INFORM - N. 106 - 4 giugno 2007


OPINIONI

Federico Guiglia (Gente d’Italia): Guai a quella politica che asseconda gli umori della piazza.  Ma guai anche alla politica che ne ignora i malumori

 

MIAMI - Guai a quella politica che asseconda gli umori della piazza. Ma guai anche alla politica che ne ignora i malumori. Sul tema ora il governo ha ampia materia per riflettere.

I fatti. Alla parata militare del 2 giugno, a Roma, Silvio Berlusconi è stato accolto dagli applausi della gente assiepata ai lati della lunga via dei Fori imperiali. “Quando torni?”, chiedevano all’ex presidente del Consiglio, come i giornali hanno riferito.

Il giorno dopo, cioè ieri, a un convegno di economia a Trento Romano Prodi è stato contestato dal comitato che si oppone all’allargamento della base militare americana a Vicenza. Contestatori, tra l’altro, che hanno votato per il centro-sinistra, come ha voluto precisare la portavoce di questo rumoroso e deluso movimento. Altra scena, altri protagonisti, ma l’esito non cambia.

Conferenza dei giovani industriali, è in programma un botta e risposta fra il ministro Pierluigi Bersani e l’ex ministro Gianfranco Fini, ossia ancora una volta si confrontano due tra i maggiori rappresentanti dell’attuale maggioranza e dell’attuale opposizione. Bersani definisce “un atto limpido” l’avvenuta rimozione del comandante generale della Guardia di Finanza, Roberto Speciale, che ha dichiarato d’aver subito pressioni da parte del vice-ministro Vincenzo Visco.

E Bersani si prende i fischi della platea. Fini, al contrario, definisce “una porcata” e “una vergogna” la decisione del governo. E si prende gli applausi dei presenti.

Neanche due rondini, si sa, fanno primavera.

 Ma a distanza così ravvicinata, e su questioni tanto diverse, il duello indiretto fra  Berlusconi e Prodi e quello direttissimo tra Bersani e Fini ha avuto la stessa conclusione, pur essendo profondamente diverso il pubblico assistente: popolarissimo nel primo caso, benestante nel secondo.

Se a questo s’aggiunge la pesante sconfitta che il centro-sinistra ha registrato alle ultime elezioni amministrative, l’interrogativo diventa addirittura obbligatorio: possibile che il governo non comprenda il dovere civico di coinvolgere chi rappresenta l’altra metà dell’Italia nelle principali scelte di politica economica?

Possibile che una maggioranza così fragile nei numeri (al Senato si regge su uno/due voti) e mai tanto osteggiato nel Paese non senta l’esigenza nazionale d’ascoltare la saggia preghiera del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale ha nuovamente esortato il centro-sinistra e il centro-destra a trovare delle intese almeno sulle grandi e urgenti riforme di cui l’Italia ha bisogno?

E’ immaginabile che per una volta, cioè stavolta, le due parti s’accordino su un programma essenziale ma strutturale per rinnovare la Nazione, e poi si torni alle urne e vinca il migliore? (anzi, non il migliore ma il più votato, essendo questa la sacra legge della democrazia).

Che il presidente del Consiglio voglia “durare” è legittimo: ma allora governi, ossia prenda delle decisioni forti e innovative.

Ma se non ce la fa perché non ha il consenso del Parlamento, e meno ancora quello del Paese, altri prendano l’iniziativa per un governo di interesse nazionale. Fassino, Rutelli, D’Alema, Di Pietro, Mastella, e soprattutto il presidente del Senato, Franco Marini? I nomi non contano.

Conta che questo nuovo esecutivo sia appoggiato dal meglio della maggioranza e dal meglio dell’opposizione (anzi, da quelli che sono pronti a sottoscrivere un programma coi fiocchi e a dargli la fiducia delle Camere, essendo questa la sacra legge della Costituzione).

Il tempo è scaduto, e se il governo non fa voltare pagina all’Italia, è l’Italia che ha il diritto a voltare la pagina di questo governo. Col vantaggio, tra l’altro, di poter contare su un garante istituzionale come il presidente Napolitano, uomo di sinistra che la destra rispetta. Non sarebbe dunque un pasticcio tra politiche e politici opposti, ma la volontà trasparente ed esemplare di darsi la mano per un tempo breve ma fruttuoso nell’interesse, esclusivo, dell’Italia. (Federico Guiglia-Gente d’Italia)

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