INFORM - N. 112 - 12 giugno 2007


ASSOCIAZIONI

Le Acli al convegno promosso a Bologna dalla CNE

Associazionismo in emigrazione, rappresentanza e nuove generazioni

 

BOLOGNA - Una nutrita delegazione delle Acli ha partecipato l’11 giugno a Bologna al convegno promosso dalla Consulta Nazionale dell'Emigrazione (CNE), di cui le stesse Acli fanno parte.

Al centro del dibattito, due dei maggiori nodi critici della realtà dell’emigrazione italiana oggi: la questione della rappresentanza e quella del rapporto tra le generazioni.

Michele Consiglio - responsabile dell’Area Emigrazione e Immigrazione delle Acli e vicepresidente delegato del Patronato – che insieme a Roberto Volpini, coordinatore Acli Italiani nel mondo, ha guidato la delegazione, ha formulato il suo apprezzamento non solo per il merito delle questioni messe a tema, ma anche per il “metodo”, l’aver voluto cioè coinvolgere sin da subito i rappresentanti delle Consulte regionali, con ciò centrando l’obiettivo di procedere alla costruzione di una rete ampia tra i soggetti che operano per gli italiani all’estero, ai diversi livelli e sui diversi versanti, associativo e istituzionale. Per le Acli, erano infatti presenti dirigenti provenienti dalle regioni Marche, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Trentino e Piemonte.

Si tratta – ha sottolineato Consiglio – di una questione non secondaria, proprio per il merito delle questioni affrontate. A fronte di una possibile frattura tra le generazioni, poter far conto su una continuità di esperienza da parte di chi opera con e per gli italiani nel mondo è un punto di forza.

La questione generazionale – ha poi aggiunto Consiglio – non è legata in modo esclusivo alla realtà degli emigrati, essendo presente in modo problematico anche nel nostro Paese e anche nel nostro Paese ponendo la necessità di rinsaldare i legami attraverso un nuovo patto tra le generazioni.

Il riferimento alle origini e alla lingua, come fonte di identità forte – in grado perfino di ridurre le pur grandi differenze regionali – non sono più una risorsa “a portata di mano” per i giovani di seconda e terza generazione, che si trovano a dover comunque affrontare percorsi di integrazione senza la spinta a “fare comunità” che ha sostenuto i loro nonni o i loro genitori.

In questo senso – ha continuato Consiglio – il ruolo dell’associazionismo è chiamato ad uno sforzo di attenzione e di ascolto, ma anche di creatività, per comprendere i nuovi bisogni in campo e per accompagnare la domanda di identità verso la costruzione di riferimenti comuni. L’impegno delle associazioni su questo versante ha un valore distintivo e insostituibile, essendo legato all’autonomia delle stesse organizzazioni che negli anni hanno saputo creare e riprodurre condizioni di partecipazione e integrazione, fuori da possibili strumentalità e oltre la logica stretta della rappresentanza.

Anche per questo – ha concluso Michele Consiglio – è fondamentale che il CGIE continui a svolgere il suo ruolo, diretto e autonomo, di espressione delle realtà associative, configurandosi come luogo di partecipazione e costruzione comunitaria. (Inform)


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