INFORM - N. 126 - 3 luglio 2007


CULTURA

Il “Mundus Novus” di Amerigo Vespucci in una nuova traduzione 

 

ROMA – “...Ancora più difficile, una volta scoperto il Nuovo Mondo, era vederlo, capire che era nuovo, tutto nuovo, diverso da tutto ciò che ci si era sempre aspettati di trovare come nuovo...” scriveva Italo Calvino.

L'idea del Mondo Nuovo è parte del nostro immaginario e metafora dei rapporti tra Europa e Americhe. E' un motivo dominante  A partire dall’idea di Mondo Nuovo si è disegnata gran parte della mappa della letteratura colonialista e pluriamericana, così come oggi è una costante nella letteratura della migrazione e della decolonizzazione. Ricostruendo le vicende che hanno portato all’invenzione del nome dell'America, avventurandosi perciò tra le ambiguità della storia e delle idee, si raggiunge un testo che naviga nella sorgente della storia moderna: il Mundus Novus (1504) di Amerigo Vespucci.

Ora, attraverso la moderna traduzione e una inedita lettura di Cristiano Spila (Mundus Novus di Amerigo Vespucci, Città Aperta Edizioni) si delinea un nuovo itinerario di ricerca e discussione, perché il mito del Nuovo Mondo coinvolge il nostro immaginario, e il nome America ci porta all'origine della modernità.

Cristiano Spila è dottore di ricerca in Italianistica all'Università di Roma "La Sapienza" e si è occupato di vari temi culturali e dei storia di generi letterari. Ha pubblicato il volume “Cani di pietra. L'epicedio cinofilo nella letteratura del Cinquecento” (Roma, Quiritta, 2002) e l'antologia  “Irregolari e manieristi del Cinquecento” (Introduzione di M. Mari, Roma, Poligrafico dello Stato, 2004). Recentemente ha pubblicato, con Giuseppe Crimi, il libro “Nanerie del Rinascimento” (Manziana, Vecchiarelli, 2006). (Inform)

 


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