STAMPA
ITALIANA ALL’ESTERO
Da
“
Il sogno di un museo che renda onore alla
storia multiforme di Fiume
Progetto proposto da Amleto Ballarini,
presidente della società di Studi Fiumani a Roma
FIUME – "Ho un sogno", ha annunciato Amleto
Ballarini (facendoci ricordare un po' la frase "I have a dream" pronunciata
da Martin Luther King nell'agosto del 1963 davanti al Lincoln Memorial di Washington,
al termine di una marcia di protesta per i diritti civili) al pubblico (tra
cui tanti fiumani), accorso al Museo Civico di Fiume, nonché alle autorità in
sala alla presentazione degli Atti del convegno "Fiume: crocevia di popoli
e di culture", tenutosi a Roma nell'ottobre di un anno fa. Alla presentazione
sono intervenuti il direttore del Museo Civico di Fiume Ervin Dubrović,
il console generale d'Italia Fulvio Rustico, Ballarini affiancato dal segretario
generale della Società di Studi Fiumani Marino Micich e l'assessore alla Cultura
della Città di Fiume Bože Mimica.
"Orgogliosi di essere fiumani", di appartenere
a una città che può costituire un modello per tutti, all'avanguardia tra le
città della Croazia in direzione dell'Europa, un ponte verso il futuro europeo:
questo un po' il "filo conduttore" degli interventi. E se il direttore
del Museo Ervin Dubrović, compiaciuto per il numeroso pubblico presente
– dimostrazione che la storia di Fiume è oggetto di vivo interesse – ha spiegato
l'evento, il contesto nel quale nasce questa presentazione, frutto della collaborazione
instaurata fra gli storici italo-croati (e anche ungheresi e austriaci), il
console Rustico e Amleto Ballarini hanno parlato della città. "Significativamente,
tutti gli abitanti di questa meravigliosa città vanno orgogliosi della loro
fiumanità – ha esordito il console, rilevando che nel termine di "fiumanità
si concentrano secoli di storia che hanno visto Fiume crocevia di popoli e culture,
microcosmo d'Europa". Un multiculturalismo, una consuetudine alla tolleranza
che nasce dall'abitudine di conoscere e frequentare l'altro, dalla capacità
di non temere la diversità etnica e culturale ma al contrario di saperla apprezzare
e valorizzare, come punto d'incontro e di sintesi armonica e di convivenza esemplare.
Una caratteristica che viene evidentemente da molto lontano, ed è certamente
"un modello cui ispirarsi, che unitamente alla privilegiata collocazione
nell'Adriatico permette a Fiume di guardare con fiducia al suo ruolo regionale
ed europeo, ruolo che, ne siamo convinti tutti, è certamente destinato a crescere
ulteriormente con l'entrata della Croazia nell'Unione Europea e con lo sviluppo
di rafforzate cooperazioni regionali quali in particolare l'Euroregione",
ha detto ancora il console, esprimendo "orgoglio per l'essenziale contributo
apportato dalla componente italiana, esuli e rimasti, in armoniosa convivenza
con l'etnia di maggioranza croata e con tutte le componenti etniche della città."
Approfondire secoli di storia di Fiume rappresenta un contributo essenziale
per una migliore comprensione del presente e per guardare con maggiore chiarezza
al futuro. La presenza di una rappresentanza di studenti della Scuola media
superiore italiana di Fiume, di ragazzi che vivono giornalmente la loro multiculturalità,
conferma l'importanza di affidare alle generazioni future la testimonianza di
tale passato comune. "Desidero pertanto esprime il vivo apprezzamento del
mio Paese per il prezioso e certosino lavoro di tanti autorevoli studiosi, un
apprezzamento testimoniato anche dal contributo assicurato ai sensi della Legge
numero 193 del 2004.Non posso pertanto che incoraggiare
La cittadinanza
fiumana era un privilegio
Torniamo ai sogni. Quello del presidente della Società
di Studi Fiumani-Archivio Museo storico di Fiume a Roma e dei suoi collaboratori
non è un sogno nato oggi e nemmeno ieri. Risale ai primi anni Novanta del secolo
scorso, ai primi tentativi di aprire una propria sezione nel capoluogo quarnerino.
Un'iniziativa che tra le sue finalità aveva anche quella di mettere a disposizione
degli studiosi e dei ricercatori l'eredità che
Di questo progetto si è parlato nuovamente, alla presentazione
del volume che raccoglie i contributi del convegno di Roma, atto secondo di
una trilogia che – dopo "Fiume nel secolo dei grandi mutamenti" e
dopo "Fiume: crocevia di popoli e culture", dopo aver descritto i
movimento politici che hanno attraversato Fiume, che l'hanno esaltata, che l'hanno
tormentata – intende (fra un anno o due) esplorare, la storia commerciale e
industriale di questa città composita, soffermandosi su ciò che l'ha fatta diventare
un centro di benessere. E i ricordi – oggi, ahimè solo quelli – vanno al porto
gremito di navi, di gru che sono in movimento, di fabbriche che producono e
danno lavoro, di cantieri che funzionano, di attività commerciali, assicurative
e bancarie molteplici... Fiume, parlando più lingue, si è arricchita, è stata
invidiata e la cittadinanza fiumana è stata vissuta come un privilegio. "La
cittadinanza non veniva regalata, veniva concessa a chi sapeva fare qualcosa.
Era quindi una città multiculturale, ingegnosa ma anche molto selettiva, e forse
grazie anche a questo fatto il porto di Fiume è diventato l'undicesimo porto
al mondo, lasciando a molta distanza altri porti che oggi sembrano addirittura
grandiosi e che all'epoca dovevano ancora decollare" – ha rilevato Ballarini,
augurandosi che nei piani della città di Fiume ci sia quella dignitosa sede
per l'Archivio Museo Storico di Fiume in cui la multiforme storia di questa
città possa essere compiutamente illustrata come essa merita, nei diversi aspetti,
piacevoli e non piacevoli, che l'hanno percorsa, dall'"idillio ungherese"
ai giorni nostri". Sì perché è nella seconda metà dell'Ottocento che nasce
"quella città che tutti amiamo, di cultura multiforme, di particolare ingegno,
per cui attraversava i mari con i suoi bastimenti, nella sua gelosa autonomia
arrivava ad avere consoli lungo l'Adriatico e fino al Mediterraneo. Non era
né una città ungherese, né croata, né italiana, né francese, né inglese. Era
Fiume. E come lo stesso von Littrow diceva, indecifrabile nella sua identità,
per cui il più imbecille dei fiumani sapeva parlare tre lingue e sapeva mantenersi
con un lavoro chiaro e definito. Mi auguro che il Museo Storico di Fiume abbia
quella sede adeguata che stiamo sognando – ha auspicato – non solo perché la
storia della città lo merita per una sua completa illustrazione, ma perché l’istituto
che ho l'onore di presiedere da tanti anni, il nostro piccolo e significativo
Archivio Museo storico di Fiume a Roma vorrebbe ritornare in qualche modo nella
città che lo ha generato e non avremmo alcuna difficoltà, in un museo storico
di più ampia sede, adottare uno spazio con materiale nostro e darlo permanentemente
quale contributo della Società di Studi Fiumani non solo al passato multiforme,
ma quale auspicio per un futuro adeguato a quell'Unione europea che sta maturando"
ha concluso. Ci uniamo negli auspici, auspicando che con il consenso e il supporto
delle istituzioni politiche e culturali della città tale progetto approdi finalmente
nel porto di Rijeka/Fiume.(Ilaria Rocchi-Rukavina-