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Da
“Ora Italia”, Bruxelles
“Salviamo l’italiano per salvare l’Europa”
BRUXELLES -
Qui di seguito, da www.oraitalia.eu,
Magazine d’informazione della comunità italiana diretto da Salvatore Albelice,
un articolo sulla difesa della lingua italiana.
La questione linguistica in seno all’Europa comunitaria,
in genere, e in particolare per quanto concerne l’italiano, è male impostata
non solo dai faccendieri infiltrati nelle istituzioni europee ma dagli Italiani
stessi.
E’ per questo che la situazione si è degradata a tal
punto che negli ultimi anni l’italiano è stato messo da parte con successivi
colpi di mano che non trovano alcuna giustificazione né dal punto di vista della
legalità, né da quello della legittimità tenuto conto del peso storico, demografico,
politico, economico e culturale dell’Italia in seno alla Comunità Europea.
E’ il presupposto di partenza che è sbagliato nella misura
in cui la questione linguistica non solo non è regolata secondo la lettera e
lo spirito dei Trattati ma non viene neanche affrontata in un’ottica di interesse
generale dell’Europa e al servizio del suo progetto di integrazione, progetto
che dovrebbe comportare la messa a disposizione dei cittadini europei di tutto
il patrimonio culturale comune, ma solo in un’assurda logica di espansionismo
coloniale e di “business”.
Il processo di integrazione dell’Europa è invece ben
altro che un’impresa di carattere commerciale.
Le cosiddette lingue internazionali che sono diventate
tali attraverso le conquiste militari, la colonizzazione e lo sfruttamento di
popolazioni inermi, non sono necessariamente le più importanti e le più adeguate
a costruire l’Europa, a rappresentarla, a diffonderne i valori, a educare i
giovani europei al vivere insieme.
All’interno delle frontiere dell’Europa le lingue più
importanti sono quelle che le hanno conferito identità, sono quelle il cui spessore
culturale brilla di luce propria sull’intero pianeta, sono quelle il cui peso
demografico le rende imprescindibili.
I locutori extra-europei dei vari Paesi del Mondo, non
contano perché non sono “cittadini europei” e i loro Paesi non sono coinvolti
nel processo di integrazione che investe l’Europa.
La componente italiana, presente sin dalla nascita del
progetto di integrazione, fa parte del tessuto connettivo della costruzione
europea e vi assume un ruolo fondamentale.
Far sparire l’italiano dal contesto di integrazione dell’Europa
sarebbe un inammissibile raggiro, una frode nei confronti di tutti i cittadini
europei.
L’italiano pur non essendosi imposto attraverso le conquiste
militari è, di fatto, una lingua internazionale, appresa e parlata nel mondo
intero per l’accesso che dà allo straordinario patrimonio archeologico, artistico,
culturale, spirituale che l’Italia possiede.
L’italiano è la lingua della musica, la lingua della
Santa Sede, è la lingua della Pace e della Non violenza e resta, malgrado tutto,
la sola, vera, naturale “lingua franca” di tutto il bacino mediterraneo.
L’italiano è una lingua chiara, armoniosa, logica e rigorosa,
matrice della creatività italiana, gioiello del patrimonio culturale europeo,
non vedo veramente perché mai dovrebbe, in seno al processo di costruzione dell’Europa,
lasciare il passo ad altre lingue per farsi rappresentare.
Permettere che si compia un tale misfatto significherebbe
spogliare l’insieme dei cittadini europei di una dimensione irrimpiazzabile
del retaggio culturale che gli appartiene. (Anna Maria Campogrande*-Ora Italia/
*Presidente di Athena Associazione per