INTERVENTI
Da
Montreal Claudio Antonelli
La maniera italiana di far politica è approdata
in Canada
MONTREAL - Dovevamo aspettarcelo dopo l’avvento della
strana legge elettorale italiana che permette a dei residenti stranieri d’installarsi
nel parlamento a Roma e ai politici italiani di “far politica” nelle circoscrizioni
estere. E per politica all’italiana io intendo la rissosità, le sempiterne polemiche,
l’arroganza del potere, le lottizzazioni, lo spirito settario alla “Guelfi e
Ghibellini”. E ancora: la verbosità smodata, la scaltrezza, la partigianeria,
l’opportunismo...
Il poco glorioso sbarco della politica all’italiana è
avvenuto nella tranquilla Ottawa. Qui, lo scorso ottobre si è trovato a passare
Bobo Craxi, sottosegretario agli esteri. Stando al resoconto del giornalista
italo-canadese Luciano Gonella, dalla bocca di Craxi è uscito il seguente commento
sui parlamentari eletti all’estero: “... tanto non contano un cazzo.”
In seguito al chiasso suscitato da questa battuta ingiuriosa,
Bobo Craxi ha smentito di aver pronunciato la detta frase, definendo sprezzantemente
“sedicente giornalista canadese” Luciano Gonella. La smentita di Craxi ha fatto
sorridere più d’uno: l’ingiuriosa frase era stata pronunciata in presenza d’altre
persone che hanno confermato il dire di Gonella, direttore dell’Ora di Ottawa,
giornalista colto e brillante, e tutt’altro che “sedicente”.
Bisogna dire che le redazioni dei giornali in Italia
sono considerate alla stregua di sale operatorie. Infatti, così come non si
può eseguire un’operazione chirurgica se non si è iscritti all’albo dei chirurghi,
per vedere pubblicato i propri articoli in un giornale occorre essere iscritti
all’albo dei giornalisti. Probabilmente per Bobo Craxi, noi che scriviamo all’estero
per dei giornali italiani, a causa delle nostre retribuzioni, della nostra assoluta
mancanza di privilegi e del fatto che non siamo iscritti al fatidico albo somigliamo
molto più ai barbieri-cerusici dei tempi antichi che ai chirurghi “professori-baroni”,
iscritti all’albo anche se non è sempre un albo d’onore di cui l’Italia
delle burocrazie e dei privilegi va tanto fiera.
L’episodio Gonella vs Craxi non è finito qui. Allo scambio
di accuse e smentite tra Craxi e Gonella si è unito anche il parlamentare Gino
Bucchino, medico di Toronto, oggi alla Camera, inviatovi da noi italo-canadesi.
Cosa ha detto l’On. Bucchino nel suo intervento? Il suo
intervento, di ovvia riprovazione nei confronti di Craxi, è tutto incentrato
non si capisce perché sull’apologia del “bolscevismo” e dei “bolscevichi”.
Dopo uno strano preambolo consacrato alla storia dei bolscevichi, Bucchino
ci racconta di Craxi: “Quando, pochi giorni orsono sono stato a trovare Bobo
Craxi nel suo ufficio al Ministero degli Affari Esteri per raccontargli e spiegargli
il Canada (visita da lui stesso richiesta in vista del suo viaggio nel Paese),
non so se è stata colpa del mio pizzetto alla Lenin o del distintivo rosso all’occhiello
(quello dell’INCA-CGIL, che lui forse non aveva mai visto), ma devo averlo certamente
fulminato. ‘Dio mio!!’ - avrà detto - ‘ecco qui un bolscevico’ ”. Il dottor
Bucchino ci fa sapere di essere onorato che Craxi lo abbia scambiato per un
bolscevico, “visto che i bolscevichi si riconoscono nel partito operaio, a fianco
quindi dei lavoratori ”. Alla fine dell’intervento critico di Bucchino troviamo
un goliardico: “il tempo ci dirà chi non serve a un c...”
Ebbene, il nostro dottor Bucchino, dico “nostro” perché
egli dovrebbe rappresentare noi “italiani all’estero” - infatti siamo stati
noi che l’abbiamo inviato a Roma dal Canada - rappresenta in realtà i boscevichi.
Ce lo dice lui. E noi gli crediamo.
Questo piccolo ma significativo episodio ci mostra che
la politica all’italiana è ormai di casa in Canada. Da un lato, infatti,
abbiamo la boria e il cinismo di un Bobo Craxi per il quale quel che conta sono
i giochi di potere. Dall’altro, un Bucchino che fa valere nel suo strano intervento
uno spirito dottrinario, settario, esaltando un comunismo paleolitico.
All’anima della fresca ventata di pragmatismo che i parlamentari
in provenienza dal Nord America avrebbero dovuto immettere nelle stanze italiane
del potere! (Claudio Antonelli)
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