ITALIANI
ALL’ESTERO
In
occasione della terza edizione del “ Giorno italiano”
Franco Narducci intervistato da Giuseppe
Scigliano presidente del Comites di Hannover
HANNOVER - L’on. Franco Narducci, eletto in Europa e
membro della Commissione Affari esteri e comunitari della Camera dei Deputati,
è stato intervistato dal Presidente del Comites di Hannover Giuseppe Scigliano,
in occasione della terza edizione del “ Giorno italiano” tenutosi nella città
tedesca il 2 giugno scorso
Uno dei punti caldi del dibattito sull’Europa, soprattutto
in questi ultimi anni, verte sulla sua identità. Cosa pensa Lei al riguardo?
Penso che in passato l'Europa ha prestato poca attenzione alla ricerca della
sua identità forse perché si è sempre identificata con il mondo intero.
Oggi emerge una forte riflessione sull'identità europea
ma è difficile dare una risposta univoca. Vi sono diversi approcci volti a definire
l'Europa come civilizzazione culturale o come entità geopolitica o, ancora,
come una realtà economica ben definita. In occasione della scrittura del trattato
vi è stata poi la grande discussione sulle tradizioni giudaico-cristiane dell’Europa.
Ciò che probabilmente caratterizza l'Europa più di ogni altra cosa è la sua
storia intesa come divenire di popoli, lingue ed istituzioni, per cui si deve
prima di tutto riconoscere che l'Europa ritrova la sua identità quando decide
di negarla e si riscopre "molteplice".
I popoli europei si sentono uniti proprio dalle differenze,
ma in una prospettiva di dialogo. "Unità nella diversità" è il motto
scelto per l'Unione suggerito dagli studenti europei. Allora potremmo definire
l'Europa una "unità molteplice" alla luce di una "identità differenziale"
centrata sul dialogo tra le culture per cui è possibile sentirsi europei e italiani,
europei e francesi, europei e inglesi, europei e polacchi.
Giovanni Paolo II al Sinodo dei Vescovi per l'Europa
del
L'ingresso di nuovi Paesi nell'Unione cambia continuamente
il suo volto, ma non snatura il processo ed il progetto europeo nella misura
in cui vi è una maturazione delle coscienze in questo senso portando alla creazione
di un ethos condiviso.
Si tratta di attuare un progetto dialogico di una Europa
autenticamente e liberamente unita e nello stesso tempo autenticamente e consapevolmente
molteplice dove si riescano a comporre culture e funzioni, territori e comunità
senza egemonie o fusioni nell'ottica della convivialità delle differenze che
va oltre la norma, le regole di cui pure ha bisogno questa nostra nuova patria.
Come vede, dal suo osservatorio istituzionale, il ruolo
del Parlamento e del Governo nelle relazioni con l’Unione europea?
Occorre anzitutto richiamare la normativa vigente, la
legge del 4 febbraio 2005, n. 11, "Norme generali sulla partecipazione
dell’Italia al processo normativo dell’Unione
europea e sulle procedure di esecuzione
degli obblighi comunitari”, la così detta legge Buttiglione. Tale legge reca
alcune significative innovazioni rispetto alla disciplina precedente. Il complesso
normativo non è rivolto al solo tempestivo adempimento degli obblighi di derivazione
comunitaria, ma disciplina compiutamente, altresì il procedimento da seguire
per la formazione dell’orientamento italiano in vista dell’adozione degli atti
comunitari e dell’Unione europea.
La legge istituisce presso
Il ruolo del governo è fondamentale nella definizione
delle politiche dell’Unione europea, attraverso l’adozione degli atti comunitari
in sede di Consiglio dell’Unione europea o di definizione delle linee politiche
di intervento anche in settori delicati, quali sono quelli della politica estera
e di difesa comune in sede di Consiglio Europeo, o nella partecipazione alla
Conferenze intergovernative, all’interno delle quali vengono elaborate le proposte
di modifica dei trattati esistenti o elaborati nuovi trattati, come il Trattato
costituzionale europeo.
Le Regioni italiane, quale ruolo svolgono o come dovrebbero
interpretare il loro ruolo in Europa?
“L'Europa delle Regioni" - da più parti auspicata
sia in sede teorica, sia in sede istituzionale e politica - si presenta, tuttora,
come una meta collocata in un futuro incerto.
Nel complesso l’Unione europea - soprattutto tramite
la voce della Corte di giustizia ha mostrato una fondamentale "indifferenza"
rispetto al riparto interno delle competenze tra Stato e Regioni.
Tuttavia, le Regioni risentono della dimensione sovranazionale
in cui è entrato lo Stato italiano: alcune importanti materie devolute alla
competenza della Comunità sono al contempo attribuite alla competenza delle
Regioni;
Si possono cogliere segni di apertura da parte delle
istituzioni comunitarie nei confronti delle Regioni che vengono direttamente
coinvolte in alcune azioni comunitarie. Ciò è accaduto soprattutto attraverso
le politiche regionali e tramite la partecipazione del Comitato delle Regioni
ai processi decisionali comunitari.
Una ulteriore spinta verso l'instaurazione di contatti
diretti tra le Regioni e le istituzioni comunitarie è venuta da parte di alcune
normative interne che ora consentono tali contatti. Particolarmente significative
sono le aperture ai rapporti che direttamente le Regioni possono intrattenere
con le istituzioni comunitarie , grazie alle modifiche apportate
dall'ordinamento italiano a partire dal d.P.R. 31 marzo 1994. Il legislatore,
dopo una iniziale chiusura da parte della Corte costituzionale, ha dettato una
disciplina speciale che consente alle Regioni di aprire uffici di rappresentanza
e di collegamento con le istituzioni comunitarie, anche in comune con altre
regioni ed enti appartenenti all'Unione europea.
Da più parti si sollecita un’accelerazione per la cittadinanza
europea. Cosa ne pensa?
Potrei dare risposta al quesito richiamando semplicemente l’art. I-10 del trattato che adotta una Costituzione
per l’Europa.
Vi è da dire tuttavia, che nel mondo della globalizzazione
le acute tensioni tra coscienza nazionale e sensibilità muti-culturale si manifestano
non solo all'interno dello Stato in senso classico, ma altresì a livello transnazionale,
in particolare nell'Unione Europea, che è una delle espressioni tra le
più evolute dell'integrazione sovranazionale. Una manifestazione di questa tensione
si coglie nel dibattito sulla Costituzione insorto proprio qui in Germania tra
Peter Häberle e Jurgen Habermas. Se per Häberle l’Europa non può avere una Costituzione
per l’assenza dei prerequisiti tradizionali, ovvero “un popolo, una società”,
giustamente rileva Habermas che il concetto di popolo non è valido per tutti
i tempi e per tutti gli Stati e a maggior ragione oggi, in un contesto che vede
la crisi del classico concetto di popolo-nazione fondato su una religione, una
lingua, una cultura univoca, al quale subentra una diversa concezione caratterizzata
dal pluralismo linguistico religioso, etnico, culturale.
Tale dibattito ha un duplice aspetto. Alcuni, infatti,
considerano la cittadinanza europea come uno dei risultati di minor fortuna
di Maastricht, insignificante e privo di contenuto, e dunque inconsistente.
Atri, al contrario, ritengono la cittadinanza europea un importante simbolo,
che reca in sé un potenziale di grande portata e,
al contempo, è gravido di pericoli.
La celebrazione del 50° anniversario del trattato ha
riportato in primo piano il dibattito
sulla Costituzione europea: come procedere al suo rilancio? Quale ruolo vede
per L’Italia?
A quasi 3 anni dalla solenne firma del Trattato Costituzionale
a Roma e tenuto conto che 18 Stati lo hanno ratificato occorre fare ogni sforzo
necessario per uscire dall’attuale situazione di incertezza e di ambiguità.
Ricordiamo che dopo lo shock susseguito ai referendum francese e olandese, si
è imposta una pausa di riflessione, ma la pausa non può durare in eterno. Occorre
un’Europa che possa affrontare le sfide. Alcuni stimoli importanti per la ripresa
del negoziato sono rappresentati dal Consiglio europeo che si terrà in questo
mese di giugno, dalle nuove regole sulla composizione e il funzionamento delle
istituzioni a seguito dall’ampliamento a 27 Stati membri, che entreranno in
vigore a breve. Una spinta forte verrà anche dalle elezioni europee del 2009.
Al momento sono allo studio alcune proposte per superare
lo stallo del processo di ratifica che prevedono di modificare il testo esistente
aggiungendo o eliminando alcune parti, o di mantenerlo, o di elaborare una nuova
proposta, che nel linguaggio degli addetti ai lavori vengono
identificate come: Nizza plus, Trattato costituzionale così com’è, Trattato
Costituzionale plus, Trattato Costituzionale minus.
Sul piano strategico, occorre partire ancora una volta
dalla Francia. Occorre recuperare
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Presidente del Comites di Hannover