ASSOCIAZIONI
Le
Acli al convegno promosso a Bologna dalla CNE
Associazionismo in emigrazione, rappresentanza
e nuove generazioni
BOLOGNA - Una nutrita delegazione delle Acli ha partecipato
l’11 giugno a Bologna al convegno promosso dalla Consulta Nazionale dell'Emigrazione
(CNE), di cui le stesse Acli fanno parte.
Al centro del dibattito, due dei maggiori nodi critici
della realtà dell’emigrazione italiana oggi: la questione della rappresentanza
e quella del rapporto tra le generazioni.
Michele Consiglio - responsabile dell’Area Emigrazione
e Immigrazione delle Acli e vicepresidente delegato del Patronato – che insieme
a Roberto Volpini, coordinatore Acli Italiani nel mondo, ha guidato la delegazione,
ha formulato il suo apprezzamento non solo per il merito delle questioni messe
a tema, ma anche per il “metodo”, l’aver voluto cioè coinvolgere sin da subito
i rappresentanti delle Consulte regionali, con ciò centrando l’obiettivo di
procedere alla costruzione di una rete ampia tra i soggetti che operano per
gli italiani all’estero, ai diversi livelli e sui diversi versanti, associativo
e istituzionale. Per le Acli, erano infatti presenti dirigenti provenienti dalle
regioni Marche, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Trentino e Piemonte.
Si tratta – ha sottolineato Consiglio – di una questione
non secondaria, proprio per il merito delle questioni affrontate. A fronte di
una possibile frattura tra le generazioni, poter far conto su una continuità
di esperienza da parte di chi opera con e per gli italiani nel mondo è un punto
di forza.
La questione generazionale – ha poi aggiunto Consiglio
– non è legata in modo esclusivo alla realtà degli emigrati, essendo presente
in modo problematico anche nel nostro Paese e anche nel nostro Paese ponendo
la necessità di rinsaldare i legami attraverso un nuovo patto tra le generazioni.
Il riferimento alle origini e alla lingua, come fonte
di identità forte – in grado perfino di ridurre le pur grandi differenze regionali
– non sono più una risorsa “a portata di mano” per i giovani di seconda e terza
generazione, che si trovano a dover comunque affrontare percorsi di integrazione
senza la spinta a “fare comunità” che ha sostenuto i loro nonni o i loro genitori.
In questo senso – ha continuato Consiglio – il ruolo
dell’associazionismo è chiamato ad uno sforzo di attenzione e di ascolto, ma
anche di creatività, per comprendere i nuovi bisogni in campo e per accompagnare
la domanda di identità verso la costruzione di riferimenti comuni. L’impegno
delle associazioni su questo versante ha un valore distintivo e insostituibile,
essendo legato all’autonomia delle stesse organizzazioni che negli anni hanno
saputo creare e riprodurre condizioni di partecipazione e integrazione, fuori
da possibili strumentalità e oltre la logica stretta della rappresentanza.
Anche per questo – ha concluso Michele Consiglio – è
fondamentale che il CGIE continui a svolgere il suo ruolo, diretto e autonomo,
di espressione delle realtà associative, configurandosi come luogo di partecipazione
e costruzione comunitaria. (