INFORM - N. 236 - 15 dicembre 2006


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Da “La Voce del Popolo”

Il sogno di un museo che renda onore alla storia multiforme di Fiume

Progetto proposto da Amleto Ballarini, presidente della società di Studi Fiumani a Roma

 

FIUME – "Ho un sogno", ha annunciato Amleto Ballarini (facendoci ricordare un po' la frase "I have a dream" pronunciata da Martin Luther King nell'agosto del 1963 davanti al Lincoln Memorial di Washington, al termine di una marcia di protesta per i diritti civili) al pubblico (tra cui tanti fiumani), accorso al Museo Civico di Fiume, nonché alle autorità in sala alla presentazione degli Atti del convegno "Fiume: crocevia di popoli e di culture", tenutosi a Roma nell'ottobre di un anno fa. Alla presentazione sono intervenuti il direttore del Museo Civico di Fiume Ervin Dubrović, il console generale d'Italia Fulvio Rustico, Ballarini affiancato dal segretario generale della Società di Studi Fiumani Marino Micich e l'assessore alla Cultura della Città di Fiume Bože Mimica.

"Orgogliosi di essere fiumani", di appartenere a una città che può costituire un modello per tutti, all'avanguardia tra le città della Croazia in direzione dell'Europa, un ponte verso il futuro europeo: questo un po' il "filo conduttore" degli interventi. E se il direttore del Museo Ervin Dubrović, compiaciuto per il numeroso pubblico presente – dimostrazione che la storia di Fiume è oggetto di vivo interesse – ha spiegato l'evento, il contesto nel quale nasce questa presentazione, frutto della collaborazione instaurata fra gli storici italo-croati (e anche ungheresi e austriaci), il console Rustico e Amleto Ballarini hanno parlato della città. "Significativamente, tutti gli abitanti di questa meravigliosa città vanno orgogliosi della loro fiumanità – ha esordito il console, rilevando che nel termine di "fiumanità si concentrano secoli di storia che hanno visto Fiume crocevia di popoli e culture, microcosmo d'Europa". Un multiculturalismo, una consuetudine alla tolleranza che nasce dall'abitudine di conoscere e frequentare l'altro, dalla capacità di non temere la diversità etnica e culturale ma al contrario di saperla apprezzare e valorizzare, come punto d'incontro e di sintesi armonica e di convivenza esemplare. Una caratteristica che viene evidentemente da molto lontano, ed è certamente "un modello cui ispirarsi, che unitamente alla privilegiata collocazione nell'Adriatico permette a Fiume di guardare con fiducia al suo ruolo regionale ed europeo, ruolo che, ne siamo convinti tutti, è certamente destinato a crescere ulteriormente con l'entrata della Croazia nell'Unione Europea e con lo sviluppo di rafforzate cooperazioni regionali quali in particolare l'Euroregione", ha detto ancora il console, esprimendo "orgoglio per l'essenziale contributo apportato dalla componente italiana, esuli e rimasti, in armoniosa convivenza con l'etnia di maggioranza croata e con tutte le componenti etniche della città." Approfondire secoli di storia di Fiume rappresenta un contributo essenziale per una migliore comprensione del presente e per guardare con maggiore chiarezza al futuro. La presenza di una rappresentanza di studenti della Scuola media superiore italiana di Fiume, di ragazzi che vivono giornalmente la loro multiculturalità, conferma l'importanza di affidare alle generazioni future la testimonianza di tale passato comune. "Desidero pertanto esprime il vivo apprezzamento del mio Paese per il prezioso e certosino lavoro di tanti autorevoli studiosi, un apprezzamento testimoniato anche dal contributo assicurato ai sensi della Legge numero 193 del 2004.Non posso pertanto che incoraggiare la Società di Studi Fiumani di Roma a proseguire nel suo impegno, in stretta collaborazione con le controparti croate, ungheresi, austriache e italiane" ha concluso Rustico, ringraziando il Museo Civico e l'amministrazione cittadina fiumana l'ospitalità, anche questa "retaggio di secoli di storia comune". Tale ospitalità, gli ha fatto eco in seguito l'assessore Mimica, verrà confermata a tutti coloro che giungeranno a Fiume in "buona fede."

La cittadinanza fiumana era un privilegio

Torniamo ai sogni. Quello del presidente della Società di Studi Fiumani-Archivio Museo storico di Fiume a Roma e dei suoi collaboratori non è un sogno nato oggi e nemmeno ieri. Risale ai primi anni Novanta del secolo scorso, ai primi tentativi di aprire una propria sezione nel capoluogo quarnerino. Un'iniziativa che tra le sue finalità aveva anche quella di mettere a disposizione degli studiosi e dei ricercatori l'eredità che la Società ha saputo custodire, il materiale che ha raccolto nella sua lunga attività, a partire dal 1923, quando nasce, a Fiume (dalla disciolta Deputazione fiumana di storia patria sostenuta dal Comune), per continuare a Roma, dove è stata ricostituita nel 1960.

Di questo progetto si è parlato nuovamente, alla presentazione del volume che raccoglie i contributi del convegno di Roma, atto secondo di una trilogia che – dopo "Fiume nel secolo dei grandi mutamenti" e dopo "Fiume: crocevia di popoli e culture", dopo aver descritto i movimento politici che hanno attraversato Fiume, che l'hanno esaltata, che l'hanno tormentata – intende (fra un anno o due) esplorare, la storia commerciale e industriale di questa città composita, soffermandosi su ciò che l'ha fatta diventare un centro di benessere. E i ricordi – oggi, ahimè solo quelli – vanno al porto gremito di navi, di gru che sono in movimento, di fabbriche che producono e danno lavoro, di cantieri che funzionano, di attività commerciali, assicurative e bancarie molteplici... Fiume, parlando più lingue, si è arricchita, è stata invidiata e la cittadinanza fiumana è stata vissuta come un privilegio. "La cittadinanza non veniva regalata, veniva concessa a chi sapeva fare qualcosa. Era quindi una città multiculturale, ingegnosa ma anche molto selettiva, e forse grazie anche a questo fatto il porto di Fiume è diventato l'undicesimo porto al mondo, lasciando a molta distanza altri porti che oggi sembrano addirittura grandiosi e che all'epoca dovevano ancora decollare" – ha rilevato Ballarini, augurandosi che nei piani della città di Fiume ci sia quella dignitosa sede per l'Archivio Museo Storico di Fiume in cui la multiforme storia di questa città possa essere compiutamente illustrata come essa merita, nei diversi aspetti, piacevoli e non piacevoli, che l'hanno percorsa, dall'"idillio ungherese" ai giorni nostri". Sì perché è nella seconda metà dell'Ottocento che nasce "quella città che tutti amiamo, di cultura multiforme, di particolare ingegno, per cui attraversava i mari con i suoi bastimenti, nella sua gelosa autonomia arrivava ad avere consoli lungo l'Adriatico e fino al Mediterraneo. Non era né una città ungherese, né croata, né italiana, né francese, né inglese. Era Fiume. E come lo stesso von Littrow diceva, indecifrabile nella sua identità, per cui il più imbecille dei fiumani sapeva parlare tre lingue e sapeva mantenersi con un lavoro chiaro e definito. Mi auguro che il Museo Storico di Fiume abbia quella sede adeguata che stiamo sognando – ha auspicato – non solo perché la storia della città lo merita per una sua completa illustrazione, ma perché l’istituto che ho l'onore di presiedere da tanti anni, il nostro piccolo e significativo Archivio Museo storico di Fiume a Roma vorrebbe ritornare in qualche modo nella città che lo ha generato e non avremmo alcuna difficoltà, in un museo storico di più ampia sede, adottare uno spazio con materiale nostro e darlo permanentemente quale contributo della Società di Studi Fiumani non solo al passato multiforme, ma quale auspicio per un futuro adeguato a quell'Unione europea che sta maturando" ha concluso. Ci uniamo negli auspici, auspicando che con il consenso e il supporto delle istituzioni politiche e culturali della città tale progetto approdi finalmente nel porto di Rijeka/Fiume.(Ilaria Rocchi-Rukavina-La Voce del Popolo/Inform)


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