INFORM - N. 241 - 22 dicembre 2006


DIRITTI

Regione Toscana - Dialogo con Gheddafi per il medico e le infermiere condannate

L'assessore Toschi: "Abbiamo curato a Firenze i bimbi infettati dall'Aids anche per contribuire a creare le premesse per una conclusione più giusta e umana della vicenda"

 

FIRENZE "La condanna a morte delle cinque infermiere bulgare e del medico palestinese da parte del Tribunale di Tripoli turba la coscienza internazionale."

Così esordisce Massimo Toschi, assessore alla cooperazione internazionale, perdono e riconciliazione fra i popoli della Regione Toscana, appresa la notizia della sentenza. "E' vero che ci sono ancor due gradi di giudizio - prosegue Toschi - ma certo la situazione rischia di precipitare. Come è noto - ricorda ancora Toschi - la Regione Toscana, con l'impegno determinante del Meyer, si è fortemente prodigata nella cura dei bambini libici infettati dall'Aids. Oltre 60, accompagnati dalle loro famiglie sono venuti nello scorso settembre a Firenze, dove sono stati assistiti e curati, per tutto l'autunno. In questo modo non solo si sono curati i bambini, ma si volevano creare le condizioni per una soluzione della vicenda equilibrata e ispirata a senso di umanità.

Avendo incontrato le famiglie libiche, che hanno apprezzato moltissimo l'assistenza e la cura ricevuta a Firenze - continua l'assessore regionale - posso dire che il loro atteggiamento non era ispirato a desiderio di vendetta, il loro obiettivo era ed è il futuro dei loro figli.

Io credo che ci siano ancora margini per evitare l'esecuzione capitale. Lo domanda la civiltà del popolo libico e la sensibilità dei suoi governanti, che ho avuto l'onore di conoscere. Scriverò - afferma Toschi - al Capo di Gabinetto del colonnello Gheddafi, per condividere con lui l'opposizione della Toscana a qualunque esecuzione capitale e la necessità di una giustizia che sia al tempo stesso giusta e umana. Mai come oggi - conclude - non si può inseguire la vendetta, ma si deve cercare la riconciliazione e il perdono. Si è più forti a perdonare che ad eseguire la condanna capitale."(lpv-Inform)


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