INFORM - N. 128 - 5 luglio 2007


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Da “La Voce d’Italia” di Buenos Aires  

Spariti i digitatori, l'Italia in fiamme, niente rafforzamento della rete consolare, né pensione sociale: “non mentiteci più!”

 

BUENOS AIRES - Quando i nostri parlamentari arrivano in Argentina dall'Italia, organizzano degli incontri con la collettività, nel corso dei quali ci ripetono quasi sempre le stesse cose: che la rete consolare sarà rafforzata, che hanno ottenuto più denaro per gli italiani nel mondo, che il governo approverà una legge per la pensione sociale o assegno di solidarietà per gli italiani che vivono all'estero, che la legge per il riconoscimento ai figli di madri italiane, nati prima del '48 ha passato lo scalino della commissione Affari Costituzionali e il senatore Luigi Pallaro assicura che ci sono i soldi per dare una copertura sanitaria agli italiani indigenti per tre anni.

Premetto che sono molto grata a Pallaro per aver fatto in modo che gli italiani in patria, ci conoscano e parlino di noi, prima, tranne gli addetti ai lavori, molte persone non sapevano nemmeno che esistessimo. Ora grazie a lui, ed ai suoi apparenti capricci non c'è italiano che non ci conosca.

Però, però... a partire dal venerdì scorso, 29 luglio, al Consolato Generale di Buenos Aires non ci sono più i 15 digitatori, sono scomparsi anche dalle Agenzie Consolari di Lomas de Zamora, di Morón e dagli altri Consolati  Generali ed Agenzie consolari italiane in Argentina, senza pensare al fatto che i finanziamenti per i  vice consolati onorari sono stati drasticamente ridotti.

Perché? C'è solo una risposta possibile: non ci sono più i soldi per pagarli, in poche parole non sono arrivati quei soldi dall'Italia, che in varie circostanze i nostri parlamentari ci avevano promesso.

Il console generale di Buenos Aires e gli agenti consolari Mazzocchi e Bolognini, fanno di tutto perché il servizio consolare non ne risenta e gli utenti siano soddisfatti. Curcio, il console generale di Buenos Aires, direi ha la fissazione di servire il suo pubblico, di farlo nel modo migliore e riesce a trascinare tutti i suoi dipendenti. Guai se viene a sapere che uno di loro non ha trattato bene un connazionale. Lo stesso dicasi per le agenzie consolari che dipendono da lui.

Ma questo basta? Nonostante la mancanza di fondi, la mancanza di personale il Consolato va avanti, tutti in blocco cercano di lavorare di più e di mantenere lo standard di efficienza che il consolato aveva quando contava su più dipendenti.

Però è sicuro che i soldi non ci sono.

Veniamo poi alla pensione sociale o all'assegno di solidarietà.

Mi domando: com'è possibile che ce lo diano se nemmeno i lavoratori italiani sono sicuri di percepire un giorno la loro giusta pensione? Come fanno a riconoscerci questo diritto se il governo Prodi ha aumentato gli estimi catastali, gli italiani devono pagare sempre più tasse, la vita è rincarata, e non ce la fanno ad arrivare a fine mese?

Il 12 giugno in Italia  c'è stata una grande manifestazione di protesta dei pensionati, l'hanno fatta perché non ce la fanno più a tirare avanti, le loro pensioni hanno perso capacità di acquisto e chiedono che vengano rivalutate.

Penso: ma i nostri parlamentari credono che queste notizie non si sappiano? Sarebbe giusto che anche gli italiani all'estero delle frange a rischio ricevessero una pensione sociale, ma credo proprio che, almeno per ora, non gliela possano dare e delle rimesse, che gli emigrati  hanno mandato in Italia, gli italiani residenti in patria preferiscano scordarsene o addirittura non saperne niente. Per loro si tratta di un problema di sopravvivenza. Della pensione sociale quindi è meglio scordarsene, in attesa di tempi più propizi. Di tutte le promesse fatte, quella che resta in piedi è la proposta di legge per il riconoscimento della cittadinanza ai figli di madre italiana, nati prima del '48, che verrà approvata, così come, lo sarà quasi sicuramente una legge che ne limiterà il riconoscimento nell'ascendenza. Non sarebbe meglio che ci dicessero la verità, invece di continuare a farci promesse che non potranno mantenere?

Concludo: il senatore Pallaro è presidente della Camera di Commercio Italiana, credo sia comproprietario di una quarantina di imprese ed allora: non siamo di fronte ad un chiaro esempio di conflitto di interessi? (Edda Cinarelli-La Voce d’Italia, Buenos Aires/Inform)

 

 


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