DIRITTI
UMANI
Convegno alla Camera sulle condizioni di
vita dei detenuti nelle carceri europee e dell’America Latina
Fra i reclusi nelle case di pena sud americane
anche numerosi italiani. Ve ne sono
Manconi: “ La tortura è una barbarie inutile
che per i paesi democratici rappresenta una regressione ed una sconfitta”
Bafile: “Sovraffollamento, corruzione e
impunità sono fra i mali più gravi dei centri di detenzione latinoamericani
”
ROMA - In occasione della Giornata mondiale contro la
tortura indetta dalle Nazioni Unite si è svolto alla Camera dei Deputati, presso
la sala delle Colonne di Palazzo Marini, il convegno internazionale sul tema
“Diritti umani e carceri in Europa e in America Latina”. L’incontro è stato
organizzato, con il patrocinio della Camera dei Deputati e del Comune di Roma,
dall’associazione Antigone, una struttura politico-culturale che dagli anni
ottanta opera per la tutela dei diritti umani e le garanzie nel sistema penale.
Antigone fa inoltre parte del progetto Eurosocial. Un’iniziativa nata
dall’accordo fra il ministeri della giustizia dell’Italia, del Brasile, dell’Argentina
e della Bolivia, che si prefigge di esportare in America Latina le buone pratiche
italiane e forme di monitoraggio che permettano di controllare il rispetto dei
diritti umani tra i detenuti e nelle aree di frontiera dove sono a rischio soprattutto
donne e i bambini. Il programma prevede anche forme di sostegno per i
detenuti dei paesi aderenti all’accordo che sono attualmente rinchiusi nelle
carceri italiane.
I lavori del convegno sono stati aperti dal sottosegretario
alla Giustizia Luigi Manconi che, dopo aver ricordato l’importanza dei contatti
sovranazionali intrapresi dall’Italia nel campo della giustizia con altre nazioni
e soprattutto con l’Argentina, ha evidenziato come a tutt’oggi la pratica della
tortura sia diffusa anche in paesi avanzati e con profonde radici democratiche,
dove questo mezzo di coercizione viene considerato una misura eccezionale da
adottare solo in casi d’emergenza. “In realtà - ha affermato Manconi - noi sappiamo
che la tortura è una barbarie inutile che per i paesi democratici rappresenta
una regressione ed una sconfitta. Solo eliminando la tortura dalle nazioni civilmente
più avanzate potremo sconfiggere questa piaga anche nei paesi con sistemi non
democratici”. Manconi si è inoltre detto favorevole alla soppressione dell’ergastolo,
una pena che appare motivata solo dall’ideologia della rivalsa, ed ha sostenuto
la necessità di creare anche in Italia un garante nazionale per i diritti delle
persone private della libertà. Un’entità autonoma per la tutela dei detenuti
che presto potrebbe divenire realtà.
Mariza Bafile (Ulivo), eletta nella ripartizione Sud
America, ha portato il saluto del Presidente della Camera Fausto Bertinotti
ed ha sottolineato come negli ultimi anni in America Latina, dove fino a poco
tempo fa erano di casa efferate dittature, siano stati fatti passi avanti
per quanto riguarda la difesa dei diritti umani. Un cammino ancora lungo però
che deve essere portato avanti fino in fondo se si vogliono tutelare le vittime
della tortura che, nella maggior parte dei casi sono persone povere, socialmente
poco influenti o detenuti sospettati di delitti.
“Tra i mali più gravi evidenziati in tutte le carceri
dell’America Latina - ha detto
Mariza Bafile ha inoltre segnalato come questa difficile
situazione sia resa ancora più grave dall’indifferenza dell’opinione pubblica
venezuelana che, turbata dall’alto tasso di violenza presente nella società,
non ha alcun interesse a fare pressione per ottenere dalle autorità il rispetto
dei diritti dei detenuti, nuovi investimenti per le costruzione di case di pena
e l’utilizzo di esperti qualificati per l’organizzazione e la conduzione degli
istituti penitenziari. Provvedimenti che invece sarebbero quanto mai auspicabili
anche per evitare che le attuali carceri contribuiscano ad aumentare la spirale
di violenza e degrado delle società sudamericane. La deputata dell’Ulivo ha
infine auspicato l’allargamento del progetto Eurosocial al Venezuela e ad altri
paesi dell’America latina.
Dal canto suo Remo Carlotto, presidente della commissione
per i Diritti Umani del Parlamento argentino, dopo aver evidenziato che la tortura
rappresenta il punto finale di un processo d’ingiustizia sociale e di emarginazione
della persona, ha spiegato come in Argentina, nel nome della sicurezza individuale,
siano state portate avanti carcerazioni di massa che hanno colpito soprattutto
gli esclusi. Un comportamento insensato che non ha bloccato la criminalità,
ma ha causato il sovraffollamento delle carceri ed ha inciso negativamente sulla
qualità della vita sanitaria ed alimentare dei detenuti. Carlotto ha inoltre
sottolineato come a tutt’oggi la pratica della tortura, ancora molto diffusa
anche nella provincia di Buenos Aires, vada combattuta con iniziative concrete,
come ad esempio la smilitarizzazione del sistema sanitario delle carceri e la
piena attuazione della Convenzione internazionale dell’Onu contro gli atti di
tortura. Una battaglia, quella per la tutela dei diritti umani, che potrebbe
anche rappresentare una valenza fondamentale per il processo d’integrazione
regionale avviato nell’ambito del Mercosur.
Nel corso del dibattito, coordinato da Alberto Filippi
del Comitato scientifico dell’associazione Antigone, Stefano Pratesi di Amnesty
International Italia ha sottolineato la necessità di uscire dalla cultura dell’indifferenza
e dal binomio “violazione dei diritti umani - maggiore sicurezza” che sta ridando
forza alla pratica della tortura. Pratesi ha ricordato come al momento nel mondo
la tortura sia ancora presente in 102 paesi. In questo contesto solo 54 Stati
hanno avviato le procedure per la ratifica del protocollo opzionale della Convenzione
Onu contro la tortura che prevede visite, da parte degli esperti internazionali
preposti alla tutela dei diritti umani, nei luoghi di detenzione.
Per quanto riguarda la situazione dell’Italia Pratesi
ha rilevato l’esigenza di adattare il nostro sistema normativo allo statuto
del Tribunale internazionale dell’Aja, il mancato inserimento nel codice italiano
del reato di tortura e la necessità di tenere alta la guardia sulla realtà migratoria
che per l’Italia rappresenta la nuova frontiera della tutela dei diritti umani.
Pratesi ha infine rilevato come spesso le vittime della tortura nel mondo siano
proprio i difensori dei diritti umani.
Dal canto suo il presidente della Commissione per i diritti
umani del Parlamento brasiliano Luiz Couto ha segnalato come la tortura in Brasile
sia stata lungamente praticata dalle forze dell’ordine, dai gruppi di sterminio
della criminalità organizzata e nei contesti dove il lavoro minorile presenta
situazioni di estremo degrado. Per far fronte a questa difficile situazione
nel 2002 il governo Lula ha lanciato una campagna contro la tortura con l’istituzione
di sportelli sul territorio, volti ad acquisire le denuncie delle vittime, e
di corsi mirati per la formazione della polizia. Couto ha inoltre sottolineato
l’esigenza sia di allargare la percezione legale della tortura, che spesso si
ferma ai danni fisici e non tutela le vittime di trattamenti coercitivi e disumani,
sia di promuovere una cultura di pace volta a combattere la violenza dello Stato,
la corruzione nelle carceri e l’alto grado d’impunità dei torturatori.
Il presidente del Comitato europeo per la prevenzione
della tortura Mario Palma ha rilevato come a tutt’oggi, nonostante lo strisciante
dibattito sulla legittimità delle forme di coercizione fisica e la disattenzione
dell’opinione pubblica su questi temi, la lotta alla tortura sia sostenuta da
un notevole patrimonio legislativo in cui il protocollo aggiuntivo della Convenzione
Onu, che contempla l’accesso nei luoghi di detenzione, rappresenta un elemento
fondamentale. Palma ha ricordato come negli anni 80 l’Unione europea abbia deciso
di affiancare alla Corte internazionale di Strasburgo, preposta al controllo
dell’applicazione della Convenzione Onu sulla tortura, un organo non giurisdizionale
che avesse accesso illimitato ai luoghi di privazione della libertà. Oggi questo
Comitato estende la sua azione di controllo su 47 paesi ed ha il potere, in
caso di ripetute inadempienze da parte dei governi, di rendere pubblica la sua
azione di monitoraggio nei luoghi di detenzione. Palma ha inoltre chiesto all’Italia
l’introduzione nell’ordinamento del reato di tortura, la ratifica del protocollo
aggiuntivo delle Nazioni Unite e la creazione di un organismo di monitoraggio
dei luoghi di detenzione e di privazione della libertà che affianchi l’opera
del magistrato di sorveglianza. (Goffredo Morgia -