LINGUA
E CULTURA ITALIANA
L’italiano
“lingua ufficiale della Repubblica”. Così la si vuole definire nella Costituzione
L’on. Teodoro Buontempo (AN) ne spiega
le motivazioni
ROMA - La proposta di legge di inserire nell’articolo
12 della Costituzione un riferimento all’italiano come lingua ufficiale della
Repubblica (v. Inform n. 234, ndr),
presentata da An e già discussa nella passata legislatura, ha raccolto le adesioni
di vari partiti, anche della maggioranza. Sull’argomento Salvatore Viglia ha
intervistato l’on. Teodoro Buontempo di An.
Onorevole, ma
se si vuole sancire nella Costituzione questo principio, significa che corriamo
qualche pericolo?
Intanto, si deve rilevare il fatto che se c’è una necessità
di mettere nella Costituzione che la lingua ufficiale di questo paese è l’italiano,
vuol dire che c’è un problema molto serio. Cioè, la lingua italiana sta perdendo
il suo ruolo e la sua funzione nel nostro paese, sta per essere soppiantata
da un linguaggio composto da lingue straniere.
Gli italiani
nel mondo si lamentano perché all’estero mancano scuole che insegnino ai loro
figli la cultura e la lingua italiana.
La cosa incredibile è proprio questa che in tutto il
mondo, se si fa una indagine, si scoprirà che c’è una richiesta di italiano
straordinaria dalla Cina al Nord Europa.
L’Italia non è attrezzata. La storia dei corsi di italiano
tenuti all’estero per il tramite delle ambasciate, dei consolati e degli istituti
di cultura, non funzionano.
In un paese come l’Inghilterra per esempio, è assurdo
che non esista un liceo italiano come invece esiste in Francia.
Esiste un scuola che si chiama European Scool che fa
parte della Comunità Europea e che è presente in ogni paese dove ci sono progetti
europei creata appositamente per i figli dei dipendenti della Comunità Europea.
Quello sarebbe un bell’esempio perché manterrebbe l’identità
del proprio paese.
In Spagna si è aperta questa scuola europea, ma manca
la sezione italiana perché la costituzione della sezione dipende dal numero
degli allievi figli dei dipendenti italiani. Il numero, cioè non è tale da consentirne
l’apertura. Io feci una battaglia per farla costituire sostenendo che, se mancavano
figli di dipendenti italiani, essi avrebbero potuto iscriversi pagando la retta.
E’ assurdo che, per la mancanza di pochissime unità, si rinunci del tutto ad
aprire una sezione tanto importante che insegni la lingua.
Possibile che
non sia stata colta questa esagerazione per evitare un danno tanto grave?
Guardi, non è solo questione di corsi perché la lingua
italiana è anche cultura e, nei paesi dove esistono comunità italiane, questa
è una esigenza fortissima. Occorre, però, una diversa impostazione. Lei pensi
che uno studente inglese, quando ha studiato tre materie, può iscriversi all’Università.
E se ha tutte “A” (eccellenze) in quelle tre materie egli può iscriversi ad
Istituti prestigiosi come Cambridge, Oxford oppure
Pensi che a Londra, per i nostri connazionali, non esiste
una scuola italiana eppure esiste una enorme comunità di origine italiana. Mentre
nel mondo si sente voglia di italiano, sarà per la nostra storia, per le antichità,
per il turismo, noi ignoriamo i nostri concittadini che ne avrebbero diritto
e che lo richiedono.
Ma insomma,
lei dice che se questa proposta è stata avanzata, significa che c’è un problema.
Si spieghi meglio.
In Italia si sta adoperando una vera e propria violenza
sulla nostra lingua. Pensiamo all’invasione della lingua inglese ed al suo gergo
usato sempre di più nell’italiano. Siamo arrivati al punto che se non ci esprimiamo
con anglismi, anche quando potremmo esprimerci tranquillamente con parole italiane,
siamo considerati ignoranti ed out.
La proposta di sancire nella Costituzione italiana l’italiano
lingua ufficiale del paese, si giustifica anche in considerazione di un altro
aspetto, perché nasconderlo: l’idea di regionalizzare l’istruzione.
Questa è una verità, c’è una forte spinta nel paese verso
questa tendenza sostenuta anche da proposte di riforma fatte da ambedue gli
schieramenti di destra e di sinistra.
Se aggiungiamo alla invasione dell’inglese, anche questa
ultima eventualità rappresentata dai dialetti che sono, per carità, una cosa
positiva, tra le due spinte rischiamo che l’italiano diventi una lingua arcaica,
dei poveretti, in politica, in affari, nella moda, nel cinema.
Voglio subito dire che
Credo che l’uomo delle valli tanto caro alla Lega, se
non conosce l’italiano, resta l’uomo delle valli, un uomo finito. Fuori dalla
valli è un uomo fuori dal mondo. Allora è bene che egli conservi la propria
cultura e la propria identità, gli odori della vaccheria, ma nello stesso tempo,
gli si deve far capire che chi fa parte di una nazione, deve saper parlare italiano.
L’on. Franco
Russo di Rifondazione comunista ha detto: “Questa ufficialità risponde semplicemente
a ciò che molti deputati vogliono, ossia il famoso segnale identificativo”.
Da questa parte, la posizione non mi meraviglia. I comunisti
seguono una dottrina che nega ogni senso di nazione. Adesso loro fanno i bravi
quando vedono il tricolore anche per via delle pregresse polemiche con
Ma essi sono nemici di tutto ciò che possa rappresentare
la forza di una nazione perché l’ideologia marxista si basa sulla distruzione
delle nazioni e, quindi, il fatto che si voglia rafforzare l’identità, li disturba
perché essi ne perseguono la cancellazione.
Non ho mai visto i comunisti fare delle manifestazioni
in onore di qualche nostro soldato caduto in qualche parte del mondo in missioni
di pace, o per onorare un poliziotto caduto nell’esercizio delle sue funzioni
nell’atto di acciuffare qualche criminale. Le loro manifestazioni inneggiano
a Lenin, Mao per finire a Castro.
Loro hanno dei riferimenti ideologici, modelli di società
e, per realizzarle, hanno bisogno di smantellare ogni identità preesistente.
Crede che un giovane perbene, di sani principi, dove
la vergogna, per lui, è ancora un valore, possa mai diventare comunista?
L’ideologia comunista tende proprio ad indebolire i valori
nazionali per reclutare più facilmente nuovi adepti. Ormai pensano a legiferare
a favore dei delinquenti, sembra non esserci più spazio, nelle loro proposte,
per il cittadino comune.
Se si pagano le tasse, se non si infrange la legge, allora
si viene puniti, se invece qualcuno è un ex detenuto, o un ex tossicodipendente,
un ex carcerato, un ex spacciatore allora, con la scusa del reinserimento nella
società, si finisce per accordare loro ogni sorta di privilegio.
(Salvatore Viglia - www.lideale.it - Inform)