CITTADINANZA
Sul
Notiziario DS/Cittadini del Mondo, giugno 2007
Gennaro Sposato: “Per una legge sulla cittadinanza
unitaria ed inclusiva”
Le dichiarazioni di Ferrigno alimentano
ROMA - La cittadinanza, quale criterio di appartenenza
di una persona a uno Stato nazionale nonché status che permette l’attribuzione
di diritti e doveri ai suoi titolari, ha accompagnato la nascita e la crescita
degli Stati nazionali così come li conosciamo noi oggi. L’evoluzione quindi
della concezione e del ruolo della comunità statale richiede una contestuale
evoluzione ed un adattamento dell’istituto della cittadinanza alle nuove condizioni.
Solo con un istituto della cittadinanza moderno, adeguato ai tempi che stiamo
vivendo e alla composizione della popolazione che vive sui nostri territori,
le nostre società possono dirsi rispettose della dignità delle persone.
Per l’Italia è ora giunto il momento di adeguare la propria
disciplina sullo status civitatis ai profondi cambiamenti che il nostro paese
ha attraversato negli ultimi decenni. Se il criterio dello jus sanguinis, che
prevede l’attribuzione della cittadinanza italiana per discendenza, aveva un
senso nell’Italia del passato, caratterizzata da forti movimenti migratori in
uscita, oppure anche in Germania, dove la nazione non si è costituita intorno
ad una concezione politica dell’appartenenza bensì sull’appartenenza ad una
comunità linguistica ed etno-culturale, si può ora senza dubbio sostenere che
le moderne società, caratterizzate da forti e importanti fenomeni migratori
(anch’essi composti in modo del tutto eterogeneo, studenti, lavoratori, rifugiati
politici ecc.) e quindi dalla presenza sui nostri territori di persone di diversa
provenienza e appartenenza etnica, linguistica e culturale, richiedono un adeguamento
della concezione dell’appartenenza e quindi dell’attribuzione di diritti e doveri.
Chi vive in Italia e sceglie di collocare qui il proprio
centro di vita nonché il futuro dei propri figli, è e deve essere italiano e
quindi destinatario di tutti i diritti e doveri che riconosciamo alla popolazione
“autoctona”. Questo comporta che alla tradizionale attribuzione della cittadinanza
per discendenza, bisogna affiancare quella per nascita (jus soli) e per residenza
(jus domicilii). E’ questo l’orientamento che l’Unione Europea ha indicato ai
propri stati membri e che in Italia ha finalmente trovato una risposta nella
riforma della cittadinanza presentata dai parlamentari del Centrosinistra ed
ora in esame alle Camere.
Come però accade con ogni tentativo dell’attuale maggioranza
di adeguare l’impianto amministrativo, normativo e sociale del nostro paese
alla realtà, anche la riforma della cittadinanza ha suscitato le consuete polemiche
strumentali e faziose da parte dei soliti noti del Centrodestra. Per il tema
in questione ci ha pensato Salvatore Ferrigno, deputato forzista eletto negli
USA, il quale recentemente ha ben pensato di intervenire sull’argomento lanciando
lo slogan “Chi nasce italiano, ha diritto di morire italiano!” (v.
Chi però si occupa seriamente e responsabilmente dei
problemi delle persone, ed in particolare dei diritti dei migranti, sa bene
che l’istituto della cittadinanza è uno ed indivisibile, e che per fare una
politica seria e lungimirante su questi temi bisogna affrontarne tutte le sfaccettature
insieme in modo organico, coniugando e portando a sintesi le pur diverse istanze
e situazioni.
E’ quindi giusto e doveroso riflettere sulle esigenze
degli italiani all’estero che vogliono riacquistare la cittadinanza italiana
avendola persa per i più svariati motivi, ma è altrettanto doveroso riflettere
sul diritto di chi vive, lavora, studia e partecipa alla vita sociale in Italia
ad essere cittadino di questo paese. I tentativi di contrapporre le persone
che spesso sono nate in Italia e che conoscono il proprio “paese di origine”
solo attraverso i racconti dei propri genitori, agli italiani emigrati e residenti
in altri paesi, mira esclusivamente al risultato ultimo di ostacolare il riconoscimento
dei diritti dei primi a favore di quello dei secondi.
Ferrigno dovrebbe però tener presente che gli italiani
all’estero sono stati essi stessi emigranti e che hanno vissuto sulla propria
pelle le difficoltà che deve affrontare chi decide di lasciare il proprio paese
per integrarsi in una società diversa dalla propria. L’Italia si ricorderà in
modo coerente e responsabile degli italiani all’estero e quindi del proprio
passato di paese di emigrazione, solo se saprà dotarsi di una legge sulla cittadinanza
moderna, avanzata ed inclusiva, e se saprà riservare alle persone che cercano
ospitalità in Italia il trattamento che gli italiani all’estero avrebbero voluto
ricevere negli altri paesi. (Gennaro Sposato, Ds Italiani nel Mondo/