INFORM - N. 237 - 18 dicembre 2006


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Da “La Voce del Popolo” di Fiume

Tullio Vorano, uno dei maggiori esponenti della Cni di Albona: “Siamo l'unica componente culturale fissa”

La Comunità degli Italiani, con la sua attività, è una ricchezza per tutto il territorio

 

ALBONA – Attivista pluridecennale della Comunità degli Italiani di Albona, Tullio Vorano, professore di storia e storia dell'arte, direttore del Museo popolare, per molti versi è uno dei maggiori rappresentanti della cultura italiana dell'Albonese. Nel giugno dello scorso anno l'allora presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi gli ha conferito la Stella della Solidarietà italiana, onorificenza che permette agli insigniti di fregiarsi del titolo di “cavaliere”.

Dal suo rientro dagli studi, nel 1971, in seno alla CI di Albona ha ricoperto dapprima l'incarico di segretario e in seguito quello di presidente della Giunta esecutiva per ben tre mandati. Ha fatto parte del Consiglio comunale per cinque mandati, di cui è stato presidente. In seno all'Unione Italiana, nel quadriennio 2002 – 2006, ha esercitato la funzione di Responsabile del Settore Cultura della Giunta Esecutiva, dimostrando il suo profondo attaccamento alle sue origini albonesi e alla Comunità Nazionale Italiana in generale.

Fa parte e si occupa attivamente di una Comunità, che, nonostante le grosse difficoltà, continua a prosperare, Quando nasce la CI di Albona e quali sono state le difficoltà che si è trovata a dover affrontare nel corso degli anni?

“La Comunità degli Italiani di Albona nasce nel 1947, praticamente nell'anno a venire festeggerà il sessantesimo anniversario dalla fondazione. Di problemi ce ne sono stati diversi, fin dall'inizio. La CI è stata costituita in un periodo travagliato, con l'esodo in corso, in seguito al quale la città rimarrà praticamente spopolata. Da un calcolo approssimativo, dal territorio dell'Albonese se ne sono andate quasi quattromila persone, per la maggior parte abitanti della città, che a quel tempo contava poco di più di duemila unità. È stato un duro colpo per la Comunità stessa, in quanto ad andarsene è stata proprio la componente italiana, nonché quei croati che pur si sentivano di cultura italiana o comunque erano vicini ad essa. La Comunità si è ritrovata praticamente senza quadri. A questo punto i pochi rimasti si sono rimboccati le maniche e, con pochi mezzi e spesso tacciati di irredentismo, hanno tentato di riallacciare i rapporti con quelli che non non volevano o non potevano partire. Il famigerato decreto Peruško del 1953 peggiorerà ulteriormente la situazione per la già piccola Comunità, colpendone le basi, ossia le scuole. In quell'anno frequentavo la prima elementare e ricordo che all'inizio c'erano tre prime classi, poi imporvvisamente, dopo il decreto, due verranno semplicemente 'cancellate' e l'unica che si manterrà avrà un numero esiguo di bambini. Alla fine degli anni '50 verranno chiusure le sezioni italiane e tutti i bambini che le frequentavano, appartenenti a famiglie di madrelingua italiana o che parlavano il dialetto istro-veneto, verranno integrati nelle classi croate. Comunque, in quegli anni la Comunità, visto che era 'sparita' la scuola, cercherà di lottare per tirare avanti. Anni bruttissimi, con tantissimi problemi, ma nonostante ciò i presidenti di allora (Plinio Basiaco, Antonio Brunetti, Piero Tomaz, nda) resisteranno nel loro intento, continuando a curare e a diffondere la lingua e la cultura italiana, mantenendo viva la piccola componente italiana del territorio. Malgrado a tutte queste difficoltà, presso la Comunità si svolgerà un'attività culturale molto intensa, si allestiranno spettacoli, corsi di lingua, serate letterarie, incontri sportivi e così via.

Finalmente negli anni '60, grazie anche all'intensa collaborazione con l'Università Popolare di Trieste e con l'Unione Italiana, la Comunità inizierà a respirare più liberamente e a fare un considerevole passo avanti.”

Quante erano le persone che frequentavano assiduamente la Comunità?

“Le persone non mancavano, anzi, tutti gli avvenimenti, gli incontri venivano seguiti da 300-400 persone, specialmente quelle residenti nella Città vecchia. Purtroppo con la crisi delle miniere, negli anni '60 e '70, quando ogni giorno c'erano dei piccoli assestamenti del terreno, dei piccoli terremoti causati dall'intenso lavoro nel sottosuolo, moltissimi connazionali hanno ricevuto l'ordine di sfratto dalle loro vecchie case, con il seguente trasferimento nella zona residenziale nuova. Moltissime famiglie italiane sono 'scese' ed hanno abbandonato la città alta. Praticamente un 'secondo esodo' che ha inferto un altro duro colpo alla Comunità. Trattandosi per lo più di persone anziane, non se la sentivano di risalire la china per frequentare spesso la nostra sede. Ancor oggi, questa difficoltà persiste, però i fedelissimi non mancano. Ma non ci dobbiamo lamentare, la Comunità è viva, grazie a delle circostanze che sono state favorevoli per tutti noi, come la maggior libertà di espressione e il riacquisto della cittadinanza.”

Lei è una delle poche persone che nel dopoguerra sono riuscite a frequentare le scuole italiane albonesi prima della loro chiusura. Oggigiorno si sente il bisogno o la necessità di riaprire un'istituzione scolastica in lingua italiana?

“Come già accennato, dopo la chiusura delle scuole italiane, la nostra Comunità ha tentato in diverse occasioni di far riaprire anche solo una sezione. Della questione si sono interessati in tanti, anche 'La Voce del Popolo' in diverse occasioni ha trattato il problema, organizzando diverse tavole rotonde. Si cercava di animare le persone, anche le autorità competenti, che all'inizio hanno dimostrato interesse ma in seguito tutto si è dimostrato una finzione. In effetti, a nessuno, all'infuori della CNI, non interessava più riaprire la scuola italiana nella nostra città. Con innumerevoli sforzi e tantissimi problemi siamo riusciti, dieci anni fa, a riaprire l'asilo. Qui stiamo parlando di una sezione italiana, che per numero di frequentatori supera la sezione croata. Però, in questo decennio, i diversi sondaggi promossi tra i genitori dei bambini dell'asilo per vedere se erano interessati a riaprire la scuola italiana, non hanno dato risultati incoraggianti e purtroppo, almento per il momento, l'interesse è scarso.”

Rispettati ma ancora lontani dal bilinguismo

Per un lungo periodo ha fatto parte del Consiglio Comunale di Albona, di cui è stato anche presidente. Come giudica i rapporti tra la Comunità e l'amministrazione cittadina?

“Devo affermare che i rapporti sono stati sempre corretti ma 'tiepidi'. Una certa stima ce la siamo meritata, sempre parlando del Consiglio comunale, per tutto quello che siamo riusciti a mantenere e a creare. Facendo molta cultura rappresentiamo una ricchezza per questo territorio e di questo fatto l'amministrazione cittadina ne è pienamente conscia. Siamo stati e lo siamo tutt'ora presenti a tutte le manifestazioni ufficiali perché siamo l'unica componente culturale fissa a cui ci si può rivolgere. Oltre a questo, la Comunità ha in gestione il 'Teatrino' comunale che offre tantissime possibilità di utilizzo, visto che ospita anche le sedute ufficiali del Consiglio comunale, ma noi lo teniamo come se fosse nostro. Cerchiamo di curarlo nel migliore dei modi. Però persiste ancora sempre un 'blocco' quando si solleva la questione del bilinguismo e della sua messa in pratica.”

Ha esercitato la funzione di Responsabile del Settore Cultura della Giunta Esecutiva dell'UI per quattro anni.

“Un'esperienza interessante, dove ho cercato di dare il meglio. Non avendo esperienza nel campo, il primo tempo è stato molto impegnativo e in qualche modo difficile. Spero di essere riuscito a lasciare al mio successore un Settore sano e funzionante. Va detto però che il lavoro, per essere ben svolto, ha bisogno di una persona a tempo pieno, a contatto diretto con i 'fruitori' e allora sì che i risultati sarebbero migliori. Comunque, non ritengo che sia dovere della Giunta esecutiva dell'Unione Italiana portare avanti programmi culturali che invece vanno essere organizzati dalle varie Comunità o da altre istituzioni, anche in modo da creare una 'democraticità' maggiore, le rispetto delle diverse esigenze.”

Il suo mandato ha visto la (ri)nascita del Cenacolo degli operatori culturali della CNI. Secondo il suo parere riuscirà a mantenersi in vita?

“Arrivare a costituire il Cenacolo è stato un compito prioritario del Settore. In questi ultimi mesi noto con piacere che qualcosa si sta muovendo, le basi sono state gettate e le prospettive sono buone ma solo se le persone impegnate sapranno organizzare la struttura nel modo migliore. Il Cenacolo è utile per gli artisti, i letterati e anche per gli operatori culturali come insegnati, professori e critici in quanto solo con un diretto e costruttivo scambio di idee la nostra cultura e in genere tutta la nostra Comunità continuerà a prosperare non solo in un campo ristretto, chiuso ma a pari passo con la cultura maggioritaria italiana e quella europea.” (Viviana Car – La Voce del Popolo/Inform)


Vai a: