ora - ha continuato don Bruno
- quelle 268 vittime assurgono a giudici dei nostri comportamenti spesso insensati
e pasticciati”.
Dopo la celebrazione della
messa un corteo composto e silenzioso in ascolto dello “Stabat Mater” cantato
dal coro parrocchiale di Tesero ha raggiunto il cimitero di San Leonardo dove
sono sepolte le vittime della catastrofe, quelle riconosciute e i corpi straziati
delle tante persone, donne, uomini e bambini che erano presenti nella piccola
valle ai piedi del monte Prestavel il 19 luglio 1985. Una preghiera, la benedizione
delle tombe e la deposizione di due corone per mano dei sindaci delle comunità
di Tesero e del Vajont, hanno concluso i momenti di suffragio in memoria delle
vittime di Stava. (f.s./