PARLAMENTO
Finanziaria:
in Senato il voto di fiducia sul maxiemendamento
L’intervento del sen. Claudio Micheloni
(Ulivo)
ROMA – Di seguito
il testo dell’intervento pronunciato in Aula dal senatore dell’Ulivo Claudio
Micheloni, eletto nella ripartizione Europa della Circoscrizione Estero
“Presidente, colleghe e colleghi, Signori del Governo,
Signor Ministro, desidero illustrare brevemente perché voterò questa finanziaria
insieme ai miei tre colleghi eletti nella Circoscrizione Estero nelle liste
dell'Unione. I capitoli di spesa del Ministero degli Esteri, direttamente riconducibili
agli italiani residenti all'estero, come ad esempio, (947/519) l'assistenza
diretta, la diffusione della lingua e cultura italiane, i Comites, le attività
culturali, gli stipendi degli insegnanti, avevano subito nel progetto di finanziaria
un taglio complessivo di circa 12 milioni di Euro. Il lavoro svolto dai parlamentari
dell'estero e dal Governo portarono da subito un incremento di 14 milioni di
Euro che coprivano i tagli annunciati.
Il maxiemendamento - sempre con la stessa modalità di
lavoro congiunto dei parlamentari della Circoscrizione Estero della maggioranza
con il Governo - ha portato a ulteriori 10 milioni di finanziamenti, per i capitoli
prima ricordati. D'altra parte, l'impegno dei quattro senatori dell'Unione della
Circoscrizione Estero e della maggioranza tutta e con il particolare sostegno
del capogruppo Anna Finocchiaro, ha fatto sì che nel maxiemendamento siano state
accolte proposte di grande rilevanza per la comunità italiana residente all'estero.
(Comma 801, tabella C) un finanziamento di 7 milioni che, per il 40 % va a beneficio
delle Camere di commercio italiane all'estero e per il 60 % ai consorzi italiani
di esportazione. E' stata altresì accolta la richiesta (1327/793 bis) di detrazione
per carichi di famiglia, di cui all'art. 12 DPR, 22 dicembre 1986, n. 917, per
i soggetti non residenti in Italia. E' stata anche introdotta un'importantissima
innovazione che riguarda direttamente tutti i cittadini italiani residenti all'estero.
Infatti, dal 1° giugno 2007, i consolati italiani dovranno rilasciare e rinnovare
la (1323/790 bis) carta d'identità italiana ai cittadini italiani iscritti all'AIRE
alle stesse condizioni degli italiani residenti in Italia.
In questa finanziaria troviamo altri elementi che interessano
positivamente la comunità italiana all'estero. Per esempio, (404/120 G) la riorganizzazione
del Ministero degli affari esteri, "a questo punto il Governo ha deciso
l'unificazione dei servizi contabili degli uffici della rete diplomatica aventi
sede nella stessa città estera". Questa decisione è sicuramente un segnale
positivo, ma di gran lunga insufficiente per affrontare il problema della rete
consolare italiana all'estero, sulla quale tornerò più avanti.
L'internazionalizzazione realizzata da consorzi di piccole
e medie imprese; (939/515) la valorizzazione del marchio "Made in Italy";
(1249/749 bis) i servizi postali con tariffe agevolate per l'editoria destinata
alle comunità italiane all'estero; (1315/784) il "piano di razionalizzazione
del patrimonio immobiliare dello Stato ubicato all'estero". Non illustro
i punti precedenti. La loro positività mi appare evidente. A proposito dell'ultimo
punto "la razionalizzazione del patrimonio immobiliare dello Stato ubicato
all'estero" vorrei qui ricordare che lo Stato italiano è proprietario di
un immenso capitale immobiliare all'estero, che va sì razionalizzato, come dice
la finanziaria, ma va soprattutto valorizzato. In questa operazione di razionalizzazione
e valorizzazione è importante che il Governo acquisisca anche il parere dei
Comites (Comitati degli italiani all'estero). Non solo perché sono i rappresentanti
degli italiani che vivono in quei territori, e ne conoscono dunque i bisogni,
ma anche perché conoscono la realtà economica degli stessi territori. Questa
consultazione mi appare importante principalmente per due motivi: 1) quello
strettamente economico legato alla conoscenza del territorio 2) per garantire
la trasparenza degli interventi ed evitare le denunce di situazioni strane sul
tipo di quelle che mi stanno pervenendo in questi giorni da Nizza e da Locarno,
sulle quali interverrò nelle opportune sedi.
Se questi sono i punti per me positivi della finanziaria,
non posso non esprimere il mio rammarico per le altre nostre proposte che non
sono state accolte, come la detassazione del passaporto per gli emigrati italiani
ultrasessantenni, il riconoscimento pieno del sindacato dei contrattisti impiegati
nei Consolati italiani e negli Istituti di cultura, la garanzia d'interventi
per la formazione professionale degli italiani all'estero, oppure il riconoscimento
del lavoro delle poche agenzie d'informazione nazionali italiane che seguono
la vita degli italiani all'estero e infine l'accesso ai parlamentari della Circoscrizione
Estero al sostegno per l'editoria politica.
Continuo a pensare che il Governo avrebbe potuto rispondere
positivamente a queste richieste minime, alcune delle quali addirittura a costo
zero. Solo un deficit di dialogo, che il Governo ha anche con la propria maggioranza,
può spiegare questa scelta. È nell'interesse del Paese che questo deficit si
colmi al più presto.
Gli elementi positivi della finanziaria non ridimensionano
il bisogno di riforme profonde e urgenti che la comunità italiana nel mondo
aspetta da questo Governo e da questo Parlamento. Prima fra tutte la riforma
del Ministero degli Affari Esteri; su questo punto non si tratta di immaginare
una semplice ristrutturazione. Sono necessarie due cose: 1) una presa di coscienza
di tutto il mondo politico che, non si realizza una politica estera forte, capace
di riscuotere consenso e rispetto dalla comunità internazionale se non si aumentano
sostanzialmente le risorse economiche del Ministero degli Affari Esteri; 2)
non si ristruttura una rete consolare ridotta in condizioni miserevoli, ma bisogna
ridefinire nuove regole, nuove modalità di funzionamento, di gestione del personale.
Tutto ciò sarà possibile se ci sarà un largo consenso politico capace di sbloccare
vecchie incrostazioni amministrative e anche, a volte, ingiustificati privilegi.
Una riforma profonda, rapida e innovativa dei servizi
consolari e diplomatici nel mondo porterà sicuramente ad un risparmio e ad un
aumento dell'efficienza della rete consolare e diplomatica, che migliorerà sia
i servizi per gli italiani residenti all'estero che per l'Italia in generale.
Urge anche la riforma della legge 153 per la diffusione
della lingua e cultura italiane all'estero, al pari di quella che istituisce
gli istituti italiani di cultura.
Alla luce della presenza di parlamentari italiani eletti
nella Circoscrizione Estero vanno urgentemente riformati il Consiglio Generale
degli Italiani all'estero, i Comitati degli Italiani all'estero, la legge elettorale
per
Anche la fiscalità italiana per gli italiani all'estero
va ripensata: l'ICI, la tassa sui rifiuti, la tassa sui passaporti, ecc.
L'informazione degli italiani all'estero va riprogettata
con la riforma dell'editoria, della diffusione della Rai in Europa, di Rai International,
e dell’informazione di ritorno degli italiani all’estero per l’Italia.
In questo quadro vi è la necessità della risoluzione
imminente dei problemi di assistenza sociale dei nostri concittadini, che purtroppo
all'estero non hanno trovato fortuna e che nella loro vecchiaia vivono sotto
la soglia della povertà, soprattutto in America Latina.
Non entro nel merito di tutte queste urgenze, ma voglio
dire al Governo con estrema chiarezza che su questi punti non accetteremo di
perdere del tempo in indefiniti rinvii, né intendiamo avallare semplicemente
decisioni prese senza la dovuta consultazione dei vari livelli di rappresentanza
istituzionale degli italiani all'estero - Comites, CGIE e parlamentari, nonché
il mondo associativo - ma soprattutto non accetteremo di affrontare queste riforme
con il deficit di confronto e di dialogo che abbiamo vissuto in questi primi
mesi di legislatura.
Presidente, colleghe e colleghi, mi avvio a concludere
il mio intervento, fornendo alcune informazioni che illustrano l'apporto degli
italiani all'estero all'economia italiana. Mi rendo conto che finora il mio
intervento ha dato l'impressione che gli italiani all'estero abbiano solo delle
richieste da avanzare all'Italia. Voglio qui brevemente illustrarvi che la frase
"gli italiani all'estero sono una risorsa" non è uno slogan, bensì
una realtà.
Nel 1998 il contributo degli italiani all'estero alla
bilancia commerciale italiana ammontava a ca. 115 mila miliardi di lire (56
miliardi di Euro) a fronte dei 213,5 miliardi di lire (105 milioni di Euro)
elargiti dal governo per i vari capitoli del Ministero degli Affari Esteri per
gli italiani all'estero, come i corsi di lingua e cultura, la formazione professionale,
il funzionamento dei Comites, l'assistenza diretta e indiretta, ecc.
I contributi spaziano dalle rimesse agli investimenti,
dal turismo di ritorno al mercato di beni e servizi (macchinari, generi alimentari,
abbigliamento, ecc.).
Le rimesse pari a 4 mila miliardi di lire (2 miliardi
di Euro) nel 1997 potevano essere sicuramente più cospicue se ci fosse stata
una politica valutaria diretta ad incentivare gli investimenti.
"L'italianità" ha favorito la creazione all’estero
di imprese d'importazione di prodotti e macchinari italiani per attrezzare ristoranti,
bar, negozi, esercizi commerciali, imprese ecc. Secondo una stima del 2000,
un terzo del volume delle esportazioni italiane è da attribuirsi alla presenza
della rete delle comunità italiane all'estero. E le statistiche lo dimostrano:
in molti Paesi, dove la nostra presenza è particolarmente consistente, il saldo
fra importazioni ed esportazioni è attivo a favore dell'Italia (fonte: Consiglio
Generale degli Italiani all'estero del 2000).
Presidente, colleghe e colleghi, per queste considerazioni,
sono convinto che questa finanziaria - al di là del percorso difficile, degli
errori di comunicazione e quant’altro abbia dovuto e dovrà ancora affrontare
- sarà in grado di far fronte ai bisogni del Paese, perché porta in sé le prime
risposte ai problemi che da anni frenano la nostra Italia.
Una caratteristica di questa finanziaria, che la contraddistingue
da quelle precedenti, è di essere ispirata da una volontà politica d’interventi
veri, concreti e non da una politica di mere dichiarazioni e di facciata. È
sicuramente più popolare disegnare dei sogni su una lavagna a "Porta a
porta" che affrontare i problemi veri del Paese.
In democrazia il Governo deve governare per il Paese,
ma anche con il Paese. In una democrazia parlamentare, il Parlamento è il Paese.
Ed è per questo che tutto il lavoro positivo che abbiamo fatto per migliorare
la finanziaria è un giusto e buon lavoro che non può essere sminuito e svalorizzato
da sterili attacchi strumentali ad effetto mediatico.
Ai detrattori di questa finanziaria, che sicuramente
non è perfetta, do volentieri appuntamento fra qualche mese e credo che ci rincontreremo
in un ben altro clima.
Annuncio così il mio voto favorevole alla finanziaria
2007 e la mia fiducia al Governo”, ha concluso Micheloni. (Inform)