INFORM - N. 239 - 20 dicembre 2006


ASSOCIAZIONISMO

Dalle Acli il IX Rapporto Iref sull’associazionismo sociale

Mentre cresce la sfiducia nel Paese riparte dagli anticorpi della società civile la voglia di futuro degli italiani

Rutelli: "Nell’Italia minacciata dal populismo vi è sempre più spazio per il qualunquismo abrasivo"

 

ROMA - Vedono il futuro incerto e carico di rischi (65%), dubitano dei propri colleghi d’ufficio (47%), hanno fiducia nei loro parenti (79%), pensano che i bambini siano esposti a rischi anche a suola (63%) e credono sempre meno nell’Unione Europea (34%). Sono queste le inquietudini degli italiani che emergono dal IX Rapporto sull’associazionismo sociale realizzato dall’Istituto di ricerca educativo e formativo (Iref ) per conto delle Acli. Un clima di sfiducia generale, solo il 20% degli intervistati credono che il governo nazionale sia capace di rispondere ai bisogni della collettività, che non impedisce però agli italiani di continuare a puntare sull’associazionismo di carattere sociale. In questo difficile contesto cresce infatti il tasso d’iscrizione alle associazioni che passa dal 18% del 2002 al 23% del 2006. In aumento anche la presenza delle donne nelle associazioni, raggiunta ormai quota 46%, e dei volontari nelle parrocchie (38%). Stabile inoltre la quota dei donatori (46%) e degli acquisti equo solidali che ormai vengono effettuati da un quarto degli italiani.

Il Rapporto Iref, oltre ad evidenziare la scarsa fiducia degli intervistati nei confronti degli stranieri, divide in tipologie diverse la popolazione italiana. Se da una parte abbiamo infatti cittadini più radicati nel privato (17%) e persone che vivono la società in maniera passiva e distaccata (43%), dall’altra troviamo l’Italia del civismo politico (26%) e dell’attivismo solidale (14%). Mondi, questi ultimi, più vicini alla sfera pubblica che, rispetto alla popolazione passiva, appaiono maggiormente fiduciosi verso il futuro. Uomini e donne che seguono con attenzione i mezzi d’informazione, vivono una cittadinanza fatta d’impegno sociale e politico e che, secondo i ricercatori, rappresentano la vera risposta alla crisi della società civile.

"Nel quadro poco incoraggiante - ha spiegato il presidente dell’Iref e senatore dell’Ulivo Luigi Bobba nel corso della presentazione del rapporto svoltasi presso la Biblioteca del Senato - emerso dall’indagine dell’Iref vi sono segnali di speranza, voglia di futuro e desiderio di reagire. Il declino italiano non è ineluttabile e la crisi di credibilità delle istituzioni si può superare riconoscendo, valorizzando e rafforzando gli anticorpi presenti nella società civile" Bobba, dopo aver sottolineato che la vera emergenza del nostro Paese va individuata nell’incapacità dei padri d’immaginare il futuro dei loro figli, ha evidenziato la necessità di lanciare per l’Italia una nuova missione. Una sfida che potrebbe essere raccolta dalle tanti reti del nostro Paese, familiari, no profit, imprenditoriali e degli enti locali, che sono ancora vitali ed hanno la forza di reagire.

Dopo l’intervento del responsabile scientifico dell’Iref Cristiano Caltabiano che ha illustrato i dati della ricerca, Stefano Zamagni dell’Università di Bologna ha evidenziato coma a tutt’oggi il calo di fiducia della popolazione sia attribuibile alla mancanza di certezze nel campo occupazionale. Una precarietà lavorativa che in parte viene imposta dalla rapida evoluzione delle nuove tecnologie. Una corsa senza precedenti che, mediamente ogni 12 anni, costringe il lavoratore al costante rinnovo delle sue conoscenze attitudinali. Zamagni ha poi auspicato una ripresa generalizzata della fiducia in tutto il Paese e la creazione di un nuovo welfare non esclusivamente assistenziale, che migliori le capacità di vita dei cittadini.

"In un’Italia minacciata dal populismo in cui l’approccio costruttivo appare sempre più in difficoltà  - ha affermato il Vice Presidente del Consiglio e Ministro dei beni culturali Francesco Rutelli -, il qualunquismo abrasivo trova crescente spazio. Un ripiegamento su se stesso del cittadino che le minacce della globalizzazione e la crisi dell’Unione Europea hanno sicuramente accentuato". Rutelli dopo aver auspicato riforme più coraggiose da parte del Governo, ha annunciato la decisione del Premier Prodi di attivare, a partire dal prossimo gennaio, un tavolo di confronto stabile con il terzo settore. Un’apertura alla società civile che consentirà di definire una mirata agenda d’iniziative comuni. Rutelli ha poi evidenziato la necessità di evitare l’ampliamento della frattura culturale fra chi segue solo i grandi media televisivi e coloro che si costruiscono, attraverso la lettura ed altre forme di comunicazione, un loro modo di pensare. Il vice Premier ha infine annunciato, in vista del 150 anniversario dell’Unità d’Italia che cadrà nel 2011, l’attivazione di un grande dibattito, a partire dalle diversità del territorio, sull’identità italiana.

Dal canto loro le portavoci del Forum del terzo settore Viviana Mazzocco e Maria Guidotti hanno ricordato come la politica non possa andare avanti bruciando soltanto fiducia, ma abbia bisogno di costruire dei ponti con la società civile organizzata. Luoghi di ascolto e di confronto con l’associazionismo che consentano di riconoscere le positività e di trasformarle in decisioni politiche.

Il Presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero ha in primo luogo sottolineato l’esigenza di far sì che gli "anticorpi" della società civile contagino la parte della collettività meno attiva per arrivare alla partecipazione di tutti i cittadini. Olivero ha inoltre chiesto la realizzazione una definita ed organica legislazione che semplifichi, chiarisca e rafforzi gli elementi che promuovo i soggetti del terzo settore e i loro prodotti della solidarietà, della cittadinanza e del volontariato. Auspicata dal Presidente delle Acli anche l’unificazione dei registri per le organizzazioni di volontariato e degli osservatori, regionali e nazionali, delle varie associazioni. "Queste proposte - ha detto Olivero - contribuiranno a far diventare il terzo settore un vero soggetto di sviluppo, non solo del welfare, ma anche dell’economia del Paese". Un salto di qualità, quello del stato sociale, che potrà essere compiuto solo in presenza di un equilibrato rapporto, supervisionato dalla politica, fra lo Stato e il terzo settore.

"L’addensamento dei legami sociali che avviene attraverso le pratiche del volontariato, della cooperazione e dell’associazionismo  - ha spiegato al termine dell’incontro il Ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero - rappresenta uno degli antidoti più potenti contro la deriva populista che si nutre delle paure e dell’incertezza. Prima di arrivare ad una legislazione coerente sul terzo settore - ha proseguito Ferrero rispondendo alla richiesta del presidente delle Acli volta a porre in essere un testo unico per l’associazionismo - è necessario un dibattito a 360 gradi che rimetta in discussione il rapporto con lo Stato e la società e consenta di arrivare ad una riforma condivisa". Ferrero ha inoltre sottolineato il rischio che il terzo settore venga precarizzato ed utilizzato per fare a basso costo le cose che lo Stato non fa, e la necessità di distinguere fra le pratiche di volontariato gratuito e il lavoro d’impresa sociale.( Goffredo Morgia- Inform)


Vai a: