EVENTI
Giornata delle Marche a Montreal: mostra
dei Bronzi dorati di Cartoceto di Pergola
Il console Francesco Paolo Venier: “Evento
culturale dell'anno”. “La mostra darà visibilità alla comunità italiana”
MONTREAL – “La mostra dei Bronzi dorati di Cartoceto
di Pergola, inaugurata pochi giorni fa al Musée des Beaux Arts, nell'ambito
della Giornata delle Marche, è l'evento culturale dell'anno a Montreal e darà
visibilità alla comunità italiana nel Québec e all'Italia”. Ne è convinto il
console a Montreal Francesco Paolo Venier, secondo il quale dietro l'esposizione,
voluta dalla Regione Marche tra le iniziative per rinsaldare i rapporti con
i marchigiani all'estero, “c'è tutto il Paese”, dato che la mostra si svolge
sotto l'egida del ministero dei Beni Culturali. Per valorizzare ulteriormente
il gruppo bronzeo di epoca romana, e di conseguenza l'Italia, un grosso aiuto
verrà dal fatto che le iniziative della Giornata delle Marche in Canada si protrarranno
per altri sei mesi. E “con l'esposizione dell'Annunciazione di Guido Reni, nella
seconda metà dell'anno, cercheremo di dare un respiro ancora più italiano”.
Secondo Venier, nel Québec vivono circa 250-300.000 cittadini
di origine italiana e che si sono dichiarati tali nell'ultimo censimento canadese
(praticamente quasi tutti a Montreal, citta' principale della regione), ma quelli
iscritti all'anagrafe degli italiani all'estero sono fra 30.000 e 40.000, un
migliaio quelli provenienti dalle Marche o iscritti in Comuni marchigiani. Le
due associazioni di marchigiani in Canada - Alma, che raccoglie circa 630 famiglie
e 2.000 iscritti originari della provincia di Ascoli Piceno, e
L'arrivo degli italiani in Canada è cominciato intorno
al 1860. Un gruppo piuttosto consistente giunse da Ascoli Piceno nel 1956. “Servivano
sarti esperti - spiega Mandozzi - per l'industria tessile della zona, all'epoca
molto fiorente”. Oggi la comunità dei marchigiani, una delle più consistenti
tra gli italiani nel Quebec, è prospera e ben inserita, come quella italiana
del resto, con molti imprenditori e professionisti che parlano almeno tre lingue:
francese e inglese (idiomi ufficiali dell'area) e italiano. Il quartiere della
Piccola Italia ha strade alberate, belle case, ristoranti e bar con tavolini
all'aperto.
Ma Anita Scartozzi e Anna Perrotti, dell'associazione
Alma Canada, raccontano di inizi difficili, “quando le scuole francofone non
accettavano i bambini italiani, che potevano iscriversi solo a quelle anglofone”.
Oggi però la società canadese, multirazziale e multietnica come si capisce dai
diversi tratti somatici dei suoi abitanti, sembra serena e senza tensioni, grazie
a quella che, secondo il console Venier, è una saggia politica di immigrazione.
“Qui non c'è il melting pot statunitense - sostiene - ma il mosaico canadese,
in cui ognuno mantiene il proprio tassello, cioè la propria identità”. Si spiega
così la grande diffusione della lingua italiana, anche tra i discendenti di
terza generazione.
“E’ un esempio unico. Non c'è un'altra comunità all'estero
ad aver mantenuto la sua autonomia linguistica”. (Corriere Canadese/Inform)