INFORM - N. 233 - 12 dicembre 2006


PATRONATI

Dossier dell’Osservatorio Inca Cgil per le politiche sociali in Europa

“La mobilità dei lavoratori in Europa. Diritti, ostacoli, prospettive”

 

BRUXELLES –L'Osservatorio Inca Cgil per le politiche sociali in Europa ha pubblicato un dossier dal titolo “La mobilità dei lavoratori in Europa. Diritti, ostacoli, prospettive” (disponibile su http://www.osservatorioinca.org/image/download/mobilita_dei_lavoratori_2006.pdf ).

L'anno che sta volgendo al termine, il 2006, è stato infatti l'Anno europeo della mobilità dei lavoratori, il primo “Anno europeo” incentrato contemporaneamente su due temi di grande attualità e importanza: la mobilità e il lavoro.

La libera circolazione delle persone è uno dei diritti fondamentali garantiti dal diritto comunitario. Quanto al lavoro, esso è al centro della strategia di Lisbona che mira a fare dell'Europa la regione più competitiva del mondo.

Ora, secondo la Commissione europea, uno dei principali fattori di debolezza del mercato del lavoro europeo sembra doversi ricercare proprio nella scarsa propensione alla mobilità. I lavoratori dell’UE hanno in teoria il diritto di lavorare negli altri Stati membri; nonostante ciò, meno del 2% della popolazione in età lavorativa vive in un paese diverso dal proprio.

Sempre secondo la Commissione europea, il futuro benessere dell’Europa dipende da come la forza lavoro sarà in grado di reagire e adattarsi al cambiamento e da quanto i lavoratori saranno in grado di sviluppare nuove capacità e adattarsi alle nuove richieste.

Ma se la mobilità è una necessità politica dell'Unione, il peso di questi enormi cambiamenti dovrà gravare per intero sulle spalle dei lavoratori? Di chi è la responsabilità se il nostro mercato del lavoro è ancora insufficientemente mobile e competitivo?

La mobilità è un diritto della persona o una necessità economica dettata dalle regole della globalizzazione? E come sono tutelati oggi i diritti di coloro che, per necessità o per scelta, scelgono di spostarsi da un paese all'altro dell'UE?

Come fare fronte alle nuove forme di discriminazione e di ineguaglianza dovute agli sviluppi dei movimenti migratori, interni ed esterni all'UE?

Un lavoratore che si sposta, come vede riconosciuti i propri diritti sociali e previdenziali? Come riesce a far valere in un altro stato le qualifiche, le competenze e i titoli di studio conseguiti nel proprio paese d'origine?

L’Europa è riuscita ad elaborare una propria “cultura della mobilità”? Le istituzioni nazionali e comunitarie riescono a farsi carico del diritto alla mobilità e alla libera circolazione?

Dal nostro punto di vista, promuovere la mobilità significa soprattutto ripensare il modello sociale europeo e costruire un nuovo sistema globale di tutela ed aiutare i lavoratori a superare i numerosi ostacoli che si frappongono tuttora ad un diritto essenziale : la piena cittadinanza dell'Unione.

Trattandosi di un “dossier aperto”, s'invitano tutti i lettori a segnalare eventuali inesattezze e a proporre aggiornamenti, integrazioni e modifiche al testo. Le segnalazioni possono essere inviate per posta elettronica all'indirizzo: osservatorio@osservatorioinca.org (Osservatorio Inca Cgil per le politiche sociali in Europa /Inform)


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