INTEGRAZIONE
Incontro al Goethe Institut sull’integrazione
degli stranieri in Italia e in Germania
Quando il confronto fra esperienze migratorie
diviene ricerca di nuovi modelli d’inclusione sociale. Ferrero: “Dobbiamo riconoscere
l’identità plurale delle giovani generazioni e garantire i diritti sociali,
civili e religiosi dell’immigrato”. Böhmer: “Gli italiani hanno dato un valido
contributo all’evoluzione della nostra cultura quotidiana”
ROMA - Nell’ambito della manifestazione, dal titolo “Da
immigrato a cittadino”, l’Ambasciata tedesca in Italia e il Goethe - Institut
di Roma hanno organizzato la conferenza sul tema “L’integrazione degli immigrati
delle loro famiglie e dei giovani”. L’incontro, in collaborazione con
Otfried Garbe, dell’ambasciata in Italia della Repubblica
Federale di Germania ha ricordato la presenza sul suolo tedesco di quasi 7 milioni
di stranieri e di almeno 15 milioni di cittadini con genitori dai trascorsi
migratori. “L’Italia e
Il presidente della Caritas Italiana Francesco Montenegro
ha auspicato lo sviluppo di una riflessione sull’immigrazione condotta da più
punti di vista. Un dialogo, fondato sul reciproco ascolto, che al fine di arrivare
con rapidità ad una politica comune sull’immigrazione, dovrebbe essere applicato
anche nell’ambito dell’Unione Europea. “In Italia - ha spiegato Montenegro -
la comunità immigrata cresce di 300.000 unità all’anno con un impatto sulla
popolazione superiore a quello riscontrabile negli Stati Uniti”. Il presidente
della Caritas Italiana ha sottolineato la necessità di arrivare sulle tematiche
dell’immigrazione ad una mediazione di alto livello che sappia comporre le ragioni
dell’appartenenza politica con in valori superiori dell’integrazione, del rispetto
dei diritti umani e religiosi. Montenegro ha inoltre evidenziato come a tutt’oggi,
anche paesi con alle spalle lunghe esperienze d’accoglienza come Germania, Francia
e Gran Bretagna, siano costrette a navigare a vista sul fronte dell’integrazione.
“Su questo tema - ha spiegato - non valgono più le certezze del passato e dobbiamo
avere l’umiltà di porci alla ricerca. La recente storia dell’immigrazione ci
porta a dire che ormai siamo diventati tutti apprendisti in materia e dobbiamo
ricominciare insieme ai nuovi paesi d’immigrazione”. Montenegro ha infine rilevato
come la via italiana all’integrazione debba nascere dalla sperimentazione di
un processo sociale che tenga conto anche della risorsa rappresentata dalla
comunità cristiana presente in maniera capillare sul territorio.
Al momento la presenza degli immigrati in Germania è
pressoché doppia, rispetto a quella dei residenti stranieri in Italia che si
attestano intorno ai 3,5 milioni. Lo hanno evidenziato Franco Pittau e Luca
Di Sciullo, del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes. Nonostante
entrambi i paesi rappresentino forti poli d’attrazione per gli stranieri, l’Italia
presenta, con 300.000 unità all’anno, flussi d’ingresso maggiori rispetto alla
Germania che invece rileva un’immigrazione datata con una permanenza media degli
stranieri di 16,8 anni. Un’anzianità migratoria che sale a 24,3 anni per la
comunità italiana.
L’Italia si differenzia inoltre dalla Germania sia per
la varietà etnica delle comunità straniere presenti sul territorio, che provengono
in buona misura dal terzo mondo, sia per la forte tendenza a trasformarsi in
un paese d’insediamento stabile, dove all’’anno si effettuano 100.000 ricongiungimenti
familiari e nascono 52.000 bambini da coppie straniere. Di contro il nostro
paese presenta in questo contesto un’eccessiva strumentalizzazione politica
del fenomeno ed insoddisfacenti prassi amministrative. Nell’Italia, che stenta
a rispondere contemporaneamente alle esigenze degli immigrati stanziali ed a
quelle degli stranieri arrivati da poco, si evidenzia però la figura del mediatore
culturale, assente in Germania, che accompagna lo straniero nel suo percorso
d’integrazione.
Il nostro paese si caratterizza però anche per gli atteggiamenti
discriminatori nei confronti degli immigrati - il 60% dei lavoratori stranieri
si sente discriminato dai colleghi di lavoro - e gli aperti timori manifestati
dai padroni di casa che, nel 57% dei casi, sono contrari ad affittare le loro
abitazioni agli immigrati. Ancora da decifrare invece l’atteggiamento degli
italiani verso le seconde generazioni, anche se si evidenzia una certa stanchezza
della scuola che fino ad oggi ha facilitato l’ingresso degli immigrati nella
società. Contrassegnata da ombre anche l’immagine che la nostra opinione pubblica
ha degli stranieri. Il 58% degli italiani intervistati pensano infatti che gli
immigrati presentino un più elevato tasso di criminalità.
Dai ricercatori della Caritas sono state anche illustrate
le caratteristiche della città del futuro che, per essere accogliente, dovrà
essere internazionale, interculturale e interreligiosa.. “Tutte le città che
accolgono gli immigrati sono diventate internazionali - ha affermato Pittau
- questo che noi diciamo per l’Italia vale allo stesso titolo per
Il presidente dell’ufficio federale per
Del confronto con il mondo islamico ha parlato anche
Maria Böhmer, ministro federale aggiunto per la migrazione, i profughi e l’integrazione,
che ha inoltre evidenziato gli sforzi compiuti dalle autorità tedesche, insieme
alla società civile, ai sindacati e il mondo della cultura, per mettere a punto
un piano per l’integrazione che sarà presentato a settembre. Un progetto, fatto
di tanti piccoli passi, che punta in primo luogo sulla formazione linguistica
e professionale delle nuove generazioni. Un apprendimento, quello della lingua
locale, che per essere efficace dovrebbe prendere il via sin dalla scuola materna
e prevedere il coinvolgimento di almeno un genitore. “ Gli italiani -
ha affermato
Il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero ha
dal canto suo sottolineato come la realtà migratoria italiana stia vivendo un
momento di transizione in attesa che vengano approvate le nuove leggi sull’immigrazione,
sul ricongiungimento familiare e sulla cittadinanza. “ Stiamo modificando le
norme- ha affermato Ferrero - ma abbiamo bisogno di finanziamenti e dobbiamo
costruire le procedure dello Stato italiano che gestiscano l’immigrazione evitando
ad esempio le lunghe attese per le richieste di cittadinanza e il rinnovo del
permesso di soggiorno. L’Italia ha ad esempio splendide ambasciate e consolati
nei paesi d’emigrazione delle nostre comunità, come
Ferrero ha inoltre spiegato che le risorse stanziate
per l’integrazione, circa 50 milioni di euro, saranno utilizzate per frenare
la creazione dei ghetti nelle grandi città, per promuovere l’insegnamento della
lingua italiana fra gli immigrati e per intensificare la lotta alla dispersione
scolastica degli studenti stranieri. In questo ambito si cercherà inoltre di
coinvolgere la Rai al fine di realizzare corsi di lingua italiana per gli immigrati.
“Dobbiamo riconoscere – ha concluso il ministro - l’identità plurale delle nuove
generazioni. L’idea è quella di garantire all’immigrato i diritti sociali, civili
e religiosi, senza che esso debba difendersi rinchiudendosi nella sua comunità”.(Goffredo
Morgia -