OPINIONI
Federico Guiglia (Gente d’Italia): Guai a quella politica che asseconda
gli umori della piazza. Ma guai anche
alla politica che ne ignora i malumori
MIAMI - Guai a quella
politica che asseconda gli umori della piazza. Ma guai anche alla politica che
ne ignora i malumori. Sul tema ora il governo ha ampia materia per riflettere.
I fatti. Alla parata
militare del 2 giugno, a Roma, Silvio Berlusconi è stato accolto dagli applausi
della gente assiepata ai lati della lunga via dei Fori imperiali. “Quando torni?”,
chiedevano all’ex presidente del Consiglio, come i giornali hanno riferito.
Il giorno dopo, cioè
ieri, a un convegno di economia a Trento Romano Prodi è stato contestato dal
comitato che si oppone all’allargamento della base militare americana a Vicenza.
Contestatori, tra l’altro, che hanno votato per il centro-sinistra, come ha
voluto precisare la portavoce di questo rumoroso e deluso movimento. Altra scena,
altri protagonisti, ma l’esito non cambia.
Conferenza dei giovani
industriali, è in programma un botta e risposta fra il ministro Pierluigi Bersani
e l’ex ministro Gianfranco Fini, ossia ancora una volta si confrontano due tra
i maggiori rappresentanti dell’attuale maggioranza e dell’attuale opposizione.
Bersani definisce “un atto limpido” l’avvenuta rimozione del comandante generale
della Guardia di Finanza, Roberto Speciale, che ha dichiarato d’aver subito
pressioni da parte del vice-ministro Vincenzo Visco.
E Bersani si prende
i fischi della platea. Fini, al contrario, definisce “una porcata” e “una vergogna”
la decisione del governo. E si prende gli applausi dei presenti.
Neanche due rondini,
si sa, fanno primavera.
Ma a distanza così ravvicinata, e su questioni
tanto diverse, il duello indiretto fra Berlusconi
e Prodi e quello direttissimo tra Bersani e Fini ha avuto la stessa conclusione,
pur essendo profondamente diverso il pubblico assistente: popolarissimo nel
primo caso, benestante nel secondo.
Se a questo s’aggiunge
la pesante sconfitta che il centro-sinistra ha registrato alle ultime elezioni
amministrative, l’interrogativo diventa addirittura obbligatorio: possibile
che il governo non comprenda il dovere civico di coinvolgere chi rappresenta
l’altra metà dell’Italia nelle principali scelte di politica economica?
Possibile che una maggioranza
così fragile nei numeri (al Senato si regge su uno/due voti) e mai tanto osteggiato
nel Paese non senta l’esigenza nazionale d’ascoltare la saggia preghiera del
presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale ha nuovamente esortato
il centro-sinistra e il centro-destra a trovare delle intese almeno sulle grandi
e urgenti riforme di cui l’Italia ha bisogno?
E’ immaginabile che
per una volta, cioè stavolta, le due parti s’accordino su un programma essenziale
ma strutturale per rinnovare
Che il presidente del
Consiglio voglia “durare” è legittimo: ma allora governi, ossia prenda delle
decisioni forti e innovative.
Ma se non ce la fa
perché non ha il consenso del Parlamento, e meno ancora quello del Paese, altri
prendano l’iniziativa per un governo di interesse nazionale. Fassino, Rutelli,
D’Alema, Di Pietro, Mastella, e soprattutto il presidente del Senato, Franco
Marini? I nomi non contano.
Conta che questo nuovo
esecutivo sia appoggiato dal meglio della maggioranza e dal meglio dell’opposizione
(anzi, da quelli che sono pronti a sottoscrivere un programma coi fiocchi e
a dargli la fiducia delle Camere, essendo questa la sacra legge della Costituzione).
Il tempo è scaduto,
e se il governo non fa voltare pagina all’Italia, è l’Italia che ha il diritto
a voltare la pagina di questo governo. Col vantaggio, tra l’altro, di poter
contare su un garante istituzionale come il presidente Napolitano, uomo di sinistra
che la destra rispetta. Non sarebbe dunque un pasticcio tra politiche e politici
opposti, ma la volontà trasparente ed esemplare di darsi la mano per un tempo
breve ma fruttuoso nell’interesse, esclusivo, dell’Italia. (Federico Guiglia-Gente
d’Italia)