STAMPA
ITALIANA PER L’ESTERO
Sul
Messaggero di sant’Antonio l’editoriale di padre Luciano Segafreddo
Natale, promessa di salvezza
Cristo incarna la speranza di una vita
nuova per tutta l’umanità. Ma il mondo resta diviso tra indifferenza, superstizioni
e fanatismo.
PADOVA - Per noi cristiani, che per definizione siamo
uomini della speranza, il tempo dell’Avvento e la celebrazione del Natale sono
tra i momenti più significativi dell’anno liturgico. «Con la sua venuta, Cristo
ha portato ogni novità», scrive sant’Ireneo; ha riacceso nel cuore dell’uomo
la speranza: uno dei doni senza il quale la vita diventa impossibile e, resosi
partecipe della storia dell’umanità, ci ha indicato i compiti e le finalità
delle nostre scelte di vita. Ogni volta che abbiamo quindi la gioia di preparare
e celebrare il Natale, dovremmo sperimentare un rilancio spirituale, la tensione
ideale che dall’evento di Betlemme ha sorretto la comunità cristiana in questi
due millenni di storia, contrapponendoci a tutto ciò che demotiva, con interessi
consumistici, il significato di questa ricorrenza.
Viviamo, infatti, in un contesto in cui è sempre più
evidente lo scontro tra due concezioni di vita: la prima, illuminata dal messaggio
di un Dio creatore e salvatore, posto come punto di riferimento per le attese
e le domande esistenziali della vita; l’altra, invece, chiusa alla trascendenza
e gratificata dalle capacità e dalle risorse umane, in atteggiamento di difesa
del relativismo morale che permette alla persona la libertà di decidere ciò
che è bene o ciò che è male, escludendo ogni riferimento ai valori e ai dettami
etici legati al patrimonio delle fedi religiose. Nietzsche aveva lanciato al
mondo credente una sfida, che ancora oggi trova accoglienza: «Non credete a
quelli che parlano di speranze soprannaturali. Sono avvelenatori, lo sappiano
o no, devono andarsene».
Come innestare allora motivi di rilancio morale e spirituale
in una società che condivide questa chiusura al soprannaturale? Noi possiamo
contrapporre il progetto positivo della storia che con l’incarnazione del Figlio
di Dio, l’Emmanuele, è divenuta «storia di salvezza»; e vivere secondo i valori
della verità, dell’onestà, del dialogo e dell’accoglienza. Anche se possono
essere interpretati come atteggiamenti «d’altri tempi», sono valori che ridonano
fiducia alle misteriose risorse della persona umana. In situazioni di incertezza,
di paura; quando nella vita di una persona viene a mancare la speranza, se si
innesta una visione di fede religiosa, questa non la aliena, né la rende succube
di superstizioni o fanatismi; diviene, invece, per lei un valore aggiunto, un’iniezione
vitale che le dona la forza di contrapporsi a tutto ciò che è negativo nella
sua vita e di aprirsi a un futuro più ricco di progettualità.
Quando, nel novembre del 1989, è crollato il muro di
Berlino, speravamo tutti nella cessazione di tante contrapposizioni politiche
e ideologiche. Ma l’incredibile attacco dell’11 settembre 2001 alle Torri del
World Trade Center di New York, è stato un colpo inferto dal terrorismo a tutto
il mondo occidentale: un’incombente minaccia da parte non di un singolo stato,
ma di cellule terroristiche che hanno reso difficile e insicura la vita d’intere
popolazioni. Lo scenario politico, aggravatosi con le guerre all’Afghanistan
e all’Iraq, in questi ultimi mesi ha fatto maggiormente emergere uno «scontro
di civiltà», tra l’occidente e una parte del mondo islamico fondamentalista.
Uno scontro che ha creato insicurezze, rottura di rapporti e ha limitato libertà
personali soprattutto nel settore della mobilità.
Noi sentiamo quanto mai attuale la consegna di Pietro
apostolo alla comunità dei primi cristiani: siate «pronti a rispondere a chiunque
vi domandi ragione della speranza che è in voi» 1Pt 3,15. È un invito ad innestare
speranza in un momento storico che si presenta carico di paure e povero di prospettive.
La prima lettera di Pietro è stato il costante punto di riferimento del convegno
ecclesiale della Chiesa italiana svoltosi recentemente a Verona, e che ha offerto,
a me e agli altri delegati, l’occasione per una profonda esperienza di comunione
tra le diverse realtà ecclesiali e un approfondimento della missione della Chiesa
nell’attuale contesto sociale, politico e culturale. Il ruolo oggi della Chiesa
è di essere testimone dell’insegnamento del «Verbo fatto carne», morto e risorto
per la salvezza dell’umanità; di rendere credibile la risposta di Cristo alle
domande fondamentali sulla vita e sul futuro della nostra storia, coinvolgendo
quanti «toccati da Dio» operano per la difesa della dignità della persona, per
la promozione della pace e della riconciliazione tra popoli di culture e di
religioni diverse.
A tutti voi, cari lettori e amici del Messaggero di sant’Antonio,
l’augurio che la stella del Natale vi guidi e vi solleciti a saper scorgere
nella vostra vita la presenza amorevole dell’Emmanuele. (padre Luciano Segafreddo,
direttore del Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero/Inform)