CITTADINANZA
Per Marcello Alessio con la circolare n.
32 del Ministero dell’Interno ci sono ancora margini per equivoci
ROMA - La nota di ieri dei deputati ulivisti eletti all’estero
Gino Bucchino e Marco Fedi (v.
Contrariamente a quanto affermato dai due parlamentari,
alla circolare K28-1 del 1991 non vanno fatti risalire i ritardi dei consolati
nel definire le pratiche di riconoscimento. Tali ritardi nel 1991 ancora non
esistevano. Allora dei riconoscimenti di cittadinanza si cominciava appena a
parlare, e pochi avrebbero immaginato che presto si sarebbero formate le famose
"file"; comunque, nessuno all'epoca avrebbe messo in dubbio che l'iscrizione
anagrafica, detta anche "residenza", fosse riservata ai soggiornanti
di lungo periodo, in genere per motivi di lavoro (come nel caso dei calciatori)
o di famiglia.
Il principio che anche i soggiornanti "brevi"
potessero ottenere la residenza - spiega Alessio - principio in qualche modo
rivoluzionario (e infatti non ancora ben digerito da un gran numero di ufficiali
di stato civile) è stato posto solo alla fine del 2002, dopo che i ritardi dei
consolati avevano assunto caratteristiche di probabile irreversibilità: e a
stabilirlo, nel dicembre, è stata la circolare n. 28, firmata dal Prefetto Ciclosi,
che all'epoca era Direttore Centrale per i Servizi Demografici (incarico oggi
tenuto dal Prefetto Porzio) e attualmente è Vice Capo Dipartimento per le Libertà
Civili e l'immigrazione.
Anche nella sua attuale veste, egli continua a dimostrarsi
sempre sensibile alla situazione dei
discendenti che cercano di ottenere il riconoscimento in Italia, e infatti ha
partecipato, insieme con funzionari dello stesso Dipartimento dell' Immigrazione
e altri provenienti da quello degli Affari Territoriali, alle riunioni tenutesi
fin dall'aprile scorso fra Ministeri dell'Interno e degli Esteri, per fronteggiare
l'emergenza che si era creata soprattutto in Brasile dopo l’abolizione dei permessi
di soggiorno di breve durata per visite, affari, turismo e studio.
Per Alessio è quasi una forzatura attribuire il merito
della circolare del Ministero dell'Interno n. 32 del 13 giugno scorso, firmata
dal Prefetto Porzio al CGIE e al lavoro dei parlamentari eletti all'estero,
che resta comunque una iniziativa utile e meritoria: la circolare n. 32 era
"matura", e probabilmente era pronta, già da un bel pezzo, e l'ordine
del giorno Petruzziello dell'11 maggio, con cui il CGIE sollecitava la soluzione
del problema, non si qualificava tanto per la richiesta, piuttosto rituale,
di accelerare i tempi; quanto per l'invito a non demonizzare le pratiche di
riconoscimento effettuate in Italia, contrapponendole moralisticamente a quelle
che sempre più lentamente vengono svolte dai consolati; ma soprattutto, per
l'auspicio che continuassero le riunioni fra i due Ministeri, proprio allo scopo
di addivenire a una soluzione che fosse tecnicamente più chiara e meno contestabile
di quella trovata nel 2002.
Chiarezza, tuttavia, che non si sarebbe realizzata neppure
con la circolare Porzio del 13 giugno scorso, la quale lascerebbe ancora parecchi
margini a equivoci e difformità applicative. Del resto - conclude Alessio -,
se il Ministero dell'Interno continua ad essere lasciato praticamente solo a
gestire questo delicato problema, e se quello degli Esteri non si decide ad
assumere un atteggiamento davvero costruttivo, non si può sperare in molto di
più. (