INFORM - N. 118 - 20 giugno 2007


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Su “Tribuna Italiana l’editoriale del direttore Marco Basti

Una soluzione per la rete consolare

 

BUENOS AIRES - Ancora una volta la questione della rete consolare, dei servizi che devono prestare i consolati italiani presenti in una novantina di Paesi, occupano le pagine del nostro giornale, così come continua a provocare fiumi di parole in altri media e nei convegni che si occupano delle problematiche degli italiani all’estero.

Per citare solo alcune di tali notizie, leggiamo qui sopra il comunicato dell’Agente consolare d’Italia a Morón invitando i connazionali che saranno convocati per completare la loro iscrizione all’Anagrafe a farlo pena l’esclusione dall’AIRE e dall’Elenco elettorale. Poi qui a fianco la categorica richiesta del sen. Pallaro al governo: “Dovete trovare il personale per i consolati”. La richiesta del suo collega eletto in Brasile Edoardo Pollastri, che ricorda come di fronte alla crescente domanda di servizi: “i Consolati sono costretti ad un’attività intensa cui non corrispondono, al di là dell’impegno del personale, strutture adeguate”. Continuando con l’elenco, è di pochi giorni orsono il comunicato del Consolato generale d’Italia a Buenos Aires che ha annunciato la chiusura del Viceconsolato d’Italia a San Isidro, a causa delle dimissioni del Vice console onorario Di Raimondo, tra l’altro per le risorse, ogni anno in diminuzione,  destinate dallo Stato italiano, per far fronte alle spese di funzionamento.

A Montevideo, nella villetta recentemente acquistata per la nuova sede consolare italiana nella capitale uruguaiana, il Vice ministro Danieli ha parlato della questione. "Ci sono un milione e 60mila richieste di riconoscimento della cittadinanza italiana nel mondo", ha detto. "500 mila vengono dal Brasile, 500 mila dall'Argentina, 21mila dall'Uruguay, quindi quasi la totalità da questa zona del mondo. Il governo italiano deve allora fare una riflessione su questo fenomeno, perché ci sono casi noti di persone che si sono arricchite chiedendo ad altri, che non ne avevano intenzione, di richiedere la cittadinanza. Abbiamo ricevuto domande per discendenti italiani basati sulla presenza in questi Paesi di trisavoli vissuti nel 1780". "Tuttavia - ha proseguito il Vice ministro - visto che la legge sulla cittadinanza attualmente in discussione vedrà il riconoscimento del diritto alle donne nate in Italia prima del 1948 e ai loro discendenti di essere cittadini italiani e consentirà di riaprire il termine delle domande a chi le aveva fatte scadere, visto che saranno introdotte altre funzioni nei Consolati come il rilascio del passaporto elettronico e della carta d'identità, intendiamo aumentare l'organico". I soldi ancora non ci sono, dovrebbero saltare fuori dalla prossima finanziaria e in parte dal tesoretto che dovrebbe rendersi utile entro la fine del prossimo mese. I soldi, 27 milioni di euro in tutto, permetterebbero di assumere a ruolo cento dipendenti della Farnesina, da ripescare tra gli idonei nel concorso del Ministero di due anni fa, e altri due - trecento addetti sul luogo, da formare ed affiancare al personale consolare. Questo porterebbe ad alleviare lo stato di grave difficoltà in cui versano tanti Consolati nel mondo”. Certo che, come sostenuto dall’on. Merlo a San Paolo: “il dibattito sulla legge della cittadinanza è un problema urgente, ma il Governo non può aspettare l’approvazione della nuova legge come requisito previo ad un intervento per  migliorare la Rete Consolare.”

Perché c’è il fatto che in molti consolati non si fanno pratiche di riconoscimento della cittadinanza, ma comunque le sedi consolari non ce la fanno. Perché oltre a quelle, ci sono le pratiche abituali e per passaporto elettronico e per rilascio della carta d’identità, di cui i Consolati devono occuparsi, ci sono altre questioni, come l’IT Card, la carta di sconti in Italia creata dal MAE per favorire il turismo di ritorno o la raccolta di firme per il referendum sulla riforma elettorale, che i consolati dovrebbero ricevere, anche se qualche abbonato ci ha telefonato per dire che, rivoltosi alla sede consolare di appartenenza, gli hanno risposto che non ne erano al corrente.

In altre parole, non solo il lavoro tradizionale, non solo il rendere efficiente ed efficace l’Anagrafe, non solo la promozione del made in Italy, le agevolazioni per il turismo di ritorno, non solo le pratiche legate alla partecipazione politico-elettorale dei connazionali all’estero. Il lavoro dei consolati, è aumentato perché è cresciuto notevolmente il numero degli utenti, ma è aumentato anche perché  sono aumentate di molto le funzioni che essi devono svolgere.

Tutto questo senza che siano state aumentate neanche lontanamente, nella stessa misura, le risorse umane e finanziarie. Ci sono, è vero, vari edifici nuovi o ristrutturati, più funzionali e accoglienti ma, mancando il personale sufficiente, sono come scatole vuote, perché continuano le attese, i rinvii, i malumori.

Ora il Vice ministro annuncia che potrebbero arrivare duecento o trecento addetti in più. Se l’annuncio si concretasse in quella misura, potremo parlare di vera e propria rivoluzione per la rete consolare. Le condizionali però sono tante per cui anche l’ottimismo - o meglio parlare di realismo - va sostanzialmente ridimensionato.

I soldi ancora non ci sono, ha detto il Vice ministro, e dovrebbero essere previsti nella prossima Finanziaria o magari nel famoso tesoretto. Difficile credere che dal tira e molla attorno ai soldi racimolati dal ministro Padoa-Schioppa, in cui sono impegnati ministri sottosegretari e leader vari della maggioranza, si riesca ad ottenere qualcosa.

Bisognerà attendere la difficile battaglia della Finanziaria, che ogni anno impegna durante mesi governo opposizione e parti sociali in strenue discussioni.  

In fondo alla questione, c’è sempre una visione antica della presenza italiana all’estero, di una parte importante della politica e dell'intellighenzja italiana, che vedono le nostre comunità solo come il frutto di un antico passato di emigrazione, col quale pochi vogliono avere a che vedere. Più che una risorsa le comunità all’estero - sulle quali investire come reclama da tempo Pallaro - sono per loro un disturbo inevitabile, per cui, anche se non posson fare a meno di destinare fondi, lo fanno col contagocce. La vecchia definizione di italiani di serie B, è sempre valida e la rete consolare ne è la dimostrazione.

Una rete consolare che nel Sud America (ma non mancano lamentele in altre zone del mondo) il predecessore di Danieli, Mirko Tremaglia definì indegna di un Paese civile.

Da allora non è cambiato molto, anzi, non è cambiato quasi niente. (Marco Basti-Tribuna Italiana/Inform) marcobasti@tribunaitaliana.com.ar


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