INTERVENTI
L’Assemblea
Plenaria di fine anno del CGIE e le preoccupazioni dell’associazionismo di emigrazione
nelle riflessioni del consigliere Domenico Azzia
CATANIA - Con lo spirito di chi ha perduto il piacere
di stare nel CGIE, riportiamo alcune osservazioni sulla recente Assemblea Plenaria
di fine anno.
La prima giornata dei lavori dedicata all’incontro con
i giovani si è aperta con il discorso del Vice Ministro Danieli che ha indicato
come temi del dibattito due priorità: la riforma del CGIE e la questione giovani.
L’ingresso nel Parlamento italiano degli eletti della
Circoscrizione Estero – ha affermato Danieli – completa l’assetto della rappresentanza
istituzionale dei cittadini residenti all’estero fino ad ora espressa solo dai
COMITES e dal CGIE. Ma le esigenze di un aggiornamento richiedono un ripensamento
del CGIE su una diversa dimensione.
Il Governo intende raccogliere le indicazioni di riforma
da portare in Parlamento espresse dal confronto di tutti i soggetti istituzionali
ed associativi ed in modo particolare le proposte che emergeranno dal dibattito
del CGIE.
Passando alla seconda priorità, Danieli definisce essenziale
il tema sul dibattito dei giovani affermando che su questo argomento non occorre
una politica del giorno per giorno ma una politica che abbia al suo centro lo sviluppo delle persone e delle
risorse, guardando al futuro, cioè ai giovani ed al loro coinvolgimento e valorizzazione.
Due argomenti certamente accattivanti e di pregnante
attualità, da approfondire.
Ma dopo la prima giornata dedicata ai giovani ed una
breve parentesi riguardante il programma Stato-Regioni-CGIE, i temi lanciati
da Danieli sono andati a farsi benedire
per il sopravvento di contrasti e di tensioni in sala che hanno portato, ad
un calo verticale, il livello del dibattito e dei lavori.
Tutta colpa di un martedì nero, dedicato alle elezioni
delle cariche lasciate vacanti dai consiglieri eletti in Parlamento, tra cui
il Segretario generale, tre Vice Segretari generali, due componenti del Comitato
di Presidenza, due componenti della Commissione nazionale per la promozione
della cultura italiana all’estero.
Un martedì lunghissimo scadenzato dall’appello dei 94
consiglieri, otto volte chiamati a votare, in una atmosfera intossicata e pesante
come cappa su una Assemblea stanca ed inquieta.
Motivo del malessere: le elezioni dei consiglieri alle
cariche lasciate vuote dai Parlamentari eletti in Parlamento e la reazione dell’Assemblea
messa di fronte al fatto compiuto sui risultati di una votazione che è stata
solo una esercitazione formale. I nominativi dei consiglieri da eleggere si
conoscevano già dal giorno prima, le designazioni venivano da fuori, blindate,
senza possibilità o mediazioni alcune. Tutte appartenenti allo schieramento
di maggioranza che si riconosce in una parte politica.
Per reazione, si è immediatamente ricompattata una opposizione,
anch’essa legata a schieramenti di partiti
politici che si è sentita inascoltata ed estromessa dalla forza dei numeri,
reagendo come ha potuto. Ma di confronto sui temi della Assemblea, sui programmi
tra i candidati e tra gli schieramenti non si è sentito proprio niente.
Il gruppo dei consiglieri non etichettati, non è stato
né consultato, né informato prima o durante l’Assemblea sulle scelte.
Il gruppo di maggioranza, procedendo in senso unico,
si è così attribuito tutte le otto cariche disponibili. Anche le Presidenze
vacanti delle tre Commissioni tematiche sono state occupate dalla maggioranza.
Noi dell’associazionismo di emigrazione, quello vero,
quello libero, quello autonomo e non etichettato perché di volontariato, ci
siamo tirati indietro. Ci siamo astenuti. E non siamo stati i soli perché un
gruppetto di altri consiglieri ha votato bianco. Tutti per manifestare disappunto
alla votazione burla e non certo sulle
persone. E questo la dice lunga.
Siamo convinti che in realtà la votazione, appunto perché
pilotata, non ha lasciato soddisfatti nessuno, né chi ha ricevuto, né chi ha
dato il voto. Il malessere in sala si
coglieva a piene mani per il diffuso fatalismo dovuto al risultato scontato.
I consiglieri eletti sono tutte persone perbene. Certamente
avrebbero avuto i consensi dell’intera Assemblea con una votazione aperta e
rispettosa delle diverse sensibilità e con la soddisfazione di tutti. Di chi
si sarebbe sentito gratificato dal voto
e di chi avrebbe avuto il piacere di
scegliere tra i colleghi consiglieri. Così come si conviene nei consessi civili
e democratici.
Il CGIE è l’organo consultivo che rappresenta gli interessi
degli italiani all’estero e ne propone le soluzioni al Governo, al Parlamento
ed alle altre Istituzioni.
E’ il caso di
ricordare che gli interessi degli italiani non hanno colore politico, né possono
averlo. Sono interessi della comunità e basta, sono interessi veri, obiettivi e fattibili.
Questi interessi, una volta formalizzati, non possono
diventare appannaggio di una maggioranza in contrapposizione ad una minoranza
che rema contro.
Logica vuole che un organismo collegiale li porti con
motivazioni partecipate e condivise al termine di un confronto ed una serena dialettica interna.
Non si spacca un organismo così prezioso come il CGIE
con arroccamenti innaturali su schieramenti
del tutto estranei alle finalità di istituto.
Consideriamo i partiti politici i pilastri necessari
di uno Stato democratico. Ma una legge elettorale anomala conferisce alle segreterie
politiche dei partiti uno strapotere spesso utilizzato a privilegiare la ricerca
del consenso e della visibilità rispetto alle esigenze del bene
comune. Conosciamo, purtroppo, le
scellerate ubbidienze imposte dagli schieramenti politici.
Ci preoccupa, quindi, l’inclusione del tutto innaturale,
della politica nel CGIE.
Una preoccupazione che ci porta a rilanciare con forza
l’associazionismo di emigrazione, la sua autonomia e la sua centralità come
presidio ineludibile degli interessi delle nostre comunità.
Le stesse indicazioni e proposte di azioni che troviamo
nella relazione di Danieli per arrivare ad una Conferenza dei giovani entro
il 2008, porta direttamente all’associazionismo di emigrazione come centrale
operativa affidabile, in grado di organizzare
Da più parti registriamo, ad eccezione dell’Europa, un
associazionismo che si muove, cresce ed ammoderna sempre più i suoi contenuti
in direzione culturale.
Sono numerose le associazioni divenute sedi e centrali
di cultura, proprio per rispondere alla crescente domanda di cultura e di apprendimento
della lingua che viene dalle nostre comunità di tutte le generazioni ed in particolare
dal mondo giovanile. E non soltanto da loro perché, anche tra gli autoctoni
cresce, nelle società di insediamento, interesse e simpatia per l’italianità
e la sua cultura.
Su questo filone, su questo segno dei tempi, si stanno
muovendo moltissime associazioni. Un orientamento per il quale ci battiamo e
sosteniamo con forza superando antiche resistenze.
Uno spaccato che conferma ancora una volta l centralità
di un associazionismo al passo con i tempi, sempre pronto a rispondere alle
esigenze che vengono dalla società che cambia in forza della sua autonomia e
dei valori che porta con sé.
Questa considerazione, anche in rapporto a quanto avvenuto
nell’Assemblea Plenaria, ci porta a ripensare la voce e la posizione dell’associazionismo,
fino ad oggi troppo compressa dall’apparato che gestisce il CGIE. Troppa sproporzione
rispetto al peso di rappresentatività reale e diretta dell’Associazionismo.
Il problema del riequilibrio della rappresentanza, tra
quella diretta e quella degli apparati di etichette, sarà un punto fermo da
discutere con forza in sede di riforma del CGIE.
Sarà forse la ricetta giusta.
Dicevano di un associazionismo di emigrazione che ha
scelto, all’interno del CGIE, una posizione assolutamente equidistante dagli
schieramenti e dai partiti e che intende
porre con priorità assoluta i problemi degli interessi degli italiani all’estero,
e solo questi, allo scopo di individuarli, formalizzarli e sottoporli
a Governo e Parlamento secondo la dizione e lo spirito della legge istitutiva.
Secondo uno stile del
confronto che fa della democrazia il suo pilastro fondamentale. (Domenico Azzia*-Inform)
*Componente
del CGIE in rappresentanza dell’UNAIE