ITALIANI
ALL’ESTERO
La proposta di Giuseppe Angeli (An): “Tesoretto,
perché non dirottarne parte per personale e attività della rete diplomatico
consolare?”
“E perché non tenere conto anche di Istituti
Italiani di cultura e Case dell’emigrante?”
ROMA - Sono ormai circa tre mesi che si sente parlare
di “Tesoretto”, ma cosa sia davvero e a quanto ammonti di preciso, nessuno lo
sa.
Il Presidente del Consiglio, Prof. Romano Prodi, ha presentato
nelle scorse settimane un piano in cinque punti per spendere il tesoretto: pensioni
più basse e ammortizzatori sociali, infrastrutture, ricerca, piano casa, sostegno
alla famiglia. Il Governo si appresta ad indicare nei prossimi giorni e sicuramente
entro il Consiglio dei Ministri del 28 giugno,
le cinque priorità per l’utilizzo dell’extragettito fiscale.
Le proposte sul come spendere questo fondo, meglio conosciuto
come avanzo di bilancio dello Stato, stanno giungendo da ogni dove e per ogni
finalità: dalla cancellazione di parte del disavanzo pubblico, alla riduzione
delle tasse, all’attivazione di una proposta per dare lavoro ad un elevato numero
di disoccupati, al risanamento di parte di imprese dello Stato e così via.
Come eletto all’Estero, mi piacerebbe ricordare al Presidente
Prodi, che anche gli Italiani residenti lontano dalla madrepatria hanno delle
necessità e che per soddisfarle non si necessita di tutto il fondo del tesoretto,
ma ne basterebbe soltanto una parte.
I settori sono tra i più disparati, ma certo la rete
consolare è quella che maggiormente risente di un periodo di stagnazione e d
urge un rinnovo.
E’ giunta nei giorni scorsi nella mia casella di posta
una lettera del Sindacato del Ministero degli Affari Esteri, dove ancora una
volta si sottolinea la precarietà e l’inadeguatezza delle strutture delle nostre
rappresentanze territorialmente competenti all’estero.
Ambasciate e consolati devono infatti far fronte ad una
impressionante impennata di domande di servizi, con dotazioni incomparabilmente
inferiori ai partners europei (tutto il Ministero degli Affari Esteri assorbe
solo lo 0,24% del bilancio dello Stato, contro lo 0,4% della Gran Bretagna,
e lo 0,71% della Francia o lo 0,84% della Germania).
E’ di questi giorni la notizia che la rete diplomatico
consolare cesserebbe di percepire fondi per i digitatori, senza alcuna proroga
di integrazione, e con un probabile spostamento ed assegnazione dei fondi ai
Patronati.
La mia domanda è quindi facilmente intuibile. Perché
non dirottare parte del tesoretto al ripristino del personale e delle attività
connesse alla rete diplomatico consolare?
Perché non tenere conto anche di importanti parti del
nostro patrimonio artistico che è all’Estero e che ultimamente non è considerato,
come ad esempio Istituti Italiani di cultura e le cosiddette Case dell’emigrante
che accolgono centinaia di nostri connazionali e fanno sì che possa esserci
un legame tra chi è in Italia e chi vive lontano da essa? (Giuseppe Angeli*/
*Deputato di An eletto nella Ripartizione America Meridionale