ITALIANI
ALL’ESTERO
Trent’anni
in Ecuador, tra teatro, cultura italiana e impegno sociale: a colloquio con
la consigliera CGIE Marina Salvarezza
Osservatorio delle Donne Italiane all’Estero:
“Un preciso impegno che le consigliere
CGIE sono determinate a proseguire”
GUAYAQUIL - Dall’Italia all’Ecuador, dove l’ha portata
il cuore. “Mi considero fondamentalmente milanese con radici genovesi e padovane,
e ora con il cuore guayaquilegno, dato che da trent’anni risiedo in questo meraviglioso
Paese, essendomi sposata con un guayaquilegno conosciuto a Milano”
Nata a Genova, padre genovese e madre padovana, trasferita
nel capoluogo lombardo a nove anni, Marina Salvarezza, nel 1976 si è portata
in Ecuador tutte le sue passioni e la sua voglia di impegno. Attrice, regista,
insegnante di teatro, docente universitaria a Guayaquil, ha creato gruppi teatrali,
ha fondato un Comitato della Dante Alighieri e la Camera di Commercio italo-ecuadoregna.
Già presidente del Comites in Ecuador è dal 2004 consigliera
del CGIE in rappresentanza delle comunità italiane in Ecuador e Colombia.
Sorriso dolce e aperto, personalità vulcanica, eclettica.
Donna fortemente impegnata su vari fronti Marina Salvarezza, che a Padova lo
scorso anno ha ricevuto una medaglia d’oro “per aver onorato con il suo lavoro
e il suo impegno civile e sociale Padova e l’Italia nel mondo”.
Consigliera, lei rappresenta le comunità italiane due
realtà, Ecuador e Colombia, sicuramente complesse, difficili. Come se la passano
in questi Paesi i nostri connazionali?
I nostri connazionali in Ecuador e Colombia vivono una
realtà molto similare anche se mi limiterò a rispondere basicamente per i connazionali
dell’Ecuador, Paese nel quale vivo e che conosco profondamente, mentre per la
Colombia ho molte informazioni non dirette per cui potrei anche essere imprecisa
e desidero evitare l’approssimazione.
Parliamo allora di italiani in Ecuador. Chi sono? Quali
le problematiche, le richieste della comunità italiana nel Paese?
La maggior parte degli italiani residenti in Ecuador
appartiene a generazioni di immigrati degli anni 1860-1950. Molti di loro raggiunsero
una buona posizione sociale molto solida fino agli anni 1970-1980, quando, per
il deteriorarsi della situazione economica e sociale del Paese, persero potere.
Soprattutto l’alto costo della vita ha ridotto la possibilità
di far studiare i figli nelle migliori scuole, perché qui il sistema scolastico
nazionale è decaduto moltissimo negli ultimi cinquant’anni, per cui coloro che
possono permetterselo, mandano i figli a studiare in scuole private costose
e dopo le medie, all’estero.
Questo cammino è diventato quasi impercorribile per molti
discendenti di italiani che cercano di riavvicinarsi al Paese di origine per
ottenere passaporti e una nuova possibilità di buona istruzione e future, migliori
possibilità di impiego e di lavoro.
Esistono anche forti problemi di ordine medico e di pensioni. Queste ultime sono
veramente irrisorie. Molte persone non hanno diritto a nessun contributo pensionistico
italiano perché hanno sempre ed esclusivamente lavorato in Ecuador per cui si
trovano a ricevere 200-300 dollari al mese, in casi favorevoli, e queste cifre
non permettono oggi una vita decente.
Non parliamo poi dei casi di operazioni o di degenze
ospedaliere: qui senza un’assicurazione medica privata sei morto prima di...
morire.
Per molti connazionali una malattia grave o un’operazione
più difficile, ha rappresentato la vendita della casa e dei terreni acquistati
con il lavoro di anni o di due-tre generazioni e quindi, ha significato la perdita
di quello stato sociale al quale molti erano stati abituati da sempre.
Per poter aiutare meglio i nostri connazionali ed essere
più vicina alle loro reali esigenze, sto aprendo la UIM in Ecuador. Spero in
questo modo di servire con più efficienza e preparazione la nostra collettività.
E le donne? Qual è stata e qual è oggi la situazione
delle donne italiane e di origine? Cosa si potrebbe fare di più per loro?
Da questa frettolosa analisi può ben dedurre che sono
proprio, e come sempre, le donne a soffrirne le conseguenze più dolorose perché
è su di loro che pesa il mantenimento della casa, la situazione scolastica o medica dell’intera
famiglia, e il problema degli anziani, esattamente come in Italia.
Si è sempre in attesa dell’Osservatorio delle Donne Italiane
all’Estero. Attesa che, si spera non si prolunghi troppo in questa legislatura.
Nel frattempo voi, piccola ma agguerrita “pattuglia” delle consigliere CGIE,
non ve ne state alla finestra. Volete promuovere progetti “propedeutici” al
futuro Osservatorio e, per poterli realizzare, avete chiesto ai vostri colleghi
di farsi parte attiva nella richiesta di fondi. Che cosa avete in mente?
L’Osservatorio delle Donne Italiane all’Estero è non
solo un’idea ma un preciso impegno che
nonostante le difficoltà le consigliere
CGIE sono determinate a proseguire, con
progetti dedicati in prima istanza all’analisi
e al riconoscimento della situazione femminile nel mondo, da cui trarre precise
direttive per preparare una piattaforma
di iniziative pratiche e efficaci. Tutto questo può apparire ambizioso e di
lunga scadenza, però abbiamo fiducia nel nuovo governo e nella nostra capacità di lotta, che si potrebbe
paragonare a una piccola goccia, lenta e costante, che però riesce a perforare
la più dura e inespugnabile montagna.
Nella sua vita la cultura occupa una parte molto importante
. Intensa la sua attività in campo teatrale. E poi, l’impegno didattico... E’
una vera vocazione, la sua, alla diffusione della cultura. Ovviamente, anche
quella italiana.
La mia vita quotidiana è dedicata al teatro, alla formazione
di giovani e adulti, e alla cultura in generale, attraverso il mio lavoro presso
scuole, università, teatri e studi di televisione. Vi partecipo come attrice,
regista e insegnante.
Ho fondato, o preso parte alla fondazione di molti gruppi
di teatro e centri di cultura, e dal mio arrivo a Guayaquil lo sviluppo e la
diffusione della cultura italiana, hanno sempre avuto un ruolo di primo piano
fra le mie attività.
Attualmente dirigo il mio gruppo di teatro, fondato nel
maggio 1984, che si chiama ¨Teatro Experimental Guayaquil¨, con il quale ho
messo in scena più di quaranta opere, molte di autori italiani come Luigi Pirandello,
Carlo Goldoni, Aldo De Benedetti, Mario Fratti, Dario Fo e Franca Rame. Con