STAMPA
PER GLI ITALIANI ALL’ESTERO
Intervista
di “DS/Cittadini del Mondo” a Michele Di Mattia, consigliere comunale del PS
a
“Verso una
vera cittadinanza europea di residenza”
ROMA - Continua il ciclo di
interviste del notiziario “DS/Cittadini del Mondo” con gli italiani all'estero
che ricoprono cariche istituzionali all'estero.
Nel numero attualmente online
è possibile leggere un'intervista a Michele di Mattia, consigliere comunale
nella città di
Sei nato in Belgio o sei venuto dopo?
Sono nato in Italia, a Cairano (provincia di Avellino)
nel 1966 e sono venuto in Belgio con i miei genitori, entrambi dello stesso
paese, all’età di due anni. Anche se non sono quindi nato in Belgio, ho trascorso
qui tutta la mia vita formativa e lavorativa.Vivo a
Che ruolo ricopri nel Partito Socialista belga?
Sono consigliere comunale di questa città dalle elezioni
del 2000, che sono state le prime in Belgio a prevedere il voto amministrativo
per i cittadini dell’Unione Europea. A dire il vero il Trattato di Maastrich
prevedeva già nel 1992 il voto locale per i cittadini dell’Unione, ma il Belgio
aveva ottenuto una deroga per non applicarlo nelle amministrative del 1994.
Dall’anno scorso possono partecipare alle elezioni amministrative anche i cittadini
che provengono da paesi che non fanno parte dell’Unione Europea, anche se godono
solo dell’elettorato attivo, non possono quindi farsi eleggere.
Come ho già accennato ho iniziato la mia esperienza amministrativa
nel 2000, e nelle elezioni del 2006 (la legislatura a livello amministrativo
dura 6 anni) sono stato riconfermato.
Oltre al tuo incarico amministrativo, ricopri anche altre
funzioni?
Da un anno a questa parte sono rappresentante del PSE
nella segreteria nazionale del PS. Nell’aprile scorso sono inoltre stato eletto
come segretario federale dei DS Belgio, mentre da tre anni ricopro il ruolo
di segretario dei DS nella zona di
Politicamente sei quindi attivo sia sul versante belga
che su quello italiano. Parliamo dell’integrazione. Tu che significato dai alla
parola?
Per quanto mi riguarda sono praticamente nato qui, non
potrei quindi considerarmi “straniero” e quindi il problema di essere integrato
o meno in questa società si inserisce in una cornice più ampia, quella europea.
La parola chiave è quella dell’integrazione europea, intesa nel senso classico
come percorso di maggiore coesione dei diversi Stati dell’Unione, ma anche come
integrazione dei cittadini che vivono sui territori dei rispettivi paesi di
residenza.
In un contesto che vede una forte presenza di persone
con retroterra migratorio, e che sono quindi portatori di un’identità plurima,
con più facce, credo sia fondamentale il concetto della doppia cittadinanza.
Ovviamente qui non si tratta di ragionare sulla cittadinanza come istituto che
disciplina l’appartenenza di un soggetto a una nazione, bensì come status che
permette la piena partecipazione politica ai processi decisionali, a livello
locale come a livello nazionale. Mi spiego meglio: chi è portatore di più identità
culturali – come noi italiani in Belgio per esempio – non è né solo italiano,
né solo belga, ma è l’uno e l’altro. L’istituto della doppia cittadinanza costituirebbe
un riconoscimento giuridico – doveroso a mio avviso! – di questa peculiarità,
e permetterebbe al cittadino in questione di partecipare ad entrambi le realtà.
Dobbiamo abbandonare di inquadrare la questione dell’appartenenza
come una sceltra tra le due realtà. Per spiegare i termini della questione Elio
Di Rupo, ex vice premier belga di origini italiane, spiegò dieci anni fa che
"una squadra di calcio ha solo i suoi connazionali, spetta a chi vuol farne
parte decidere tra una delle due che ha a disposizione…". Io credo che
questa impostazione sia ormai superata o comunque da superare. Cittadinanza
non è più sinonimo di nazionalità e poi, volendo rimanere all’esempio fatto
da Di Rupo, le “squadre” oggi non sono più nazionali, ma continentali, e quindi
nel nostro caso la squadra è e deve essere europea.
Parlando di Europa e di cittadini europei rimangono però
esclusi tutti quelli che vivono con noi ma che hanno la cittadinanza di un paese
terzo. Con loro che si fa?
E’ evidente che i principi di cui ho parlato sono di
natura universale e quindi non possono trovare un limite nelle frontiere europee.
“La libertà è partecipazione”, cantava Giorgio Gaber, e questo vale per tutti
quelli che vivono in Europa. Il mio discorso sulla doppia cittadinanza è ovviamente
un tassello di un percorso più ampio e più importante, che deve portare al definitivo
abbandono della cittadinanza intesa in senso nazionale e all’adozione della
cittadinanza di residenza. Il concetto è semplice: partecipi nel paese dove
vivi, alla pari di tutti gli altri. Nel 2003 ho fatto adottare dal consiglio
comunale di
Come segretario dei DS Belgio sei anche impegnato nella
costruzione del Partito Democratico tra le nostre comunità nel Benelux. Che
visuale si ha sul PD guardando dall’Europa?
Il PD, per essere all’altezza delle sfide che si troverà
di fronte, non potrà non essere fortemente europeo ed europeista. Del resto
lo diciamo sempre: gli stati nazione non esistono più, i poteri economici sono
dei “global players” e hanno tolto la sovranità alla politica, che è rimasta
imbrigliata nei confini nazionali. L’unica risposta coerente è quindi quella
di costruire una forza politica che sappia collocarsi – a livello europeo come
a livello mondiale – nel campo progressista e che sia in grado di dare risposte
tecnicamente e politicamente adeguate ai problemi delle nostre società. Il Partito
Democratico non dovrà quindi essere la solita anomalia italiana, costruita per
risolvere un problema meramente italiano, bensì dovrà porsi l’obiettivo di elaborare
delle risposte ai grandi problemi che hanno tutte le società dei paesi avanzati,
partendo per esempio dalla crisi della rappresentanza politica. Lo sguardo non
deve quindi fermarsi ai confini italiani, ma deve andare oltre. Come DS Belgio
partecipiamo, assieme alle altre federazioni dei DS nel mondo, a questo percorso.
Verranno istituiti anche qui da noi i seggi per le Primarie del 14 ottobre,
attraverso le quali i nostri connazionali sceglieranno i delegati dell’estero
da inviare all’Assemblea Costituente del nuovo partito. In questo modo vogliamo
far sì che ci sia un po’ di Europa in più in Italia, ma anche che l’Italia possa
pesare di più a livello europeo. (Ds/Cittadini nel Mondo n.34, luglio 2007/