INFORM - N. 237 - 18 dicembre 2006


STAMPA PER GLI ITALIANI ALL’ESTERO

Intervista ad Angelo Campanella, presidente del Comites di Lione, del Messaggero di sant’Antonio edizione italiana per l’estero (numero di dicembre)

L’esprit de la jeunesse

Nella città alla confluenza tra Rodano e Saona, legata ai Fratelli Lumière, la presenza italiana è massiccia e qualificata. Oggi i giovani vi trovano ancora lavoro, ma l’associazionismo invecchia

 

LIONE- Il Comites di Lione, collegato al Consolato d’Italia, ha una competenza territoriale su 14 Dipartimenti. Impegno del Comites è quello di aiutare la comunità italiana. Incontri periodici in collaborazione con il console generale d’Italia e con altri enti come l’Istituto Italiano di Cultura e la Camera di Commercio, favoriscono un fruttuoso lavoro di squadra nella promozione di manifestazioni e iniziative. L’attuale presidente del Comites di Lione è Angelo Campanella – siciliano di Montedoro, in provincia di Caltanissetta – arrivato in Francia nel 1969, e direttore del Patronato Inca-Cgil di Lione. Dal 1991 Campanella è consultore della Regione Sicilia. Nel 1996 ha ricevuto l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine del Merito della Repubblica Italiana, e nel 2005 l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine della Stella della Solidarietà Italiana.

Gli altri membri del Comites di Lione sono: Paolo Valenti, Claudio Rocco, Mirco Iadarola, Arcangelo Mascia, Giampaolo Pinna, Carmelo Bonaccorsi, Monica Paternò Di Sessa, Paolo Boffetta, Maria Carmela Varchetta, Maria Capitano, Enrico Rea, Ezio Della Vedova e Angelo Mancuso.

Bettero. Presidente Campanella, com’è cambiata la presenza italiana in quest’area, dall’inizio del Novecento fino ad oggi?

Campanella. L’emigrazione italiana andrebbe divisa in due momenti: il primo legato all’«emigrazione politica», dall’inizio del Novecento in poi, fino al periodo fascista. Allora moltissimi arrivavano soprattutto dalle regioni del nord Italia, dalla Lombardia, dalla Toscana, per mettersi in salvo; spesso si trattava di perseguitati. Io ho conosciuto dei connazionali che hanno partecipato alla resistenza francese. Uno di questi, Battista Saroglia, guidò il battaglione che liberò la città di Villeurbanne. Storicamente c’è, poi, il secondo momento: quello delle nuove generazioni. Sembrava che negli anni Settanta ci fosse stata una diminuzione dell’emigrazione, ma anche adesso assistiamo ad una forte mobilità di giovani che partono dall’Italia per venire a cercare lavoro nell’area lionese dove c’è una robusta struttura industriale ancora in grado di offrire occupazione.

L’ultimo dato disponibile parla di 55 mila connazionali in possesso di passaporto; ma bisogna sottolineare che ci sono molti giovani con la doppia cittadinanza che possono far lievitare questo numero. Tra i nostri connazionali ci sono medici, ricercatori, impiegati, dirigenti. Abbiamo pure molti pensionati che hanno bisogno di sostegno e assistenza, anche economica, perché molti ricevono pensioni molto basse. I patronati, in questo ambito, sono chiamati a svolgere una funzione determinante per tutelare questi anziani.

Quali iniziative avete promosso nell’ultimo anno, anche in collaborazione con le nostre rappresentanze consolari, con la Camera di Commercio italiana e con le Università italiane e francesi?

Abbiamo promosso moltissime manifestazioni in ambito culturale con rappresentazioni teatrali e concerti; e anche in quello sportivo. E poi siamo impegnati a sostenere il collegamento ferroviario Lione-Torino: una vicenda che si trascina da anni. Pian piano siamo riusciti a costituire una Commissione tecnica a cui partecipano la Regione Piemonte e la Regione Rhône-Alpes. Non solo, partecipano tutti gli attori, come Trenitalia e le ferrovie francesi. Questa commissione si riunisce sia in Francia che in Italia e ha fatto qualche progresso: uno dei risultati è stato l’attivazione di un collegamento, via autobus, tra Lione e Torino, gestito da Regione Piemonte, Regione Rhône-Alpes, Ferrovie italiane e francesi. L’obiettivo resta, però, quello di ritornare al collegamento ferroviario.

Quest’anno gli italiani all’estero hanno partecipato ad una lunga serie di consultazioni elettorali italiane. Com’è andata qui in Francia?

Le maggiori difficoltà sono state legate al vuoto d’informazione. C’è stata la propaganda promossa dai singoli candidati e dai singoli partiti. Noi pensavamo che il governo italiano avrebbe sostenuto la stampa, le radio e gli altri media nell’opera d’informazione a favore degli italiani residenti all’estero. Ma non è andata così. E le poche informazioni arrivate, spesso erano anche sbagliate. Comunque le elezioni di quest’anno hanno visto un’altissima partecipazione di italiani, anche quelli che, in precedenza, non si erano mai espressi perché, per la prima volta, quest’anno potevano scegliere un proprio candidato in loco. Il referendum, purtroppo, ha suscitato meno interesse.

Quanto conta l’associazionismo italiano in Francia?

Conta sempre tantissimo perché in assenza dell’organizzazione dei partiti, è l’associazionismo che ha assunto un ruolo vitale come punto d’aggregazione e di riferimento per le comunità italiane e per le associazioni.

Perché spesso solo lo sport, in particolare il calcio e la Formula 1, riesce a catalizzare l’orgoglio nazionale italiano all’estero?

Perché ormai l’emigrazione italiana è abbastanza integrata nel tessuto dei Paesi d’adozione. La Francia, dal canto suo, ha sempre attuato una buona politica d’integrazione con gli italiani, e quindi anche gli italiani sentono di far parte del tessuto della società francese.

Che rapporto avete con la comunità italiana?

Noi cerchiamo di promuovere periodicamente delle assemblee per ascoltare e raccogliere le richieste della comunità italiana su temi scottanti come il collegamento Lione-Torino oppure l’oscuramento dei programmi della Rai. Il servizio pubblico dovrebbe consentire anche agli italiani residenti all’estero di accedere a informazioni culturali, giornalistiche, sportive, ecc.; cosa che non avviene perché gli oscuramenti sono sempre di più, e questo è inconcepibile. Perciò i nostri connazionali vorrebbero che fosse trovata una soluzione.

Ci sono dei fenomeni che ormai riguardano tutto il mondo occidentale ma che più marcatamente si manifestano in Europa: flessibilità, disoccupazione, welfare, delocalizzazione industriale, ecc. Come li vivono gli italiani in Francia?

Sono problemi che si riflettono anche sui nostri connazionali che lavorano in aziende francesi. Se una ditta chiude i battenti qui per delocalizzare altrove, purtroppo mi sento impotente. Su questo tema io ho un approccio di carattere economico: per rilanciare l’Europa bisogna che ci siano basi giuridiche comuni per tutelare e garantire i lavoratori quando si spostano, eliminando ogni discriminazione tra uomini e donne. Dobbiamo superare gli esiti del referendum francese e olandese: ogni Paese non può risolvere da solo, nel suo piccolo, grandi problemi; la nuova Europa deve far fronte alla concorrenza mondiale e agli effetti della globalizzazione.

Che cosa migliorerebbe della struttura dei Comites?

Come Comites abbiamo ancora la sensazione di essere degli «organismi clandestini». A Lione facciamo tantissimo: abbiamo rapporti con le amministrazioni locali, le Università; promuoviamo iniziative comuni sull’insegnamento della lingua e della cultura italiana, organizziamo tavole rotonde con docenti italiani e francesi: sono queste le sinergie che possono far migliorare la situazione. Attualmente la legge prevede una serie di funzioni da svolgere; poi nel concreto è vero che non abbiamo l’aiuto necessario. Bisogna sapere che una grossa circoscrizione come Lione ha una dotazione annuale di 29 mila euro che, però, coprono ben poco. Occorre potenziare le risorse economiche anche perché abbiamo sedi che distano fino a 250 chilometri. Quando organizziamo incontri decentrati, proprio per essere più vicini ai nostri connazionali, questo comporta delle spese; perciò vorremmo che il Comites potesse ricevere un contributo commisurato all’impegno e all’attività per poter continuare la sua funzione di ascolto dei problemi dei connazionali. Ogni volta che ci spostiamo, infatti, invitiamo le associazioni, le autorità locali, il sindaco, le autorità regionali, coinvolgendo tutti e raccogliendo più istanze possibili.

Quanto spazio c’è per i giovani nelle iniziative del Comites di Lione?

Lo spazio c’è a livello di eletti: sono giovani e hanno un’età media che si aggira attorno ai 45 anni. Abbiamo infatti insegnanti, giornalisti, medici. Devo dire, però, che l’associazionismo tradizionale è ormai in crisi. È molto difficile coinvolgere i giovani affinché dedichino del tempo a questa specifica attività. L’associazionismo invecchia, non si rinnova, anche se c’è ancora un numero cospicuo di italiani: nella circoscrizione di Lione possiamo contare ancora una settantina di associazioni di vario tipo.

I vostri progetti per il 2007?

Noi continuiamo a portare avanti il nostro programma, presentato in occasione del rinnovo del Comites nel 2004: cittadinanza, temi inerenti all’economia e al sociale, tempo libero, cultura, insegnamento della lingua italiana; obiettivi su cui lavoriamo continuamente. Invito perciò chi vuole prendere contatto con il Comites di Lione, a consultare il nostro sito internet: www.comites-lyon.org (Alessandro Bettero- Messaggero di sant’Antonio edizione italiana per l’estero/Inform)

 


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