ASSOCIAZIONISMO
Dalle Acli il IX Rapporto Iref sull’associazionismo sociale
Mentre cresce la sfiducia nel
Paese riparte dagli anticorpi della società civile la voglia di futuro degli
italiani
Rutelli: "Nell’Italia
minacciata dal populismo vi è sempre più spazio per il qualunquismo abrasivo"
ROMA - Vedono il futuro incerto e carico
di rischi (65%), dubitano dei propri colleghi d’ufficio (47%), hanno fiducia
nei loro parenti (79%), pensano che i bambini siano esposti a rischi anche a
suola (63%) e credono sempre meno nell’Unione Europea (34%). Sono queste le
inquietudini degli italiani che emergono dal IX Rapporto sull’associazionismo
sociale realizzato dall’Istituto di ricerca educativo e formativo (Iref ) per
conto delle Acli. Un clima di sfiducia generale, solo il 20% degli intervistati
credono che il governo nazionale sia capace di rispondere ai bisogni della collettività,
che non impedisce però agli italiani di continuare a puntare sull’associazionismo
di carattere sociale. In questo difficile contesto cresce infatti il tasso d’iscrizione
alle associazioni che passa dal 18% del 2002 al 23% del
Il Rapporto Iref, oltre ad evidenziare la
scarsa fiducia degli intervistati nei confronti degli stranieri, divide in tipologie
diverse la popolazione italiana. Se da una parte abbiamo infatti cittadini più
radicati nel privato (17%) e persone che vivono la società in maniera passiva
e distaccata (43%), dall’altra troviamo l’Italia del civismo politico (26%)
e dell’attivismo solidale (14%). Mondi, questi ultimi, più vicini alla sfera
pubblica che, rispetto alla popolazione passiva, appaiono maggiormente fiduciosi
verso il futuro. Uomini e donne che seguono con attenzione i mezzi d’informazione,
vivono una cittadinanza fatta d’impegno sociale e politico e che, secondo i
ricercatori, rappresentano la vera risposta alla crisi della società civile.
"Nel quadro poco incoraggiante - ha
spiegato il presidente dell’Iref e senatore dell’Ulivo Luigi Bobba nel corso
della presentazione del rapporto svoltasi presso
Dopo l’intervento del responsabile scientifico
dell’Iref Cristiano Caltabiano che ha illustrato i dati della ricerca, Stefano
Zamagni dell’Università di Bologna ha evidenziato coma a tutt’oggi il calo di
fiducia della popolazione sia attribuibile alla mancanza di certezze nel campo
occupazionale. Una precarietà lavorativa che in parte viene imposta dalla rapida
evoluzione delle nuove tecnologie. Una corsa senza precedenti che, mediamente
ogni 12 anni, costringe il lavoratore al costante rinnovo delle sue conoscenze
attitudinali. Zamagni ha poi auspicato una ripresa generalizzata della fiducia
in tutto il Paese e la creazione di un nuovo welfare non esclusivamente assistenziale,
che migliori le capacità di vita dei cittadini.
"In un’Italia minacciata dal populismo
in cui l’approccio costruttivo appare sempre più in difficoltà - ha affermato il Vice Presidente del Consiglio
e Ministro dei beni culturali Francesco Rutelli -, il qualunquismo abrasivo
trova crescente spazio. Un ripiegamento su se stesso del cittadino che le minacce
della globalizzazione e la crisi dell’Unione Europea hanno sicuramente accentuato".
Rutelli dopo aver auspicato riforme più coraggiose da parte del Governo, ha
annunciato la decisione del Premier Prodi di attivare, a partire dal prossimo
gennaio, un tavolo di confronto stabile con il terzo settore. Un’apertura alla
società civile che consentirà di definire una mirata agenda d’iniziative comuni.
Rutelli ha poi evidenziato la necessità di evitare l’ampliamento della frattura
culturale fra chi segue solo i grandi media televisivi e coloro che si costruiscono,
attraverso la lettura ed altre forme di comunicazione, un loro modo di pensare.
Il vice Premier ha infine annunciato, in vista del 150 anniversario dell’Unità
d’Italia che cadrà nel 2011, l’attivazione di un grande dibattito, a partire
dalle diversità del territorio, sull’identità italiana.
Dal canto loro le portavoci del Forum del
terzo settore Viviana Mazzocco e Maria Guidotti hanno ricordato come la politica
non possa andare avanti bruciando soltanto fiducia, ma abbia bisogno di costruire
dei ponti con la società civile organizzata. Luoghi di ascolto e di confronto
con l’associazionismo che consentano di riconoscere le positività e di trasformarle
in decisioni politiche.
Il Presidente nazionale delle Acli Andrea
Olivero ha in primo luogo sottolineato l’esigenza di far sì che gli "anticorpi"
della società civile contagino la parte della collettività meno attiva per arrivare
alla partecipazione di tutti i cittadini. Olivero ha inoltre chiesto la realizzazione
una definita ed organica legislazione che semplifichi, chiarisca e rafforzi
gli elementi che promuovo i soggetti del terzo settore e i loro prodotti della
solidarietà, della cittadinanza e del volontariato. Auspicata dal Presidente
delle Acli anche l’unificazione dei registri per le organizzazioni di volontariato
e degli osservatori, regionali e nazionali, delle varie associazioni. "Queste
proposte - ha detto Olivero - contribuiranno a far diventare il terzo settore
un vero soggetto di sviluppo, non solo del welfare, ma anche dell’economia del
Paese". Un salto di qualità, quello del stato sociale, che potrà essere
compiuto solo in presenza di un equilibrato rapporto, supervisionato dalla politica,
fra lo Stato e il terzo settore.
"L’addensamento dei legami sociali che
avviene attraverso le pratiche del volontariato, della cooperazione e dell’associazionismo
- ha spiegato al termine dell’incontro
il Ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero - rappresenta uno degli
antidoti più potenti contro la deriva populista che si nutre delle paure e dell’incertezza.
Prima di arrivare ad una legislazione coerente sul terzo settore - ha proseguito
Ferrero rispondendo alla richiesta del presidente delle Acli volta a porre in
essere un testo unico per l’associazionismo - è necessario un dibattito a 360
gradi che rimetta in discussione il rapporto con lo Stato e la società e consenta
di arrivare ad una riforma condivisa". Ferrero ha inoltre sottolineato
il rischio che il terzo settore venga precarizzato ed utilizzato per fare a
basso costo le cose che lo Stato non fa, e la necessità di distinguere fra le
pratiche di volontariato gratuito e il lavoro d’impresa sociale.( Goffredo Morgia-
Inform