STAMPA
ITALIANA ALL’ESTERO
Da
“La Voce del Popolo” di Fiume
Tullio Vorano, uno dei maggiori esponenti
della Cni di Albona: “Siamo l'unica componente culturale fissa”
La Comunità degli Italiani, con la sua
attività, è una ricchezza per tutto il territorio
ALBONA – Attivista pluridecennale della Comunità degli
Italiani di Albona, Tullio Vorano, professore di storia e storia dell'arte,
direttore del Museo popolare, per molti versi è uno dei maggiori rappresentanti
della cultura italiana dell'Albonese. Nel giugno dello scorso anno l'allora
presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi gli ha conferito la
Stella della Solidarietà italiana, onorificenza che permette agli insigniti
di fregiarsi del titolo di “cavaliere”.
Dal suo rientro dagli studi, nel 1971, in seno alla CI
di Albona ha ricoperto dapprima l'incarico di segretario e in seguito quello
di presidente della Giunta esecutiva per ben tre mandati. Ha fatto parte del
Consiglio comunale per cinque mandati, di cui è stato presidente. In seno all'Unione
Italiana, nel quadriennio 2002 – 2006, ha esercitato la funzione di Responsabile
del Settore Cultura della Giunta Esecutiva, dimostrando il suo profondo attaccamento
alle sue origini albonesi e alla Comunità Nazionale Italiana in generale.
Fa parte e si occupa attivamente di una Comunità, che,
nonostante le grosse difficoltà, continua a prosperare, Quando nasce la CI di
Albona e quali sono state le difficoltà che si è trovata a dover affrontare
nel corso degli anni?
“La Comunità degli Italiani di Albona nasce nel 1947,
praticamente nell'anno a venire festeggerà il sessantesimo anniversario dalla
fondazione. Di problemi ce ne sono stati diversi, fin dall'inizio. La CI è stata
costituita in un periodo travagliato, con l'esodo in corso, in seguito al quale
la città rimarrà praticamente spopolata. Da un calcolo approssimativo, dal territorio
dell'Albonese se ne sono andate quasi quattromila persone, per la maggior parte
abitanti della città, che a quel tempo contava poco di più di duemila unità.
È stato un duro colpo per la Comunità stessa, in quanto ad andarsene è stata
proprio la componente italiana, nonché quei croati che pur si sentivano di cultura
italiana o comunque erano vicini ad essa. La Comunità si è ritrovata praticamente
senza quadri. A questo punto i pochi rimasti si sono rimboccati le maniche e,
con pochi mezzi e spesso tacciati di irredentismo, hanno tentato di riallacciare
i rapporti con quelli che non non volevano o non potevano partire. Il famigerato
decreto Peruško del 1953 peggiorerà ulteriormente la situazione per la già piccola
Comunità, colpendone le basi, ossia le scuole. In quell'anno frequentavo la
prima elementare e ricordo che all'inizio c'erano tre prime classi, poi imporvvisamente,
dopo il decreto, due verranno semplicemente 'cancellate' e l'unica che si manterrà
avrà un numero esiguo di bambini. Alla fine degli anni '50 verranno chiusure
le sezioni italiane e tutti i bambini che le frequentavano, appartenenti a famiglie
di madrelingua italiana o che parlavano il dialetto istro-veneto, verranno integrati
nelle classi croate. Comunque, in quegli anni la Comunità, visto che era 'sparita'
la scuola, cercherà di lottare per tirare avanti. Anni bruttissimi, con tantissimi
problemi, ma nonostante ciò i presidenti di allora (Plinio Basiaco, Antonio
Brunetti, Piero Tomaz, nda) resisteranno nel loro intento, continuando a curare
e a diffondere la lingua e la cultura italiana, mantenendo viva la piccola componente
italiana del territorio. Malgrado a tutte queste difficoltà, presso la Comunità
si svolgerà un'attività culturale molto intensa, si allestiranno spettacoli,
corsi di lingua, serate letterarie, incontri sportivi e così via.
Finalmente negli anni '60, grazie anche all'intensa collaborazione
con l'Università Popolare di Trieste e con l'Unione Italiana, la Comunità inizierà
a respirare più liberamente e a fare un considerevole passo avanti.”
Quante erano le persone che frequentavano assiduamente
la Comunità?
“Le persone non mancavano, anzi, tutti gli avvenimenti,
gli incontri venivano seguiti da 300-400 persone, specialmente quelle residenti
nella Città vecchia. Purtroppo con la crisi delle miniere, negli anni '60 e
'70, quando ogni giorno c'erano dei piccoli assestamenti del terreno, dei piccoli
terremoti causati dall'intenso lavoro nel sottosuolo, moltissimi connazionali
hanno ricevuto l'ordine di sfratto dalle loro vecchie case, con il seguente
trasferimento nella zona residenziale nuova. Moltissime famiglie italiane sono
'scese' ed hanno abbandonato la città alta. Praticamente un 'secondo esodo'
che ha inferto un altro duro colpo alla Comunità. Trattandosi per lo più di
persone anziane, non se la sentivano di risalire la china per frequentare spesso
la nostra sede. Ancor oggi, questa difficoltà persiste, però i fedelissimi non
mancano. Ma non ci dobbiamo lamentare, la Comunità è viva, grazie a delle circostanze
che sono state favorevoli per tutti noi, come la maggior libertà di espressione
e il riacquisto della cittadinanza.”
Lei è una delle poche persone che nel dopoguerra sono
riuscite a frequentare le scuole italiane albonesi prima della loro chiusura.
Oggigiorno si sente il bisogno o la necessità di riaprire un'istituzione scolastica
in lingua italiana?
“Come già accennato, dopo la chiusura delle scuole italiane,
la nostra Comunità ha tentato in diverse occasioni di far riaprire anche solo
una sezione. Della questione si sono interessati in tanti, anche 'La Voce del
Popolo' in diverse occasioni ha trattato il problema, organizzando diverse tavole
rotonde. Si cercava di animare le persone, anche le autorità competenti, che
all'inizio hanno dimostrato interesse ma in seguito tutto si è dimostrato una
finzione. In effetti, a nessuno, all'infuori della CNI, non interessava più
riaprire la scuola italiana nella nostra città. Con innumerevoli sforzi e tantissimi
problemi siamo riusciti, dieci anni fa, a riaprire l'asilo. Qui stiamo parlando
di una sezione italiana, che per numero di frequentatori supera la sezione croata.
Però, in questo decennio, i diversi sondaggi promossi tra i genitori dei bambini
dell'asilo per vedere se erano interessati a riaprire la scuola italiana, non
hanno dato risultati incoraggianti e purtroppo, almento per il momento, l'interesse
è scarso.”
Rispettati ma
ancora lontani dal bilinguismo
Per un lungo periodo ha fatto parte del Consiglio Comunale
di Albona, di cui è stato anche presidente. Come giudica i rapporti tra la Comunità
e l'amministrazione cittadina?
“Devo affermare che i rapporti sono stati sempre corretti
ma 'tiepidi'. Una certa stima ce la siamo meritata, sempre parlando del Consiglio
comunale, per tutto quello che siamo riusciti a mantenere e a creare. Facendo
molta cultura rappresentiamo una ricchezza per questo territorio e di questo
fatto l'amministrazione cittadina ne è pienamente conscia. Siamo stati e lo
siamo tutt'ora presenti a tutte le manifestazioni ufficiali perché siamo l'unica
componente culturale fissa a cui ci si può rivolgere. Oltre a questo, la Comunità
ha in gestione il 'Teatrino' comunale che offre tantissime possibilità di utilizzo,
visto che ospita anche le sedute ufficiali del Consiglio comunale, ma noi lo
teniamo come se fosse nostro. Cerchiamo di curarlo nel migliore dei modi. Però
persiste ancora sempre un 'blocco' quando si solleva la questione del bilinguismo
e della sua messa in pratica.”
Ha esercitato la funzione di Responsabile del Settore
Cultura della Giunta Esecutiva dell'UI per quattro anni.
“Un'esperienza interessante, dove ho cercato di dare
il meglio. Non avendo esperienza nel campo, il primo tempo è stato molto impegnativo
e in qualche modo difficile. Spero di essere riuscito a lasciare al mio successore
un Settore sano e funzionante. Va detto però che il lavoro, per essere ben svolto,
ha bisogno di una persona a tempo pieno, a contatto diretto con i 'fruitori'
e allora sì che i risultati sarebbero migliori. Comunque, non ritengo che sia
dovere della Giunta esecutiva dell'Unione Italiana portare avanti programmi
culturali che invece vanno essere organizzati dalle varie Comunità o da altre
istituzioni, anche in modo da creare una 'democraticità' maggiore, le rispetto
delle diverse esigenze.”
Il suo mandato ha visto la (ri)nascita del Cenacolo degli
operatori culturali della CNI. Secondo il suo parere riuscirà a mantenersi in
vita?
“Arrivare a costituire il Cenacolo è stato un compito
prioritario del Settore. In questi ultimi mesi noto con piacere che qualcosa
si sta muovendo, le basi sono state gettate e le prospettive sono buone ma solo
se le persone impegnate sapranno organizzare la struttura nel modo migliore.
Il Cenacolo è utile per gli artisti, i letterati e anche per gli operatori culturali
come insegnati, professori e critici in quanto solo con un diretto e costruttivo
scambio di idee la nostra cultura e in genere tutta la nostra Comunità continuerà
a prosperare non solo in un campo ristretto, chiuso ma a pari passo con la cultura
maggioritaria italiana e quella europea.” (Viviana Car – La Voce del Popolo/Inform)