INFORM - N. 128 - 5 luglio 2007


SOLIDARIETA’

“Il seme della cultura fa crescere i paesi in via di sviluppo”

Seconda edizione del Master “Global development and social justice”

 

ROMA - “Un progetto di solidarietà internazionale che mette alla base la condivisione nei diversi aspetti che lo caratterizzano: nell’obiettivo che propone, lo sviluppo che ha come protagonisti gli stessi beneficiari, nell’ispirazione e nelle motivazioni, nel solco del mandato evangelico, della dottrina sociale della Chiesa ed anche delle più moderne teorie economiche e, infine, nell’organizzazione, perché impegna partner, pubblici e privati, confessionali e laici, in un obiettivo di ampia portata”. Così mons. Mauro Parmeggiani, Segretario generale del Vicariato di Roma, ha presentato il Master universitario “Sviluppo globale e giustizia sociale”, nella conferenza che si è tenuta questa mattina presso la sede della FAO di Roma.

Il  Master “Global development and social justice”, il primo in Italia indirizzato a studenti di paesi in via di sviluppo, è organizzato dalla Caritas diocesana di Roma in collaborazione con la St. John’s University di New York, gli Istituti di Santa Maria in Aquiro e la Fondazione Idente di Studi e Ricerche. L’obiettivo del corso è formare futuri dirigenti, amministratori, operatori sociali e opinion leader nei continenti più segnati da povertà sociale ed economica.

Per il biennio 2007 - 2009 venti studenti provenienti da Bulgaria, Camerun, Colombia, Costa d’Avorio, Filippine, India, Israele, Kenya, Nigeria, Russia, Thailandia, Haiti, Bosnia Erzagovina, Indonesia e Ruanda, approfondiranno le tematiche inerenti allo sviluppo sociale, la giustizia e la pace grazie alle borse di studio assegnate dagli organizzatori e dagli sponsor del Master.

La presentazione ufficiale del Master ha visto la partecipazione di numerosi rappresentanti delle istituzioni e del mondo della cooperazione internazionale.

Vandana Shiva, della Fondazione di ricerca per la Tecnologia e lo Sviluppo di Navdanya (India), ha evidenziato nel suo intervento come “il modello dominante di economia di sviluppo è di fatto diventato anti-vita. L’economia è separata e, spesso, opposta alla natura. Tutti siamo diventati consumatori, ma consumatori in catene. Perché distruggiamo le economie basilari della nostra società: l’economia della natura, che ci fornisce tutti gli elementi essenziali dell’esistenza, e l’economia della solidarietà, quella dei sentimenti e dei rapporti umani.

Queste economie, della natura e della solidarietà, permetto all’uomo di star bene perché sono economie sane. Se abbiamo  risorse naturali e rapporti solidali, possiamo star bene anche con un dollaro al giorno, il famigerato indice di soglia della povertà. Se tutto ha un costo, compresa l’acqua e le sementi, si è poveri anche con trenta dollari al giorno.”.

Domenico Parisi, dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del CNR, ha illustrato “il lato oscuro dello sviluppo”: quell’individualismo estremo che l’occidente esporta insieme all’efficienza dei processi produttivi e la tecnologia.

Lo sviluppo come processo multidisciplinare è stato al centro dell’intervento del virologo dell’Università di Tor Vergata Carlo Federico Perno che, parlando delle malattie causate dai virus, le ha definite paradigmatiche nel mostrare i fallimenti delle politiche condotte fino ad oggi. “Negli anni Ottanta si pensava di poter definitivamente sconfiggere le malattie infettive poi, soprattutto con la diffusione dell’Aids, ci si è accorti che la salute non può essere trattata separatamente da economia, sviluppo e tutti gli altri indicatori di benessere. Le cure per l’Aids e la diffusione dell’HIV mostrano evidentemente l’approccio diseguale alla tutela della salute tra paesi ricchi e poveri”.

Maurizio Franzini, economista dell’Università “La Sapienza” di Roma, ha portato l’attenzione al processo di globalizzazione che ha accentuato ancora di più le disuguaglianze sia tra paesi ad economie avanzate e quelli meno sviluppati, che all’interno dei paesi stessi tra classi più e meno abbienti, sottolineando come “anche nei paesi in via si sviluppo si tollerano processi che generano disuguagliane ed elevati costi sociali. La disuguaglianza nelle nostre società ha perso lo status di problema morale e, in alcuni casi, viene assunta come elemento necessario per lo sviluppo e l’accumulazione” .

Informazioni sul Master e le sintesi degli interventi dei relatori sono disponibili nel sito www.caritasroma.it . (Inform)

 


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