OPINIONI
Marcianò (Enas/Ugl) sul referendum elettorale
“Un contributo fondamentale a difesa della
raccolta delle firme dovrebbe pervenire dai parlamentari eletti nella circoscrizione
Estero”.
PERTH - Più che alle inutili e costosissime “missioni”
che oltretutto sottraggono al Ministero degli Esteri ingenti risorse a discapito delle rappresentanze
diplomatiche, i parlamentari eletti all’estero dovrebbero presiedere e partecipare
attivamente nelle loro ripartizioni per difendere la libertà, la democrazia
e, soprattutto, per riaffermare e
tutelare i principi ispiratori della Legge Tremaglia, a cui devono moltissimo, messi in discussione dall’attuale sistema politico
che, di fatto, sta rendendo marginale il coinvolgimento degli italiani all’estero
all’importante iniziativa referendaria.
L’autoconservazione invocata da autorevoli rappresentanti
del Governo per giustificare la scelta antireferendaria ci fa capire quanto
sia preoccupante il livello di tenuta della nostra democrazia sempre più soggetta
a “ricatti” e pressioni di microcomponenti politiche che si alternano nel ruolo
di destabilizzatori della politica italiana. In questo contesto l’atteggiamento
di apparente neutralità dimostrato dai rappresentanti eletti all’estero, in
realtà, soddisfa le richieste di quei gruppi politici dell’attuale maggioranza
che con la vittoria del movimento referendario sarebbero costretti a rivedere
le loro strategie o addirittura sparire dalla scena politica.
L’intervento dei parlamentari “esteri” a difesa del diritto
d’informazione e tutela dell’istituto referendario potrebbe essere l’occasione
per rialzarsi da una sempre più pericolosa caduta di consensi riconducibile
alle disattese degli impegni elettorali, tra i quali, proprio la riforma della
legge elettorale che nel programma dell’Ulivo venne classificata “un’emergenza
nazionale”. (Ernesto Marcianò*-
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Responsabile Enas/Ugl Western Australia