Su
“Tribuna Italiana l’editoriale del direttore Marco Basti
Una soluzione per la rete consolare
BUENOS AIRES - Ancora una volta la questione della rete
consolare, dei servizi che devono prestare i consolati italiani presenti in
una novantina di Paesi, occupano le pagine del nostro giornale, così come continua
a provocare fiumi di parole in altri media e nei convegni che si occupano delle
problematiche degli italiani all’estero.
Per citare solo alcune di tali notizie, leggiamo qui
sopra il comunicato dell’Agente consolare d’Italia a Morón invitando i connazionali
che saranno convocati per completare la loro iscrizione all’Anagrafe a farlo
pena l’esclusione dall’AIRE e dall’Elenco elettorale. Poi qui a fianco la categorica
richiesta del sen. Pallaro al governo: “Dovete trovare il personale per i consolati”.
La richiesta del suo collega eletto in Brasile Edoardo Pollastri, che ricorda
come di fronte alla crescente domanda di servizi: “i Consolati sono costretti
ad un’attività intensa cui non corrispondono, al di là dell’impegno del personale,
strutture adeguate”. Continuando con l’elenco, è di pochi giorni orsono il comunicato
del Consolato generale d’Italia a Buenos Aires che ha annunciato la chiusura
del Viceconsolato d’Italia a San Isidro, a causa delle dimissioni del Vice console
onorario Di Raimondo, tra l’altro per le risorse, ogni anno in diminuzione,
destinate dallo Stato italiano, per far fronte alle spese di funzionamento.
A Montevideo, nella villetta recentemente acquistata
per la nuova sede consolare italiana nella capitale uruguaiana, il Vice ministro
Danieli ha parlato della questione. "Ci sono un milione e 60mila richieste
di riconoscimento della cittadinanza italiana nel mondo", ha detto. "500
mila vengono dal Brasile, 500 mila dall'Argentina, 21mila dall'Uruguay, quindi
quasi la totalità da questa zona del mondo. Il governo italiano deve allora
fare una riflessione su questo fenomeno, perché ci sono casi noti di persone
che si sono arricchite chiedendo ad altri, che non ne avevano intenzione, di
richiedere la cittadinanza. Abbiamo ricevuto domande per discendenti italiani
basati sulla presenza in questi Paesi di trisavoli vissuti nel 1780". "Tuttavia
- ha proseguito il Vice ministro - visto che la legge sulla cittadinanza attualmente
in discussione vedrà il riconoscimento del diritto alle donne nate in Italia
prima del 1948 e ai loro discendenti di essere cittadini italiani e consentirà
di riaprire il termine delle domande a chi le aveva fatte scadere, visto che
saranno introdotte altre funzioni nei Consolati come il rilascio del passaporto
elettronico e della carta d'identità, intendiamo aumentare l'organico".
I soldi ancora non ci sono, dovrebbero saltare fuori dalla prossima finanziaria
e in parte dal tesoretto che dovrebbe rendersi utile entro la fine del prossimo
mese. I soldi, 27 milioni di euro in tutto, permetterebbero di assumere a ruolo
cento dipendenti della Farnesina, da ripescare tra gli idonei nel concorso del
Ministero di due anni fa, e altri due - trecento addetti sul luogo, da formare
ed affiancare al personale consolare. Questo porterebbe ad alleviare lo stato
di grave difficoltà in cui versano tanti Consolati nel mondo”. Certo che, come
sostenuto dall’on. Merlo a San Paolo: “il dibattito sulla legge della cittadinanza
è un problema urgente, ma il Governo non può aspettare l’approvazione della
nuova legge come requisito previo ad un intervento per
migliorare
Perché c’è il fatto che in molti consolati non si fanno
pratiche di riconoscimento della cittadinanza, ma comunque le sedi consolari
non ce la fanno. Perché oltre a quelle, ci sono le pratiche abituali e per passaporto
elettronico e per rilascio della carta d’identità, di cui i Consolati devono
occuparsi, ci sono altre questioni, come l’IT Card, la carta di sconti in Italia
creata dal MAE per favorire il turismo di ritorno o la raccolta di firme per
il referendum sulla riforma elettorale, che i consolati dovrebbero ricevere,
anche se qualche abbonato ci ha telefonato per dire che, rivoltosi alla sede
consolare di appartenenza, gli hanno risposto che non ne erano al corrente.
In altre parole, non solo il lavoro tradizionale, non
solo il rendere efficiente ed efficace l’Anagrafe, non solo la promozione del
made in Italy, le agevolazioni per il turismo di ritorno, non solo le pratiche
legate alla partecipazione politico-elettorale dei connazionali all’estero.
Il lavoro dei consolati, è aumentato perché è cresciuto notevolmente il numero
degli utenti, ma è aumentato anche perché sono
aumentate di molto le funzioni che essi devono svolgere.
Tutto questo senza che siano state aumentate neanche
lontanamente, nella stessa misura, le risorse umane e finanziarie. Ci sono,
è vero, vari edifici nuovi o ristrutturati, più funzionali e accoglienti ma,
mancando il personale sufficiente, sono come scatole vuote, perché continuano
le attese, i rinvii, i malumori.
Ora il Vice ministro annuncia che potrebbero arrivare
duecento o trecento addetti in più. Se l’annuncio si concretasse in quella misura,
potremo parlare di vera e propria rivoluzione per la rete consolare. Le condizionali
però sono tante per cui anche l’ottimismo - o meglio parlare di realismo - va
sostanzialmente ridimensionato.
I soldi ancora non ci sono, ha detto il Vice ministro,
e dovrebbero essere previsti nella prossima Finanziaria o magari nel famoso
tesoretto. Difficile credere che dal tira e molla attorno ai soldi racimolati
dal ministro Padoa-Schioppa, in cui sono impegnati ministri sottosegretari e
leader vari della maggioranza, si riesca ad ottenere qualcosa.
Bisognerà attendere la difficile battaglia della Finanziaria,
che ogni anno impegna durante mesi governo opposizione e parti sociali in strenue
discussioni.
In fondo alla questione, c’è sempre una visione antica
della presenza italiana all’estero, di una parte importante della politica e
dell'intellighenzja italiana, che vedono le nostre comunità solo come il frutto
di un antico passato di emigrazione, col quale pochi vogliono avere a che vedere.
Più che una risorsa le comunità all’estero - sulle quali investire come reclama
da tempo Pallaro - sono per loro un disturbo inevitabile, per cui, anche se
non posson fare a meno di destinare fondi, lo fanno col contagocce. La vecchia
definizione di italiani di serie B, è sempre valida e la rete consolare ne è
la dimostrazione.
Una rete consolare che nel Sud America (ma non mancano
lamentele in altre zone del mondo) il predecessore di Danieli, Mirko Tremaglia
definì indegna di un Paese civile.
Da allora non è cambiato molto, anzi, non è cambiato
quasi niente. (Marco Basti-Tribuna Italiana/