INFORM - N. 242 - 27 dicembre 2006


ESTERI

Confermata in appello la condanna a morte di Saddam Hussein: esecuzione entro un mese

D’Alema : Italia contraria alla pena capitale

 

ROMA – A Baghdad la Corte d’Appello ha confermato la condanna a morte, per impiccagione, per Saddam Hussein, accusato dalla giustizia irachena di crimini contro l’umanità. Secondo la legge irachena, Saddam dovrà essere giustiziato entro un mese. E non ha nessuna possibilità di ottenere la grazia o di vedere commutata la sua pena: le regole della giustizia irachena escludono queste possibilità. Neanche  il Presidente della Repubblica può intervenire

I giudici hanno ribadito la responsabilità di Hussein nel massacro di 148 sciiti dopo il fallito attentato alla sua vita nell’82. L’ex rais è imputato anche in un secondo processo, iniziato nell’agosto scorso, nel quale  è accusato di genocidio per la campagna di Anfal, condotta fra l’86 e l’89: migliaia di kurdi furono deportati o sterminati.

Per l’amministrazione Bush la conferma della condanna è una “importante pietra miliare” nel cammino verso il futuro dell’Iraq. La Gran Bretagna, dicendosi “in linea di principio” contraria alla pena di morte ha affermato che “spetta alle autorità irachene” la decisione se applicare a Saddam Hussein la pena capitale.

Il Vice presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri Massimo D’Alema, invece, – si legge in una nota della Farnesina - conferma l’incondizionata opposizione dell’Italia alla pena capitale. Il Ministro ribadisce, come avvenuto in occasione del verdetto di prima istanza, pur nella ferma convinzione che la piena verità debba essere acclarata e che la giustizia debba compiere il suo corso, la preoccupazione per le ripercussioni che l’eventuale esecuzione della sentenza potrebbe avere sul difficile processo di riconciliazione nazionale in Iraq.(Inform)

 


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