MEMORIA
Quindici anni
fa venivano assassinati Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta
Napolitano:
“Una delle più luminose figure di magistrato, esempio di dirittura morale e
di determinazione nella difficile lotta contro la brutale spirale del fenomeno
mafioso”
ROMA - Era
il 19 luglio
“Restano
più che mai vivi nella mia memoria ed in quella di tutti gli italiani il dolore
e lo sgomento per un così terribile evento”, scrive il Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano alla moglie di Paolo
Borsellino, la signora Agnese. “La criminalità organizzata – prosegue il messaggio
- nel compiere questo vile assassinio, si è spinta a livelli di inaudita barbarie,
nell'intento di colpire lo stato democratico e le sue istituzioni attraverso
una delle più luminose figure di magistrato, un esempio di dirittura morale
e di determinazione nella difficile lotta contro la brutale spirale del fenomeno
mafioso”. “L'indelebile ricordo di quel crimine, nel rinnovare di anno in anno
lo sdegno dell'intera collettività, ha contribuito – sottolinea il Capo dello
Stato - la far maturare una più diffusa e radicata coscienza civile ed a promuovere
un rinnovato impegno per il consolidamento dei valori fondanti della nostra
Repubblica: legalità, solidarietà e libertà, contro ogni forma di sopraffazione
e violenza”. (