INFORM - N. 235 - 14 dicembre 2006


STAMPA ITALIANA PER L’ESTERO

Sul Messaggero di sant’Antonio l’editoriale di padre Luciano Segafreddo

Natale, promessa di salvezza

Cristo incarna la speranza di una vita nuova per tutta l’umanità. Ma il mondo resta diviso tra indifferenza, superstizioni e fanatismo.

 

PADOVA - Per noi cristiani, che per definizione siamo uomini della speranza, il tempo dell’Avvento e la celebrazione del Natale sono tra i momenti più significativi dell’anno liturgico. «Con la sua venuta, Cristo ha portato ogni novità», scrive sant’Ireneo; ha riacceso nel cuore dell’uomo la speranza: uno dei doni senza il quale la vita diventa impossibile e, resosi partecipe della storia dell’umanità, ci ha indicato i compiti e le finalità delle nostre scelte di vita. Ogni volta che abbiamo quindi la gioia di preparare e celebrare il Natale, dovremmo sperimentare un rilancio spirituale, la tensione ideale che dall’evento di Betlemme ha sorretto la comunità cristiana in questi due millenni di storia, contrapponendoci a tutto ciò che demotiva, con interessi consumistici, il significato di questa ricorrenza.

Viviamo, infatti, in un contesto in cui è sempre più evidente lo scontro tra due concezioni di vita: la prima, illuminata dal messaggio di un Dio creatore e salvatore, posto come punto di riferimento per le attese e le domande esistenziali della vita; l’altra, invece, chiusa alla trascendenza e gratificata dalle capacità e dalle risorse umane, in atteggiamento di difesa del relativismo morale che permette alla persona la libertà di decidere ciò che è bene o ciò che è male, escludendo ogni riferimento ai valori e ai dettami etici legati al patrimonio delle fedi religiose. Nietzsche aveva lanciato al mondo credente una sfida, che ancora oggi trova accoglienza: «Non credete a quelli che parlano di speranze soprannaturali. Sono avvelenatori, lo sappiano o no, devono andarsene».

Come innestare allora motivi di rilancio morale e spirituale in una società che condivide questa chiusura al soprannaturale? Noi possiamo contrapporre il progetto positivo della storia che con l’incarnazione del Figlio di Dio, l’Emmanuele, è divenuta «storia di salvezza»; e vivere secondo i valori della verità, dell’onestà, del dialogo e dell’accoglienza. Anche se possono essere interpretati come atteggiamenti «d’altri tempi», sono valori che ridonano fiducia alle misteriose risorse della persona umana. In situazioni di incertezza, di paura; quando nella vita di una persona viene a mancare la speranza, se si innesta una visione di fede religiosa, questa non la aliena, né la rende succube di superstizioni o fanatismi; diviene, invece, per lei un valore aggiunto, un’iniezione vitale che le dona la forza di contrapporsi a tutto ciò che è negativo nella sua vita e di aprirsi a un futuro più ricco di progettualità.

Quando, nel novembre del 1989, è crollato il muro di Berlino, speravamo tutti nella cessazione di tante contrapposizioni politiche e ideologiche. Ma l’incredibile attacco dell’11 settembre 2001 alle Torri del World Trade Center di New York, è stato un colpo inferto dal terrorismo a tutto il mondo occidentale: un’incombente minaccia da parte non di un singolo stato, ma di cellule terroristiche che hanno reso difficile e insicura la vita d’intere popolazioni. Lo scenario politico, aggravatosi con le guerre all’Afghanistan e all’Iraq, in questi ultimi mesi ha fatto maggiormente emergere uno «scontro di civiltà», tra l’occidente e una parte del mondo islamico fondamentalista. Uno scontro che ha creato insicurezze, rottura di rapporti e ha limitato libertà personali soprattutto nel settore della mobilità.

Noi sentiamo quanto mai attuale la consegna di Pietro apostolo alla comunità dei primi cristiani: siate «pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» 1Pt 3,15. È un invito ad innestare speranza in un momento storico che si presenta carico di paure e povero di prospettive. La prima lettera di Pietro è stato il costante punto di riferimento del convegno ecclesiale della Chiesa italiana svoltosi recentemente a Verona, e che ha offerto, a me e agli altri delegati, l’occasione per una profonda esperienza di comunione tra le diverse realtà ecclesiali e un approfondimento della missione della Chiesa nell’attuale contesto sociale, politico e culturale. Il ruolo oggi della Chiesa è di essere testimone dell’insegnamento del «Verbo fatto carne», morto e risorto per la salvezza dell’umanità; di rendere credibile la risposta di Cristo alle domande fondamentali sulla vita e sul futuro della nostra storia, coinvolgendo quanti «toccati da Dio» operano per la difesa della dignità della persona, per la promozione della pace e della riconciliazione tra popoli di culture e di religioni diverse.

A tutti voi, cari lettori e amici del Messaggero di sant’Antonio, l’augurio che la stella del Natale vi guidi e vi solleciti a saper scorgere nella vostra vita la presenza amorevole dell’Emmanuele. (padre Luciano Segafreddo, direttore del Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero/Inform)

 


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