INFORM - N. 138 - 19 luglio 2007


MEMORIA

Quindici anni fa venivano assassinati Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta

Napolitano: “Una delle più luminose figure di magistrato, esempio di dirittura morale e di determinazione nella difficile lotta contro la brutale spirale del fenomeno mafioso”

 

ROMA - Era il 19 luglio 1992. A 57 giorni dalla uccisione a Capaci del magistrato Giovanni Falcone , di sua moglie e della scorta, la mafia assassinava un altro magistrato.  A Palermo un’auto piena di esplosivo fermava la vita di Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta Catalano, Cosina, Loi, Li Muli e Traina.

“Restano più che mai vivi nella mia memoria ed in quella di tutti gli italiani il dolore e lo sgomento per un così terribile evento”, scrive il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano  alla moglie di Paolo Borsellino, la signora Agnese. “La criminalità organizzata – prosegue il messaggio - nel compiere questo vile assassinio, si è spinta a livelli di inaudita barbarie, nell'intento di colpire lo stato democratico e le sue istituzioni attraverso una delle più luminose figure di magistrato, un esempio di dirittura morale e di determinazione nella difficile lotta contro la brutale spirale del fenomeno mafioso”. “L'indelebile ricordo di quel crimine, nel rinnovare di anno in anno lo sdegno dell'intera collettività, ha contribuito – sottolinea il Capo dello Stato - la far maturare una più diffusa e radicata coscienza civile ed a promuovere un rinnovato impegno per il consolidamento dei valori fondanti della nostra Repubblica: legalità, solidarietà e libertà, contro ogni forma di sopraffazione e violenza”. (Inform)

 


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