SEMINARIO
RIFORMA LEGGE 153
Narducci: “Recepire i cambiamenti sociali
e culturali successivi alla data di nascita della legge”
“Siamo al culmine di un processo che ha
modificato il concetto stesso di comunità italiane all’estero”
ROMA - L’on. Franco Narducci, intervenendo al seminario
sulla riforma della legge 153 - diffusione e promozione della lingua e della
cultura italiana nel mondo - organizzato alla Farnesina dal Vice Ministro Franco
Danieli, ha rilevato che oggi, “ci troviamo di fronte ad un passaggio storico”.
Franco Narducci che ha già presentato una proposta di
legge di riforma della legge 153 del 1971, insieme con i colleghi Fedi, Bafile,
Bucchino, Farina e Mattarella, ha evidenziato che è arrivato il tempo di “situare
gli interventi scolastici all’estero in un quadro legislativo accettabile e
che garantisca la pari dignità professionale e di trattamento per tutti gli
operatori che erogano la stessa prestazione”.
“E’ necessario – ha continuato Narducci - un intervento
nella formazione linguistica e culturale in favore dei cittadini italiani e
dei loro congiunti e discendenti residenti all'estero capace di recepire i cambiamenti
sociali e culturali successivi alla data di nascita della legge
Darsi strategie innovative e concrete per il futuro significa
anche rivedere l’intero assetto degli Enti Gestori soprattutto attraverso il
Piano Paese che, certamente, deve fotografare situazioni, rilevare i flussi
e il rapporto tra domanda e offerta, aggregando anche dati statistici per monitorare
le attività, ma che deve essere anche lo strumento per migliorare la programmazione
sia rispetto alle disponibilità finanziarie sia a quelle didattiche. “La qualità
della formazione erogata all’estero deve essere valutata oggettivamente, secondo
standard condivisi, rafforzando inoltre i progetti per la certificazione delle
competenze linguistiche. Ma anche costruendo un coordinamento unico delle attività”.
Riformare la legge 153 significa affrontare la precarietà
che da 14 anni ha diviso il mondo degli operatori scolastici in due categorie,
quella dei docenti ministeriali e quella dei dipendenti degli Enti Gestori,
che svolgono lo stesso lavoro didattico in condizioni di trattamento assolutamente
non paritario. “Disparità, ha concluso Narducci, che si rilevano, spesso in
modo mortificante, già nel funzionamento del Collegio Docenti”. (