STAMPA
PER GLI ITALIANI ALL’ESTERO
Intervista
ad Angelo Campanella, presidente del Comites di Lione, del Messaggero di sant’Antonio
edizione italiana per l’estero (numero di dicembre)
L’esprit de la jeunesse
Nella città alla confluenza tra Rodano
e Saona, legata ai Fratelli Lumière, la presenza italiana è massiccia e qualificata.
Oggi i giovani vi trovano ancora lavoro, ma l’associazionismo invecchia
LIONE- Il Comites di Lione, collegato al Consolato d’Italia,
ha una competenza territoriale su 14 Dipartimenti. Impegno del Comites è quello
di aiutare la comunità italiana. Incontri periodici in collaborazione con il
console generale d’Italia e con altri enti come l’Istituto Italiano di Cultura
e
Gli altri membri del Comites di Lione sono: Paolo Valenti,
Claudio Rocco, Mirco Iadarola, Arcangelo Mascia, Giampaolo Pinna, Carmelo Bonaccorsi,
Monica Paternò Di Sessa, Paolo Boffetta, Maria Carmela Varchetta, Maria Capitano,
Enrico Rea, Ezio Della Vedova e Angelo Mancuso.
Bettero. Presidente Campanella, com’è cambiata la presenza
italiana in quest’area, dall’inizio del Novecento fino ad oggi?
Campanella. L’emigrazione italiana andrebbe divisa in
due momenti: il primo legato all’«emigrazione politica», dall’inizio del Novecento
in poi, fino al periodo fascista. Allora moltissimi arrivavano soprattutto dalle
regioni del nord Italia, dalla Lombardia, dalla Toscana, per mettersi in salvo;
spesso si trattava di perseguitati. Io ho conosciuto dei connazionali che hanno
partecipato alla resistenza francese. Uno di questi, Battista Saroglia, guidò
il battaglione che liberò la città di Villeurbanne. Storicamente c’è, poi, il
secondo momento: quello delle nuove generazioni. Sembrava che negli anni Settanta
ci fosse stata una diminuzione dell’emigrazione, ma anche adesso assistiamo
ad una forte mobilità di giovani che partono dall’Italia per venire a cercare
lavoro nell’area lionese dove c’è una robusta struttura industriale ancora in
grado di offrire occupazione.
L’ultimo dato disponibile parla di 55 mila connazionali
in possesso di passaporto; ma bisogna sottolineare che ci sono molti giovani
con la doppia cittadinanza che possono far lievitare questo numero. Tra i nostri
connazionali ci sono medici, ricercatori, impiegati, dirigenti. Abbiamo pure
molti pensionati che hanno bisogno di sostegno e assistenza, anche economica,
perché molti ricevono pensioni molto basse. I patronati, in questo ambito, sono
chiamati a svolgere una funzione determinante per tutelare questi anziani.
Quali iniziative avete promosso nell’ultimo anno, anche
in collaborazione con le nostre rappresentanze consolari, con
Abbiamo promosso moltissime manifestazioni in ambito
culturale con rappresentazioni teatrali e concerti; e anche in quello sportivo.
E poi siamo impegnati a sostenere il collegamento ferroviario Lione-Torino:
una vicenda che si trascina da anni. Pian piano siamo riusciti a costituire
una Commissione tecnica a cui partecipano
Quest’anno gli italiani all’estero hanno partecipato
ad una lunga serie di consultazioni elettorali italiane. Com’è andata qui in
Francia?
Le maggiori difficoltà sono state legate al vuoto d’informazione.
C’è stata la propaganda promossa dai singoli candidati e dai singoli partiti.
Noi pensavamo che il governo italiano avrebbe sostenuto la stampa, le radio
e gli altri media nell’opera d’informazione a favore degli italiani residenti
all’estero. Ma non è andata così. E le poche informazioni arrivate, spesso erano
anche sbagliate. Comunque le elezioni di quest’anno hanno visto un’altissima
partecipazione di italiani, anche quelli che, in precedenza, non si erano mai
espressi perché, per la prima volta, quest’anno potevano scegliere un proprio
candidato in loco. Il referendum, purtroppo, ha suscitato meno interesse.
Quanto conta l’associazionismo italiano in Francia?
Conta sempre tantissimo perché in assenza dell’organizzazione
dei partiti, è l’associazionismo che ha assunto un ruolo vitale come punto d’aggregazione
e di riferimento per le comunità italiane e per le associazioni.
Perché spesso solo lo sport, in particolare il calcio
e
Perché ormai l’emigrazione italiana è abbastanza integrata
nel tessuto dei Paesi d’adozione.
Che rapporto avete con la comunità italiana?
Noi cerchiamo di promuovere periodicamente delle assemblee
per ascoltare e raccogliere le richieste della comunità italiana su temi scottanti
come il collegamento Lione-Torino oppure l’oscuramento dei programmi della Rai.
Il servizio pubblico dovrebbe consentire anche agli italiani residenti all’estero
di accedere a informazioni culturali, giornalistiche, sportive, ecc.; cosa che
non avviene perché gli oscuramenti sono sempre di più, e questo è inconcepibile.
Perciò i nostri connazionali vorrebbero che fosse trovata una soluzione.
Ci sono dei fenomeni che ormai riguardano tutto il mondo
occidentale ma che più marcatamente si manifestano in Europa: flessibilità,
disoccupazione, welfare, delocalizzazione industriale, ecc. Come li vivono gli
italiani in Francia?
Sono problemi che si riflettono anche sui nostri connazionali
che lavorano in aziende francesi. Se una ditta chiude i battenti qui per delocalizzare
altrove, purtroppo mi sento impotente. Su questo tema io ho un approccio di
carattere economico: per rilanciare l’Europa bisogna che ci siano basi giuridiche
comuni per tutelare e garantire i lavoratori quando si spostano, eliminando
ogni discriminazione tra uomini e donne. Dobbiamo superare gli esiti del referendum
francese e olandese: ogni Paese non può risolvere da solo, nel suo piccolo,
grandi problemi; la nuova Europa deve far fronte alla concorrenza mondiale e
agli effetti della globalizzazione.
Che cosa migliorerebbe della struttura dei Comites?
Come Comites abbiamo ancora la sensazione di essere degli
«organismi clandestini». A Lione facciamo tantissimo: abbiamo rapporti con le
amministrazioni locali, le Università; promuoviamo iniziative comuni sull’insegnamento
della lingua e della cultura italiana, organizziamo tavole rotonde con docenti
italiani e francesi: sono queste le sinergie che possono far migliorare la situazione.
Attualmente la legge prevede una serie di funzioni da svolgere; poi nel concreto
è vero che non abbiamo l’aiuto necessario. Bisogna sapere che una grossa circoscrizione
come Lione ha una dotazione annuale di 29 mila euro che, però, coprono ben poco.
Occorre potenziare le risorse economiche anche perché abbiamo sedi che distano
fino a
Quanto spazio c’è per i giovani nelle iniziative del
Comites di Lione?
Lo spazio c’è a livello di eletti: sono giovani e hanno
un’età media che si aggira attorno ai 45 anni. Abbiamo infatti insegnanti, giornalisti,
medici. Devo dire, però, che l’associazionismo tradizionale è ormai in crisi.
È molto difficile coinvolgere i giovani affinché dedichino del tempo a questa
specifica attività. L’associazionismo invecchia, non si rinnova, anche se c’è
ancora un numero cospicuo di italiani: nella circoscrizione di Lione possiamo
contare ancora una settantina di associazioni di vario tipo.
I vostri progetti per il 2007?
Noi continuiamo a portare avanti il nostro programma,
presentato in occasione del rinnovo del Comites nel 2004: cittadinanza, temi
inerenti all’economia e al sociale, tempo libero, cultura, insegnamento della
lingua italiana; obiettivi su cui lavoriamo continuamente. Invito perciò chi
vuole prendere contatto con il Comites di Lione, a consultare il nostro sito
internet: www.comites-lyon.org (Alessandro
Bettero- Messaggero di sant’Antonio edizione italiana per l’estero/Inform)