INFORM - N. 138 - 19 luglio 2007


VENETI NEL MONDO

La "Grinta" dei giovani per rilanciare l'associazionismo

 

BELLUNO - L’esperienza e la storia dell’emigrazione, ancora vive e vitali nel mondo dell’associazionismo, possono trasmettere ai giovani valori come la solidarietà, lo spirito di iniziativa, la “grinta” per affrontare le difficoltà della vita. Dal canto loro i giovani con il loro entusiasmo e l’innovatività delle idee rappresentano l’unica speranza per l’associazionismo di continuare a esistere, tenendosi al passo con i tempi. Sono alcune delle riflessioni di fondo emerse durante due giornate di dibattito a Belluno (30 giugno/1 luglio), in occasione dell’incontro ufficiale dei rappresentanti giovanili del mondo dell’emigrazione veneta, presente l’assessore regionale ai flussi migratori Oscar De Bona, insieme a numerosi amministratori locali ed esponenti delle famiglie e dei circoli presenti sul territorio, tra cui l’Associazione Bellunesi nel mondo che si è fatta carico della parte organizzativa. Ha portato il saluto dell’associazione il presidente Giaocchino Bratti.

A Belluno si sono incontrati i giovani delegati dei Comitati delle associazioni venete all’estero riconosciuti finora dalla Regione (la coordinatrice Andrea Boschiero per l’Uruguay, Luisa Fusaro per l’Argentina, Emily e Catlyn Spiller per l’Australia, Gianni Boscolo per il Brasile-Sao Paolo, Alvirio Tonet per il Brasile-Rio Grande do Sul, Venanda Feder per il Brasile-Santa Caterina, Sabrina Angaran per il Canada-Ontario, Renzo Lando per il Canada-Quebec, Antonella Serafin per il Sudafrica e Richard Cavallin per i veneti del Venezuela) e i rappresentanti giovanili delle associazioni iscritte nel registro regionale (la coordinatrice Federica De Rossi dei Veneti nel Mondo, Marco Di Lello dei Polesani nel Mondo, Patrizia Burigo e Diego Zanolla dei Bellunesi nel Mondo, Andrea Nardin di Migrantes, Sebastiano Costalonga del CTIM, Loredana Flego dei Veneziani nel Mondo, Oscar Catapan e Roberto Zanon dei Trevisani nel Mondo, Claudia Stella dei Vicentini nel Mondo). Al tavolo della presidenza hanno coordinato i lavori Patrizia Burigo, Federica De Rossi e Andrea Boschiero.

L’assessore De Bona ha ricordato la “genesi” di questa iniziativa. L’anno scorso in settembre a Rovigo c’è stata la “prova generale” da cui è nata la proposta di un incontro annuale, poi ufficialmente accolta dalla Consulta per l’emigrazione riunitasi a Mendoza in Argentina a novembre. In meno di un anno i giovani hanno lavorato molto - ha detto De Bona – per rendere operativo un coordinamento intercontinentale di tutti gli oriundi veneti per assicurare la loro partecipazione alle progettualità da realizzare d’intesa con i giovani delle associazioni storiche presenti sul territorio regionale, che da decenni operano a fianco degli emigrati. E alcune delle proposte finora avanzate sono già state finanziate dalla Regione e cominciano a prendere corpo. L’assessore ha ricordato che la prossima riunione della Consulta veneta dell’emigrazione si terrà quest’anno a novembre ad Asolo, nel trevigiano, dopo che per due anni si è tenuta all’estero (Brasile e Argentina). L’assise sarà preceduta dallo svolgimento di un corso di formazione per dirigenti del mondo dell’associazionismo, concretizzando così un altro dei progetti di cui si sentiva l’esigenza. Grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie si sta lavorando anche a progetti di formazione a distanza. L’assessore De Bona ha, infine, ricordato che è stata depositata in Consiglio regionale un proposta di legge per istituire una giornata di festa per ricordare i milioni di emigranti veneti che a partire dalla fine dell'Ottocento hanno dovuto trovare in altri paesi le opportunità che la regione d'origine non era in grado di garantire. La proposta prevede che sia la Regione a fare da capofila nella promozione di questa manifestazione annuale per la cui riuscita sono chiamati a collaborare Comuni, Province, enti pubblici, scuole, Università, associazioni dei Veneti nel mondo.

L’approfondimento dei temi da parte dei delegati è stato accompagnato da una serie di interventi. Nel corso della prima giornata padre Graziano Tassello del CSERPE (Centro Studi e Ricerche Per l’Emigrazione) ha sostenuto che i giovani toccano ormai con mano la frattura tra generazioni di emigrati e si è fatta strada la percezione – anche nelle associazioni – di aver perso i giovani e di doverli recuperare. Di qui l’esigenza di mettersi in ascolto dei giovani, altrimenti questa operazione di “recupero” rischia di non andare in porto e lo stesso associazionismo non avrà più alcun futuro. Un’operazione comunque difficile perché, anche se tutti “vezzeggiano” e vorrebbero i giovani, “voi – ha detto Tassello – siete invisibili, siete una generazione del mistero”. Tra le caratteristiche dell’universo giovanile d’oggi Tassello ha elencato il “nomadismo”, l’individualismo e la mancanza del senso di solidarietà, che è uno dei valori su cui ha puntato molto la prima generazione di emigrati. D’altro canto i giovani mostrano volontà di dialogo, gratitudine per quello che hanno fatto nonni e genitori e sono coscienti di avere più di un’identità culturale e di potersi muovere in un mondo globale senza difficoltà. Ma tutto questo trova un senso positivo se si riscoprono i valori comuni all’insegna della cultura italiana e della solidarietà.

E’ seguita la relazione di Loredana Flego (Veneziani nel mondo) che ha parlato dell’associazionismo giovanile attraverso una serie di interviste multimediali che hanno proposto esperienze diverse di partecipazione alla vita sociale. Anche lei ha sottolineato che dall’ultimo rapporto sulla condizione giovanile in Italia emerge che la solidarietà è messa dai giovani all’ultimo posto tra i valori presi in considerazione. Per questo c’è poco impegno anche nel volontariato. L’associazionismo peraltro porta ad una responsabilità sociale, anche se i giovani sembrano attirati più dall’associazionismo informale che da quello formale. In ogni caso si tratta di dare spazio a “giovani creativi e innovativi”.

C’è stata poi la visione di un DVD dedicato a Pedavena e alla sua storica birreria, realizzato per la Regione da Nic Pinton. L’assessore De Bona ha ricordato i molti messaggi di sostegno da parte di emigrati veneti, pervenuti durante la recente crisi dello stabilimento. La Regione ha voluto quindi raccontarne la storia con un documentario, da cui far emergere uno degli emblemi di una terra da cui sono partiti in tanti per trovare lavoro all’estero, ma anche del radicamento di chi non ha mai dimenticato le sue origini.

Alle tradizioni orali del Veneto si è invece richiamato Gianni Secco, membro del duo musicale dei Belumat, che ha presentato l’archivio multimediale messo insieme girando il mondo e raccogliendo filastrocche, canti, fiabe, testi, corredati da immagini e altro ancora. Un patrimonio culturale – ha detto – ancora vivo in mezzo ai nostri emigrati, soprattutto in Sudamerica, ma che qui da noi sta rischiando di sparire.

Dopo di lui il presidente regionale dell’Associazione Volontari Italiani Sangue Alberto Argentani ha parlato delle finalità dell’AVIS, presente in 330 comuni del Veneto dove raccoglie 215 mila sacche di sangue, e del progetto AVAS per la creazione di una rete di donatori volontari in Argentina, chiedendo il contributo dei giovani per diffondere il volontariato organizzato. Valentina Montesarchio (Unioncamere del Veneto) ha infine illustrato le caratteristiche di un’iniziativa formativo-culturale a distanza, realizzata in collaborazione tra Unioncamere, l’Università Ca’ Foscari di Venezia, i Veneti nel mondo e il Comitato delle associazioni venete in Uruguay. Sarà rivolta a 21 persone di origine veneta (tre per ciascuno di sette diversi Paesi) che diventeranno a loro volta tutor-docenti di altri corsi a distanza. Un secondo modulo formativo è rivolto a chi opera nelle associazioni mentre un terzo modulo è destinato a dare una conoscenza aggiornata del Veneto e far conoscere i finanziamenti dell’Unione Europea per i Paesi extraeuropei.

Alla ripresa dei lavori, il giorno dopo, ancora il mondo giovanile sotto la lente di ingrandimento negli interventi di Antonella Spada (giovane laureata, figlia di padre bellunese e madre ecuadoriana) e Guido Mantovani (docente di finanza aziendale all’Università Ca’ Foscari di Venezia), con particolare riferimento alle nuove forme di emigrazione tra cui la cosiddetta “fuga dei cervelli”. Antonella Spada ha sostenuto che i giovani vanno all’estero perché trovano una maggiore accoglienza anche per quanto riguarda le esperienze professionali. In ogni caso la globalizzazione in atto pone tutti sempre più di fronte a situazioni di multiculturalità, che non vanno viste come un pericolo ma come una ricchezza. Una visione del mondo al plurale – ha detto – può consentire soluzioni innovative che arricchiscono il territorio. I giovani possono quindi essere veicolo di cambiamento e di scambio di esperienze positive, anche se nel contesto italiano ed europeo le giovani generazioni mostrano apatia e scarso entusiasmo. E questo atteggiamento difficilmente può essere recuperato se manca il legame culturale. L’identità infatti non è legata al territorio, ma alla cultura di cui si è portatori e “l’italianità, per Antonella Spada, è l’unico valore che ci lega e su cui dobbiamo lavorare insieme”.

Il prof. Mantovani ha ricordato che l’emigrazione veneta è fatta di storie di sacrifici inimmaginabili e non rapportabili alle opportunità e alle possibilità di movimento che ci sono oggi. Ma non vanno dimenticate anche le esperienze di chi ha avuto il coraggio di rimanere qui nel Veneto e ha contribuito alla crescita di questa realtà. Entrambe le scelte hanno in comune due qualità che hanno consentito di vincere le sfide: la speranza che dà forza e il pensiero che dà dignità. Questo per il passato, ma il mondo oggi cambia molto velocemente e le idee cambiano e circolano più rapidamente delle persone. Anche i bisogni stanno cambiando, ma in una società globalizzata, caratterizzata da una sorta di “senso di sazietà”, sono venuti gradualmente a mancare i valori di fondo: il mondo ne ha bisogno ma non tutti ne sono consapevoli. Anche per quanto riguarda la realtà dell’emigrazione – ha detto Mantovani – “ci deve essere un modo nuovo di essere veneti nel mondo”. “I nostri emigrati devono sentire che facciamo il tifo per loro, come se fossero qui. Dobbiamo essere orgogliosi di quello che hanno fatto in giro per il mondo e dei loro valori, che dobbiamo cominciare a promuovere di nuovo, in casa nostra”. In Italia invece sembra che i giovani abbiano paura di mostrare il loro valore e finiscono per trovare più facile e appagante apparire in un reality in televisione. La “fuga di cervelli” – ha concluso – si spiega quindi anche con l’incapacità del nostro sistema di selezionare tra “apparenza” e “sostanza” e ne stiamo pagando le conseguenze.

Sulla scorta delle relazioni e del dibattito che ne è scaturito, al termine dei lavori è stato approvato un articolato documento di proposte. I delegati del Comitato dei Giovani Veneti all’Estero hanno fermato l’attenzione sulla realizzazione, da un lato, di corsi di formazione incentrati sulla tradizione veneta attraverso l’arte e la sua storia; dall’altro, di corsi di cucina veneta, di enologia e di tecniche agrarie. Si chiede inoltre la continuazione dei corsi di formazione rivolti a “tutor” per corsi online (FAD) in Italia e all’estero. Sul piano organizzativo i giovani ritengono sia più produttivo usare la Casa del Polesano come sede unica per i futuri incontri dei due Comitati e propongono di organizzare ogni 5 anni un incontro del Comitato dei giovani in uno dei Paesi méta di emigrazione veneta. In considerazione di quanto emerso dalla discussione, viene chiesto di fornire alle federazioni dei veneti all’estero materiale aggiornato per lo studio della lingua italiana e di promuovere gemellaggi e scambi culturali tra le associazioni del Comitato. Infine, è stata formalizzata la richiesta di organizzare soggiorni (in un Paese del comitato alla volta) per i ragazzi tra i 18 ed i 26 anni.

Il giovani del Coordinamento delle associazioni regionali hanno invece avanzato la proposta di realizzare per l’anno 2007 un corso di lingua italiana per docenti, rivolto a un docente per ogni Federazione Veneta all’Estero, 30 giorni circa di soggiorno, con il coinvolgimento delle associazioni storiche del Veneto e un percorso formativo di conoscenza del territorio e della cultura veneta. Altra iniziativa che si vorrebbe avviare e la creazione di un DataBase di oriundi veneti all’estero, ordinato secondo le professionalità. A questo progetto dovrebbero partecipare tutte le associazioni, comitati, gruppi, a livello mondiale. Con riferimento ad un progetto di scambi in entrata ed in uscita con soggiorno in famiglie, si è convenuto che ogni associazione veneta avrà l’incarico di trovare chi verrà ospitato e la relativa famiglia ospitante in loco.

I delegati hanno infine deciso che il Coordinamento Regionale Giovani Veneti utilizzerà lo stesso logo del Comitato Giovani Veneti all’Estero, previa modifica del nome. Il Comitato Giovani Veneti all’Estero ha deciso di vincolare la rappresentanza dei suoi partecipanti alla durata di tre anni per dare continuità agli impegni assunti e ha eletto nuovo coordinatore dal novembre 2007 al novembre 2008 Richard Cavallin dal Venezuela, che sostituirà la attuale coordinatrice Andrea Boschiero. (Veneti nel Mondo/Inform)

 


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