VENETI
NEL MONDO
La "Grinta" dei giovani per rilanciare
l'associazionismo
BELLUNO - L’esperienza e la storia dell’emigrazione,
ancora vive e vitali nel mondo dell’associazionismo, possono trasmettere ai
giovani valori come la solidarietà, lo spirito di iniziativa, la “grinta” per
affrontare le difficoltà della vita. Dal canto loro i giovani con il loro entusiasmo
e l’innovatività delle idee rappresentano l’unica speranza per l’associazionismo
di continuare a esistere, tenendosi al passo con i tempi. Sono alcune delle
riflessioni di fondo emerse durante due giornate di dibattito a Belluno (30
giugno/1 luglio), in occasione dell’incontro ufficiale dei rappresentanti giovanili
del mondo dell’emigrazione veneta, presente l’assessore regionale ai flussi
migratori Oscar De Bona, insieme a numerosi amministratori locali ed esponenti
delle famiglie e dei circoli presenti sul territorio, tra cui l’Associazione
Bellunesi nel mondo che si è fatta carico della parte organizzativa. Ha portato
il saluto dell’associazione il presidente Giaocchino Bratti.
A Belluno si sono incontrati i giovani delegati dei Comitati
delle associazioni venete all’estero riconosciuti finora dalla Regione (la coordinatrice
Andrea Boschiero per l’Uruguay, Luisa Fusaro per l’Argentina, Emily e Catlyn
Spiller per l’Australia, Gianni Boscolo per il Brasile-Sao Paolo, Alvirio Tonet
per il Brasile-Rio Grande do Sul, Venanda Feder per il Brasile-Santa Caterina,
Sabrina Angaran per il Canada-Ontario, Renzo Lando per il Canada-Quebec, Antonella
Serafin per il Sudafrica e Richard Cavallin per i veneti del Venezuela) e i
rappresentanti giovanili delle associazioni iscritte nel registro regionale
(la coordinatrice Federica De Rossi dei Veneti nel Mondo, Marco Di Lello dei
Polesani nel Mondo, Patrizia Burigo e Diego Zanolla dei Bellunesi nel Mondo,
Andrea Nardin di Migrantes, Sebastiano Costalonga del CTIM, Loredana Flego dei
Veneziani nel Mondo, Oscar Catapan e Roberto Zanon dei Trevisani nel Mondo,
Claudia Stella dei Vicentini nel Mondo). Al tavolo della presidenza hanno coordinato
i lavori Patrizia Burigo, Federica De Rossi e Andrea Boschiero.
L’assessore De Bona ha ricordato la “genesi” di questa
iniziativa. L’anno scorso in settembre a Rovigo c’è stata la “prova generale”
da cui è nata la proposta di un incontro annuale, poi ufficialmente accolta
dalla Consulta per l’emigrazione riunitasi a Mendoza in Argentina a novembre.
In meno di un anno i giovani hanno lavorato molto - ha detto De Bona – per rendere
operativo un coordinamento intercontinentale di tutti gli oriundi veneti per
assicurare la loro partecipazione alle progettualità da realizzare d’intesa
con i giovani delle associazioni storiche presenti sul territorio regionale,
che da decenni operano a fianco degli emigrati. E alcune delle proposte finora
avanzate sono già state finanziate dalla Regione e cominciano a prendere corpo.
L’assessore ha ricordato che la prossima riunione della Consulta veneta dell’emigrazione
si terrà quest’anno a novembre ad Asolo, nel trevigiano, dopo che per due anni
si è tenuta all’estero (Brasile e Argentina). L’assise sarà preceduta dallo
svolgimento di un corso di formazione per dirigenti del mondo dell’associazionismo,
concretizzando così un altro dei progetti di cui si sentiva l’esigenza. Grazie
all’utilizzo delle nuove tecnologie si sta lavorando anche a progetti di formazione
a distanza. L’assessore De Bona ha, infine, ricordato che è stata depositata
in Consiglio regionale un proposta di legge per istituire una giornata di festa
per ricordare i milioni di emigranti veneti che a partire dalla fine dell'Ottocento
hanno dovuto trovare in altri paesi le opportunità che la regione d'origine
non era in grado di garantire. La proposta prevede che sia
L’approfondimento dei temi da parte dei delegati è stato
accompagnato da una serie di interventi. Nel corso della prima giornata padre
Graziano Tassello del CSERPE (Centro Studi e Ricerche Per l’Emigrazione) ha
sostenuto che i giovani toccano ormai con mano la frattura tra generazioni di
emigrati e si è fatta strada la percezione – anche nelle associazioni – di aver
perso i giovani e di doverli recuperare. Di qui l’esigenza di mettersi in ascolto
dei giovani, altrimenti questa operazione di “recupero” rischia di non andare
in porto e lo stesso associazionismo non avrà più alcun futuro. Un’operazione
comunque difficile perché, anche se tutti “vezzeggiano” e vorrebbero i giovani,
“voi – ha detto Tassello – siete invisibili, siete una generazione del mistero”.
Tra le caratteristiche dell’universo giovanile d’oggi Tassello ha elencato il
“nomadismo”, l’individualismo e la mancanza del senso di solidarietà, che è
uno dei valori su cui ha puntato molto la prima generazione di emigrati. D’altro
canto i giovani mostrano volontà di dialogo, gratitudine per quello che hanno
fatto nonni e genitori e sono coscienti di avere più di un’identità culturale
e di potersi muovere in un mondo globale senza difficoltà. Ma tutto questo trova
un senso positivo se si riscoprono i valori comuni all’insegna della cultura
italiana e della solidarietà.
E’ seguita la relazione di Loredana Flego (Veneziani
nel mondo) che ha parlato dell’associazionismo giovanile attraverso una serie
di interviste multimediali che hanno proposto esperienze diverse di partecipazione
alla vita sociale. Anche lei ha sottolineato che dall’ultimo rapporto sulla
condizione giovanile in Italia emerge che la solidarietà è messa dai giovani
all’ultimo posto tra i valori presi in considerazione. Per questo c’è poco impegno
anche nel volontariato. L’associazionismo peraltro porta ad una responsabilità
sociale, anche se i giovani sembrano attirati più dall’associazionismo informale
che da quello formale. In ogni caso si tratta di dare spazio a “giovani creativi
e innovativi”.
C’è stata poi la visione di un DVD dedicato a Pedavena
e alla sua storica birreria, realizzato per
Alle tradizioni orali del Veneto si è invece richiamato
Gianni Secco, membro del duo musicale dei Belumat, che ha presentato l’archivio
multimediale messo insieme girando il mondo e raccogliendo filastrocche, canti,
fiabe, testi, corredati da immagini e altro ancora. Un patrimonio culturale
– ha detto – ancora vivo in mezzo ai nostri emigrati, soprattutto in Sudamerica,
ma che qui da noi sta rischiando di sparire.
Dopo di lui il presidente regionale dell’Associazione
Volontari Italiani Sangue Alberto Argentani ha parlato delle finalità dell’AVIS,
presente in 330 comuni del Veneto dove raccoglie 215 mila sacche di sangue,
e del progetto AVAS per la creazione di una rete di donatori volontari in Argentina,
chiedendo il contributo dei giovani per diffondere il volontariato organizzato.
Valentina Montesarchio (Unioncamere del Veneto) ha infine illustrato le caratteristiche
di un’iniziativa formativo-culturale a distanza, realizzata in collaborazione
tra Unioncamere, l’Università Ca’ Foscari di Venezia, i Veneti nel mondo e il
Comitato delle associazioni venete in Uruguay. Sarà rivolta a 21 persone di
origine veneta (tre per ciascuno di sette diversi Paesi) che diventeranno a
loro volta tutor-docenti di altri corsi a distanza. Un secondo modulo formativo
è rivolto a chi opera nelle associazioni mentre un terzo modulo è destinato
a dare una conoscenza aggiornata del Veneto e far conoscere i finanziamenti
dell’Unione Europea per i Paesi extraeuropei.
Alla ripresa dei lavori, il giorno dopo, ancora il mondo
giovanile sotto la lente di ingrandimento negli interventi di Antonella Spada
(giovane laureata, figlia di padre bellunese e madre ecuadoriana) e Guido Mantovani
(docente di finanza aziendale all’Università Ca’ Foscari di Venezia), con particolare
riferimento alle nuove forme di emigrazione tra cui la cosiddetta “fuga dei
cervelli”. Antonella Spada ha sostenuto che i giovani vanno all’estero perché
trovano una maggiore accoglienza anche per quanto riguarda le esperienze professionali.
In ogni caso la globalizzazione in atto pone tutti sempre più di fronte a situazioni
di multiculturalità, che non vanno viste come un pericolo ma come una ricchezza.
Una visione del mondo al plurale – ha detto – può consentire soluzioni innovative
che arricchiscono il territorio. I giovani possono quindi essere veicolo di
cambiamento e di scambio di esperienze positive, anche se nel contesto italiano
ed europeo le giovani generazioni mostrano apatia e scarso entusiasmo. E questo
atteggiamento difficilmente può essere recuperato se manca il legame culturale.
L’identità infatti non è legata al territorio, ma alla cultura di cui si è portatori
e “l’italianità, per Antonella Spada, è l’unico valore che ci lega e su cui
dobbiamo lavorare insieme”.
Il prof. Mantovani ha ricordato che l’emigrazione veneta
è fatta di storie di sacrifici inimmaginabili e non rapportabili alle opportunità
e alle possibilità di movimento che ci sono oggi. Ma non vanno dimenticate anche
le esperienze di chi ha avuto il coraggio di rimanere qui nel Veneto e ha contribuito
alla crescita di questa realtà. Entrambe le scelte hanno in comune due qualità
che hanno consentito di vincere le sfide: la speranza che dà forza e il pensiero
che dà dignità. Questo per il passato, ma il mondo oggi cambia molto velocemente
e le idee cambiano e circolano più rapidamente delle persone. Anche i bisogni
stanno cambiando, ma in una società globalizzata, caratterizzata da una sorta
di “senso di sazietà”, sono venuti gradualmente a mancare i valori di fondo:
il mondo ne ha bisogno ma non tutti ne sono consapevoli. Anche per quanto riguarda
la realtà dell’emigrazione – ha detto Mantovani – “ci deve essere un modo nuovo
di essere veneti nel mondo”. “I nostri emigrati devono sentire che facciamo
il tifo per loro, come se fossero qui. Dobbiamo essere orgogliosi di quello
che hanno fatto in giro per il mondo e dei loro valori, che dobbiamo cominciare
a promuovere di nuovo, in casa nostra”. In Italia invece sembra che i giovani
abbiano paura di mostrare il loro valore e finiscono per trovare più facile
e appagante apparire in un reality in televisione. La “fuga di cervelli” – ha
concluso – si spiega quindi anche con l’incapacità del nostro sistema di selezionare
tra “apparenza” e “sostanza” e ne stiamo pagando le conseguenze.
Sulla scorta delle relazioni e del dibattito che ne è
scaturito, al termine dei lavori è stato approvato un articolato documento di
proposte. I delegati del Comitato dei Giovani Veneti all’Estero hanno fermato
l’attenzione sulla realizzazione, da un lato, di corsi di formazione incentrati
sulla tradizione veneta attraverso l’arte e la sua storia; dall’altro, di corsi
di cucina veneta, di enologia e di tecniche agrarie. Si chiede inoltre la continuazione
dei corsi di formazione rivolti a “tutor” per corsi online (FAD) in Italia e
all’estero. Sul piano organizzativo i giovani ritengono sia più produttivo usare
Il giovani del Coordinamento delle associazioni regionali
hanno invece avanzato la proposta di realizzare per l’anno 2007 un corso di
lingua italiana per docenti, rivolto a un docente per ogni Federazione Veneta
all’Estero, 30 giorni circa di soggiorno, con il coinvolgimento delle associazioni
storiche del Veneto e un percorso formativo di conoscenza del territorio e della
cultura veneta. Altra iniziativa che si vorrebbe avviare e la creazione di un
DataBase di oriundi veneti all’estero, ordinato secondo le professionalità.
A questo progetto dovrebbero partecipare tutte le associazioni, comitati, gruppi,
a livello mondiale. Con riferimento ad un progetto di scambi in entrata ed in
uscita con soggiorno in famiglie, si è convenuto che ogni associazione veneta
avrà l’incarico di trovare chi verrà ospitato e la relativa famiglia ospitante
in loco.
I delegati hanno infine deciso che il Coordinamento Regionale
Giovani Veneti utilizzerà lo stesso logo del Comitato Giovani Veneti all’Estero,
previa modifica del nome. Il Comitato Giovani Veneti all’Estero ha deciso di
vincolare la rappresentanza dei suoi partecipanti alla durata di tre anni per
dare continuità agli impegni assunti e ha eletto nuovo coordinatore dal novembre
2007 al novembre 2008 Richard Cavallin dal Venezuela, che sostituirà la attuale
coordinatrice Andrea Boschiero. (Veneti nel Mondo/