CULTURA
Il “Mundus Novus” di Amerigo Vespucci in
una nuova traduzione
ROMA – “...Ancora più difficile, una volta scoperto il
Nuovo Mondo, era vederlo, capire che era nuovo, tutto nuovo, diverso da tutto
ciò che ci si era sempre aspettati di trovare come nuovo...” scriveva Italo
Calvino.
L'idea del Mondo Nuovo è parte del nostro immaginario
e metafora dei rapporti tra Europa e Americhe. E' un motivo dominante A partire dall’idea di Mondo Nuovo si è disegnata
gran parte della mappa della letteratura colonialista e pluriamericana, così
come oggi è una costante nella letteratura della migrazione e della decolonizzazione.
Ricostruendo le vicende che hanno portato all’invenzione del nome dell'America,
avventurandosi perciò tra le ambiguità della storia e delle idee, si raggiunge
un testo che naviga nella sorgente della storia moderna: il Mundus Novus (1504)
di Amerigo Vespucci.
Ora, attraverso la moderna traduzione e una inedita lettura
di Cristiano Spila (Mundus Novus di Amerigo Vespucci, Città Aperta Edizioni)
si delinea un nuovo itinerario di ricerca e discussione, perché il mito del
Nuovo Mondo coinvolge il nostro immaginario, e il nome America ci porta all'origine
della modernità.
Cristiano Spila è dottore di ricerca in Italianistica
all'Università di Roma "