INFORM - N. 137 - 18 luglio 2007


STAMPA ITALIANA PER L’ESTERO

Su “L’Italiano” di oggi l’editoriale del direttore Gian Luigi Ferretti

Riflessi condizionati del centrodestra

Sinistra... brogli... elezioni all’estero... Unione... Giù botte, che muoia Sansone con tutti i Filistei. E poi che sarà sarà

 

ROMA - In Danimarca, dove ho vissuto vent’anni, c’è un’espressione idiomatica colorita, ma che ben rende l’idea: “tisse i bukser for at faa varm”, pisciarsi nei pantaloni per riscaldarsi. Sì, ti riscaldi per un minuto, ma poi resti bagnato e puzzolente oltre che infreddolito.

Nel centrodestra purtroppo ci sono molti ingenui che reagiscono per riflessi condizionati e, alla notizia di un video su presunti brogli a Sydney, si sono riscaldati un minuto.

Non si sono chiesti perché uno strano personaggio abbia tirato fuori a freddo, 15 mesi dopo le elezioni, questo falso (dai, ormai è appurato che è un falso) scoop. Né perché lo abbia “gridato” Repubblica.

Abbiamo detto che questo Paolo Rajo è uno strano personaggio. Il senatore Randazzo lo definisce un ottimo raccontatore di barzellette. Probabilmente si è presentato alle elezioni per fare un divertente happening; che senso aveva , d’altronde, concorrere con un partitino del tutto inesistente all’estero quando si sapeva che il seggio sarebbe stato attribuito automaticamente alla lista con più voti? Ma forse il nostro la legge neppure la conosceva. In effetti manifesta anche oggi la sua ignoranza quando, in quasi tutte le sue interviste “esclusive”, dichiara: «L’unica volta in assoluto che il partito (Udeur, ndr) mi ha contattato è stato qualche mese fa quando mi chiedeva di inviare al più presto la nota firmata per le spese elettorali che avevo sostenuto in Australia ai fini del rimborso». Eh, no, caro signore, la nota firmata per le spese elettorali lei era obbligato dalla legge a presentarla. L’art.7 comma 6 della Legge 515/93, come modificato dall’art.1 della Legge 672/96, dispone che tutti i candidati, sia eletti che non eletti, - entro tre mesi dalla ultima proclamazione - devono trasmettere al Collegio Regionale di Garanzia Elettorale la dichiarazione di cui all’art. 2 della Legge 441/1982 ed anche il rendiconto relativo ai contributi, ai servizi ricevuti ed alle spese sostenute allegando, inoltre, gli estratti del conto corrente bancario ed eventualmente postale utilizzati.

Il rimborso elettorale non c’entra nulla. All’Udeur non spetta alcun rimborso elettorale per la circoscrizione estero non avendo raggiunto la percentuale minima di voti. Da Roma hanno contattato il Rajo esclusivamente per fargli un favore ed evitargli di incorrere nelle sanzioni per la mancata presentazione della rendicontazione. Lui non l’ha capito, il che spiega parecchio del personaggio.

Passato il minuto, molti amici del centrodestra si stanno accorgendo di essere bagnati e puzzolenti. Il falso di Sydney serviva a “sputtanare” il voto all’estero. E c’è riuscito egregiamente.

Purtroppo devo amaramente constatare che ci sono cascati anche quelli del mio partito. In buona fede, ma ci sono cascati e si sono affrettati a presentare proposte di legge per modificare la Legge Tremaglia con fantasmagoriche soluzioni. Uno auspica addirittura il voto nei Municipi dei Paesi ospitanti! Bravi, aprite il varco e vedrete cosa passerà. Nella migliore delle ipotesi quello che paventa l’On. Salvatore Ferrigno, deputato di Forza Italia eletto in Nord America: “È chiaro come la luce del sole che è ormai conclamata la volontà di eliminare, per le prossime elezioni, più della metà degli eletti all’estero. Il numero non dovrebbe superare le otto unità tra Camera e Senato”.

«Aveva ragione Tremaglia”, continua il deputato, che aggiunge: “si sa che diciotto “posti” sottratti alle lobby dei partiti sono stati un durissimo colpo da digerire. Troppi “posti” persi per ampliare le amicizie, le conoscenze, la clientela. Troppi “posti” sottratti ai collaboratori, ai portaborse, alle segretarie. Troppe occasioni di “voti” sprecate per una armata definita Brancaleone di diciotto, dodici deputati e sei senatori ».

Secondo Ferrigno, «l’occasione del video di Sydney sui presunti brogli ha fatto sì che, finalmente, saltasse fuori, in tutta la sua chiarezza, il progetto. Noi eletti all’estero – aggiunge - siamo stati definiti non idonei a poter lavorare in Parlamento e la voce autorevole di Violante ha fatto da megafono ed ha credito. Nessun partito, sia ben chiaro, spezzerebbe una sola lancia in favore del voto all’estero. Abbiamo il fiato sul collo. Non si vede l’ora che lasciamo queste poltrone. Un posto da deputato o da senatore significa “fare politica” per le nomenclature dei partiti di Roma, significa voti e, quindi, potere».

Il deputato, inoltre, si dice certo che “la nuova legge elettorale andrà in questo senso” e avverte: “è ora di mobilitazioni da parte della gente italiana all’estero se non vuole ritornare nel dimenticatoio”.

Nella migliore delle ipotesi, dicevamo. Perché bisogna tener conto anche della peggiore: Il voto all’estero è tutto un pasticcio e quindi va abolito. Lunedì vi abbiamo segnalato le dichiarazioni di alcuni “esperti” in questo senso. (Gian Luigi Ferretti-L’Italiano/Inform)

 

 


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