INFORM - N. 128 - 5 luglio 2007


POLITICA E SOCIETA’

Franco Narducci parla della crisi della politica italiana

“Gli scandali hanno una ricaduta negativa all’estero e non passano fra l’indifferenza delle nostre comunità nel mondo”

 

ROMA - Dall’incontro nazionale degli amministratori aclisti, appena conclusosi a Roma, è emersa la necessità di affrontare la crisi della politica italiana attraverso una paziente ricostruzione dei legami con i cittadini che parta dalla valorizzazione del territorio e delle risorse del volontariato. Una lotta, volta alla creazione di nuove forme di partecipazione, che isoli il pericoloso emergere in Italia dell’anti-politica. Una dimensione della nostra società che ormai da anni viene alimentata dai continui scandali. Processi mediatici, più o meno importanti, che quasi sempre però superano i confini nazionali e fanno sentire i loro effetti anche all’estero. Su questo aspetto e sul problema della crescente distanza che separa il cittadino comune dalla politica abbiamo raccolto, a lato dell’incontro delle Acli, il parere del deputato dell’Ulivo Franco Narducci, eletto nella ripartizione Europa.

Oggi nel nostro paese si parla molto della crisi dei partiti e del progressivo distacco della popolazione dalla classe politica. Lei crede che questo dibattito si basi su argomentazioni reali ?

E’ innegabile che in Italia vi sia distanza fra la politica ed i cittadini e io credo che questo non sia solo un problema legato ai costi della stessa attività politica. Non bisogna dimenticare che stiamo vivendo una lunga transizione che è partita dagli scandali del 1992. Tutta questa vacuità del ceto politico, che dovrebbe stare al servizio del paese, non ha fatto altro che aumentarne le distanze dalla macro società italiana e, come avviene spesso in questi casi, ci troviamo di fronte a del vero, ma anche a delle esagerazioni. Oggi tutti parlano dei costi e dei privilegi dei politici, ma se io dovessi fare un paragone fra la realtà politica italiana e quella di altri paesi europei non troverei distanze abissali perché sono sicuramente sullo stesso piano. E’ invece vero che il differenziale fra il ceto politico e una parte consistente del paese è, dal punto di vista delle retribuzioni, molto più marcato che non in Germania, Francia o Inghilterra. Io comunque credo che il problema reale dell’Italia si annidi nell’enormità dei tanti sprechi messi in atto che sicuramente non hanno eguali in altri paesi.

Ma come si potrebbero limitare gli alti costi della pubblica amministrazione  e della politica che sottraggono risorse vitali al nostro paese?

Non è solo la questione delle auto blu, ma bisogna ad esempio capire che senso abbiano oggi nel mondo strumenti amministrativi come le province che in Italia continuano ad aumentare di numero. Al contrario in altri paesi, come la Svizzera, si stanno verificando dei processi inversi con la nascita dei macrocomuni. Dall’accorpamento di otto comuni, passato attraverso le decisioni referendarie delle popolazioni interessate, è infatti nata la grande Lugano. In questo senso potrebbe inoltre essere unificata la gestione dei servizi delle anagrafi presenti nei piccoli comuni. Tutto questo consentirebbe di limitare quegli sprechi improduttivi che sottraggono risorse alla crescita del paese e alimentano l’anti-politica .

Ma il problema della disaffezione dei cittadini italiani verso la politica quale ricaduta ha sulle collettività nel mondo e soprattutto sulle nuove generazioni che spesso hanno difficoltà a gestire il rapporto con il paese d’origine?

Per gli italiani all’estero la situazione è diversa, anche perché i nostri connazionali nel mondo hanno avuto modo di selezionare e votare direttamente i loro rappresentanti in Parlamento. In Italia, a causa delle liste bloccate, questo non è avvenuto e credo che alla fine ciò abbia aumentato ulteriormente il senso del distacco fra la politica e la società civile. Le giovani generazioni italiane all’estero sono interessate prima di tutto alla politica dei paesi di residenza e sviluppano il loro legame con l’Italia attraverso altri processi. Sicuramente però anche i giovani connazionali nel mondo hanno letto di vallettopoli e questo chiaramente non ha aumentato la loro considerazione nei confronti del paese d’origine. Io credo che l’Italia dovrebbe finalmente superare questo decennio di crisi e di scandali che si riflette negativamente all’estero, intaccando la stima e l’affetto che strati della popolazione hanno nei confronti del nostro paese. A testimonianza del fatto che tutto questo non passa fra l’indifferenza delle nostre comunità nel mondo lo scorso lunedì sono stato a Berna, insieme al senatore Micheloni e al deputato Farina, per discutere del rapporto fra politica e morale in Italia e in Svizzera. Bisogna infatti ricordare che i problemi legati alla gestione della cosa pubblica si manifestano in tutti i paesi. A riprova di ciò basta ricordare lo scandalo dei finanziamenti ai partiti tedeschi. In quella occasione Helmut Kohl, l’autore della riunificazione tedesca, assunse su di sé con grande dignità tutte le responsabilità, evitando così che lo scandalo travolgesse l’intera politica tedesca. (Goffredo Morgia - Inform)

 

 


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