INFORM - N. 111 - 11 giugno 2007


INTEGRAZIONE

Incontro al Goethe Institut sull’integrazione degli stranieri in Italia e in Germania

Quando il confronto fra esperienze migratorie diviene ricerca di nuovi modelli d’inclusione sociale. Ferrero: “Dobbiamo riconoscere l’identità plurale delle giovani generazioni e garantire i diritti sociali, civili e religiosi dell’immigrato”. Böhmer: “Gli italiani hanno dato un valido contributo all’evoluzione della nostra cultura quotidiana”

 

ROMA - Nell’ambito della manifestazione, dal titolo “Da immigrato a cittadino”,  l’Ambasciata tedesca in Italia e il Goethe - Institut di Roma hanno organizzato la conferenza sul tema “L’integrazione degli immigrati delle loro famiglie e dei giovani”. L’incontro, in collaborazione con la Caritas Italiana, la Fondazione Friedrich Ebert, la Rappresentanza della Commissione Europea in Italia e il Comune di Roma, è stato introdotto dal direttore del Goethe Institut di Roma Uwe Reissig che ha evidenziato la necessità di integrare gli immigrati attraverso un processo d’inclusione economica, sociale e culturale. Un cammino complesso in cui l’apprendimento della lingua locale, la formazione scolastica e la qualificazione professionale assumono un ruolo centrale.

Otfried Garbe, dell’ambasciata in Italia della Repubblica Federale di Germania ha ricordato la presenza sul suolo tedesco di quasi 7 milioni di stranieri e di almeno 15 milioni di cittadini con genitori dai trascorsi migratori. “L’Italia e la Germania sono uniti da una lunga esperienza di migrazione - ha detto Garbe .- Dalla seconda guerra mondiale sono giunti dall’Italia in Germania oltre quattro milioni di lavoratori e oggi vivono sul territorio tedesco circa 550.000 cittadini italiani. Questa comunità, la seconda dopo quella turca, si è integrata abbastanza bene”. Garbe ha inoltre sottolineato la necessità di approfondire, per quanto riguarda l’integrazione, gli aspetti legati all’apprendimento della lingua locale già in età infantile, alla formazione scolastica e professionale, alla ricerca dell’abitazione, all’assistenza sanitaria e alla lotta alla discriminazione etnica e religiosa.

Il presidente della Caritas Italiana Francesco Montenegro ha auspicato lo sviluppo di una riflessione sull’immigrazione condotta da più punti di vista. Un dialogo, fondato sul reciproco ascolto, che al fine di arrivare con rapidità ad una politica comune sull’immigrazione, dovrebbe essere applicato anche nell’ambito dell’Unione Europea. “In Italia - ha spiegato Montenegro - la comunità immigrata cresce di 300.000 unità all’anno con un impatto sulla popolazione superiore a quello riscontrabile negli Stati Uniti”. Il presidente della Caritas Italiana ha sottolineato la necessità di arrivare sulle tematiche dell’immigrazione ad una mediazione di alto livello che sappia comporre le ragioni dell’appartenenza politica con in valori superiori dell’integrazione, del rispetto dei diritti umani e religiosi. Montenegro ha inoltre evidenziato come a tutt’oggi, anche paesi con alle spalle lunghe esperienze d’accoglienza come Germania, Francia e Gran Bretagna, siano costrette a navigare a vista sul fronte dell’integrazione. “Su questo tema - ha spiegato - non valgono più le certezze del passato e dobbiamo avere l’umiltà di porci alla ricerca. La recente storia dell’immigrazione ci porta a dire che ormai siamo diventati tutti apprendisti in materia e dobbiamo ricominciare insieme ai nuovi paesi d’immigrazione”. Montenegro ha infine rilevato come la via italiana all’integrazione debba nascere dalla sperimentazione di un processo sociale che tenga conto anche della risorsa rappresentata dalla comunità cristiana presente in maniera capillare sul territorio.

Al momento la presenza degli immigrati in Germania è pressoché doppia, rispetto a quella dei residenti stranieri in Italia che si attestano intorno ai 3,5 milioni. Lo hanno evidenziato Franco Pittau e Luca Di Sciullo, del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes. Nonostante entrambi i paesi rappresentino forti poli d’attrazione per gli stranieri, l’Italia presenta, con 300.000 unità all’anno, flussi d’ingresso maggiori rispetto alla Germania che invece rileva un’immigrazione datata con una permanenza media degli stranieri di 16,8 anni. Un’anzianità migratoria che sale a 24,3 anni per la comunità italiana. 

L’Italia si differenzia inoltre dalla Germania sia per la varietà etnica delle comunità straniere presenti sul territorio, che provengono in buona misura dal terzo mondo, sia per la forte tendenza a trasformarsi in un paese d’insediamento stabile, dove all’’anno si effettuano 100.000 ricongiungimenti familiari e nascono 52.000 bambini da coppie straniere. Di contro il nostro paese presenta in questo contesto un’eccessiva strumentalizzazione politica del fenomeno ed insoddisfacenti prassi amministrative. Nell’Italia, che stenta a rispondere contemporaneamente alle esigenze degli immigrati stanziali ed a quelle degli stranieri arrivati da poco, si evidenzia però la figura del mediatore culturale, assente in Germania,  che accompagna lo straniero nel suo percorso d’integrazione.

Il nostro paese si caratterizza però anche per gli atteggiamenti discriminatori nei confronti degli immigrati - il 60% dei lavoratori stranieri si sente discriminato dai colleghi di lavoro - e gli aperti timori manifestati dai padroni di casa che, nel 57% dei casi, sono contrari ad affittare le loro abitazioni agli immigrati. Ancora da decifrare invece l’atteggiamento degli italiani verso le seconde generazioni, anche se si evidenzia una certa stanchezza della scuola che fino ad oggi ha facilitato l’ingresso degli immigrati nella società. Contrassegnata da ombre anche l’immagine che la nostra opinione pubblica ha degli stranieri. Il 58% degli italiani intervistati pensano infatti che gli immigrati presentino un più elevato tasso di criminalità.

Dai ricercatori della Caritas sono state anche illustrate le caratteristiche della città del futuro che, per essere accogliente, dovrà essere internazionale, interculturale e interreligiosa.. “Tutte le città che accolgono gli immigrati sono diventate internazionali - ha  affermato Pittau - questo che noi diciamo per l’Italia vale allo stesso titolo per la Germania e per altri paesi. Quindi noi attraverso l’immigrazione, che ci fa interculturali, siamo più in grado di vivere la globalizzazione, perché integrazione vuol dire anche avere legami con i paesi d’origine”. Ricordata infine l’indagine sugli italiani residenti in Germania e negli altri paesi europei che è stata condotta, riguardo agli aspetti socio-previdenziali, dal Patronato Inas-Cisl. Dalla ricerca è stato evidenziato come il 70% dei nostri connazionali valuti positivamente la propria situazione, a fronte di un  30%  che si è dichiarato insoddisfatto.

Il presidente dell’ufficio federale per la Migrazione e i Profughi Albert Shmid ha ricordato come dal 1952 ad oggi oltre 36 milioni di migranti siano entrati in Germania e almeno 22 milioni di stranieri abbiano abbandonato il territorio tedesco. Un saldo attivo di dieci milioni di persone che rappresentano, insieme ai loro discendenti, una parte rilevante della società tedesca. Shmid ha inoltre sottolineato come negli ultimi anni gli sforzi per l’integrazione del governo tedesco si siano soprattutto concentrati sulla stabilizzazione delle famiglie e l’integrazione delle nuove generazioni che hanno difficoltà a rapportarsi con la società. Problemi che l’esecutivo sta cercando di affrontare attraverso l’aumento da 600 a 900 ore dei corsi per l’insegnamento della lingua e della cultura tedesca. Al fine di lavorare tutti insieme per lo sviluppo dell’interculturalità è stato inoltre attivato un tavolo per il dialogo con la comunità islamica.

Del confronto con il mondo islamico ha parlato anche Maria Böhmer, ministro federale aggiunto per la migrazione, i profughi e l’integrazione, che ha inoltre evidenziato gli sforzi compiuti dalle autorità tedesche, insieme alla società civile, ai sindacati e il mondo della cultura, per mettere a punto un piano per l’integrazione che sarà presentato a settembre. Un progetto, fatto di tanti piccoli passi, che punta in primo luogo sulla formazione linguistica e professionale delle nuove generazioni. Un apprendimento, quello della lingua locale, che per essere efficace dovrebbe prendere il via sin dalla scuola materna e prevedere il coinvolgimento di almeno un genitore. “ Gli italiani -  ha affermato la Böhmer - con cui condividiamo 50 anni di esperienza comune nel campo migratorio,  hanno dato un valido contributo all’evoluzione della nostra cultura quotidiana. Oggi i giovani di origine italiana - ha aggiunto il ministro dopo aver ricordato che il livello scolastico raggiunto dagli immigrati va migliorato - sono integrati nella società, ma non molto colti”.

Il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero ha dal canto suo sottolineato come la realtà migratoria italiana stia vivendo un momento di transizione in attesa che vengano approvate le nuove leggi sull’immigrazione, sul ricongiungimento familiare e sulla cittadinanza. “ Stiamo modificando le norme- ha affermato Ferrero - ma abbiamo bisogno di finanziamenti e dobbiamo costruire le procedure dello Stato italiano che gestiscano l’immigrazione evitando ad esempio le lunghe attese per le richieste di cittadinanza e il rinnovo del permesso di soggiorno. L’Italia ha ad esempio splendide ambasciate e consolati nei paesi d’emigrazione delle nostre comunità, come la Svizzera, la Germania e gli Stati Uniti, ma non ha una rete degna di nota nei paesi di provenienza degli immigrati. Questo rende difficile la possibilità di costruire dei percorsi regolari d’ingresso in Italia”.

Ferrero ha inoltre spiegato che le risorse stanziate per l’integrazione, circa 50 milioni di euro, saranno utilizzate per frenare la creazione dei ghetti nelle grandi città, per promuovere l’insegnamento della lingua italiana fra gli immigrati e per intensificare la lotta alla dispersione scolastica degli studenti stranieri. In questo ambito si cercherà inoltre di coinvolgere la Rai al fine di realizzare corsi di lingua italiana per gli immigrati. “Dobbiamo riconoscere – ha concluso il ministro - l’identità plurale delle nuove generazioni. L’idea è quella di garantire all’immigrato i diritti sociali, civili e religiosi, senza che esso debba difendersi rinchiudendosi nella sua comunità”.(Goffredo Morgia - Inform)


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