ITALIANI
ALL’ESTERO
Mariza Bafile in Argentina e Uruguay per
le celebrazioni del bicentenario della nascita di Garibaldi
“Dobbiamo essere orgogliosi dei nostri
connazionali all’estero, come lo era Garibaldi”
ROMA - L’on. Mariza Bafile si è recata nei giorni scorsi
in Argentina in occasione delle celebrazioni del bicentenario della nascita
di Giuseppe Garibaldi. A Rosario ha partecipato alla cerimonia organizzata dalla
Fondazione Di Vittorio e dal Circolo Pertini in collaborazione con le autorità
locali, alla presenza di oltre 600 persone. Successivamente si è recata nella
città di Gualeguay, a circa
Mariza Bafile “cosciente dell’importanza delle celebrazioni”
si è recata anche a Montevideo, città particolarmente cara a Garibaldi, per
assistere ad un’altra cerimonia alla presenza del Ministro degli Esteri uruguayano,
del nostro Ambasciatore, Guido Scalici, e di numerosi parlamentari ed
esponenti del governo locale.
“Garibaldi – ha ricordato Bafile nel prendere la
parola - è stato un emigrante come tanti altri in un’epoca in cui si emigrava
per fuggire da regimi autoritari che condannavano il dissenso interno. Nella
sua valigia molti sogni, sogni di un mondo più giusto, di ideali di libertà
e solidarietà che un grande ideologo come Mazzini aveva trasformato in ideali
politici. Era disposto a lottare e sacrificarsi per popoli sconosciuti, adottati
come patria nel momento stesso del suo arrivo.
E’ questo il Garibaldi che amiamo ricordare e che oggi
vogliamo celebrare. Garibaldi credeva in un’Italia unita, quell’Italia unita
che ha trovato all’estero, tra le nostre collettività già presenti in America
Meridionale e che si sentivano parte di una stessa nazione. Ancora oggi, gli
italiani all’estero vantano un senso di appartenenza molto più profondo di quello
che si percepisce in Italia.
Il pensiero che si è sviluppato nel corso degli anni
a seguito dell’incrocio tra la cultura italiana e quella dei paesi sudamericani
dove sono approdati i nostri connazionali, è universale e ampio. E’ la base
sulla quale sono state costruite solide relazioni che hanno permesso al made
in Italy di viaggiare rapidamente, ai politici di essere sempre ricevuti con
grande simpatia e alle nostre multinazionali di correre su binari privilegiati.
Ben diversa sarebbe la posizione dell’Italia nel mondo se non fosse esistito
quel flusso migratorio che ha seminato ovunque lavoro e solidarietà.
Come ho detto tante volte, il motore dell’emigrazione
sono grandi drammi: guerre, fame, persecuzioni. Gli emigrati – ha sottolineato
l’on. Bafile - partono per costruire e non per distruggere, troppo dolore lasciano
alle spalle per desiderare altre distruzioni.
I nostri emigranti di tutti i tempi hanno restituito
con gli interessi la generosità dei paesi che li hanno accolti. Al loro interno
hanno lottato per rendere questi paesi economicamente più competitivi, culturalmente
più forti, paesi nei quali esistessero democrazia e rispetto degli ideali di
giustizia e libertà.
Molte volte ho espresso fuori d’Italia, ma soprattutto
in Italia, nei miei incontri da parlamentare, il grande orgoglio che sento per
appartenere a questa razza di sognatori, idealisti, viaggiatori, costituita
dagli emigranti. Oggi, in memoria di chi non c’è più e per dare un messaggio
ai giovani che di quell’epopea conoscono solamente i racconti, voglio concludere
con alcune parole estratte dalle memorie di Garibaldi, parole nelle quali mi
riconosco profondamente:
‘Quando io penso - scriveva Garibaldi - alle nostre colonie
dell’America Meridionale, sento che dobbiamo esserne orgogliosi. Quei connazionali
nella terra libera di queste repubbliche, mi sembra che valgono molto di più
di quelli che vivono nei nostri paesi.’
Questo diceva Garibaldi, ma ancora oggi gli italiani
in Italia non percepiscono tutte le nostre potenzialità. Spetta a noi, che abbiamo
superato tante sfide, affrontare quella di un ‘ritorno’ in patria, grazie anche
alle possibilità che ha aperto il voto e la presenza dei nostri rappresentanti
nel Parlamento italiano. Il nostro ‘ritorno’ deve significare acquisire uno
spazio di prestigio nella conoscenza di tutti, uno spazio ed un rispetto che
riscatti il lavoro del passato, dei nostri genitori e dei nostri nonni, di tutti
quelli che hanno varcato i mari per aggregare mondi al mondo. Un ritorno – ha
concluso Mariza Bafile - che mostri ciò che eravamo e valorizzi ciò che siamo”.