INFORM - N. 231 - 8 dicembre 2006


CGIE

Valter Della Nebbia: “Arroganza dittatoriale della maggioranza”

 

ROMA - La seguente lettera è stata da me inviata a tutti i consiglieri del CGIE il 15 novembre. Purtroppo - dice Valter Della Nebbia, consigliere CGIE per gli USA - il 7 dicembre la partitocrazia, l’egoismo personale e l’arroganza dittatoriale della maggioranza del centro sinistra ha avuto il sopravvento sul buon senso e la morale. Questo atteggiamento antidemocratico ha, di fatto, delegittimato il CGIE rendendolo inutile e costoso. La casta dirigente del CGIE ha, in quattro giorni, sprecato più di 200.000 mila euro del contribuente per soffocare la democrazia.

Gentilissimi colleghi,

la prossima assemblea plenaria sarà il punto di partenza del “nuovo CGIE”. Infatti, a dicembre dovremo eleggere i membri del comitato di presidenza. Molto probabilmente, sentito il parere delle autorità competenti, si partirà da zero in quanto si eleggeranno tutti i membri del comitato.

Quanto scritto in questa lettera è da me già stato affermato in molteplici occasioni ed in forum diversi ma, repetita juvant. Mi sono reso conto negli ultimi due anni che a volte la mia irruenza giovanile (magari) mi porta a non estrinsecare appieno il mio pensiero. Onde evitare il ripetersi dell’errore cercherò di partire dall’inizio chiedendo ammenda in anticipo per la banalità delle mie affermazioni e l’eccessiva prolissità.

Il CGIE è uno strumento politico. Noi, nelle nostre funzioni consultive, propositive e conoscitive, discutiamo di politiche i cui destinatari sono gli italiani residenti all’estero. La politica, che è cosa buona e giusta, si interessa del governo della città (dalla sua radice greca) emanando leggi per il bene del cittadino. Purtroppo non tutti la pensano alla stessa maniera e nonostante tutti abbiano come obbiettivo il benessere del cittadino si hanno diverse visioni su quale sia il mezzo migliore per raggiungerlo. La democrazia ha risolto il problema assegnando alle varie componenti di pensiero un peso specifico, determinato tramite elezioni libere e segrete, quantificato da un numero di rappresentanti. Nel contesto poi di una democrazia liberale cerchiamo anche di proteggere le minoranze dando loro un minimo di rappresentanza onde evitare l’oppressione ideologico-culturale.

Il panorama politico italiano è ormai formato da due schieramenti, il centrodestra ed il centrosinistra. Gli italiani residenti all’estero, come quelli residenti in Italia, sono attualmente divisi quasi 50 e 50. All’interno del CGIE, non tutto eletto, si ha uno schieramento che vede un 70% allineato con il centrosinistra e 30% con il centrodestra. L’assemblea nella sua totalità elegge i membri del CdP che sono 17. Il CdP dovrebbe essere (è non lo e’) l’esecutivo, dovrebbe stabilire (e’ non lo fa) tattiche per attuare le linee generali stabilite dall’assemblea.

Nel rispetto della democrazia liberale sopraccitata, i rappresentanti del centro destra dovrebbero essere 5 (il 30% di 17 vi risparmio il calcolo matematico) che in realtà dovrebbero rappresentare il 50% dei residenti all’estero. Nell’attuale CdP abbiamo solo un rappresentante apertamente schierato con il centro destra quindi il 5%. La presenza di tutte le componenti di pensiero, adeguatamente rappresentate, e’ essenziale per un corretto funzionamento del CGIE. Se si discute solo tra compagni il ragionamento e’ viziato nella forma, non tutte le idee dell’altra parte sono da buttare. Un CGIE cosi diretto non fa politica ma partitica, cosa non buona ne’ giusta. La partitica fa gli interessi di parte a scapito del bene generale. Molti hanno affermato che per bilanciare i rapporti di forza sono stati assegnati al centro destra delle cariche all’interno delle commissioni tematiche secondo l’infimo, ma sempre usato, manuale Cencelli.

Purtroppo questo ragionamento non fila. La mia analisi si basa non sull’accentramento di potere bensì sulla necessità di poter esprimere opinioni in tutti i possibili forum del CGIE. Per esempio, come semplice membro della VI commissione partecipo a tutte le riunioni e riesco a comunicare il mio pensiero. Poco importa se io sono il Presidente o no, purché sia presente e possa parlare. Nel Cdp invece le nostre, del centro-destra, idee e proposte sono assenti in quando non partecipiamo alle riunioni.

Nei prossimi anni dovremo affrontare nuove e pericolose battaglie. Nel contesto della riforma dello Stato si dovrà discutere i ruoli, la composizione e le competenze dei Comites e del CGIE. Non dimentichiamo inoltre quello che io chiamo lascia o raddoppia. Mi riferisco alla necessità di incrementare la rappresentanza parlamentare degli eletti all’estero. Magari mantenendo lo stesso rapporto proporzionale dei residenti in Italia. Nel processo di ritocco della costituzione potremmo però perdere quello che abbiamo già ottenuto.

Per questa ed altre battaglie abbiamo bisogno di un CGIE unito e serio che rispetti le diversità politiche. Ho molto apprezzato il discorso conciliatore di Lombardi durante l’ultima plenaria. Discorso che si potrebbe ridurre al detto napoletano “chi ha dato ha dato chi ha avuto ha avuto, scordiamoci il passato”. Con questo in mente rivolgo il mio appello alla casta dirigente del CGIE, quella che detiene il potere. Capisco perfettamente che dalla vostra parte esistono, come da noi, persone assetate di potere, accentratori di cariche alla ricerca di medaglie di cartone. Se dovete accontentarli assegnategli tutte le cariche delle commissioni tematiche. Ma per favore non sacrificate il CdP.

Una distribuzione delle cariche che rispecchiano quelle precedenti, di fatto, decreterebbe la fine del CGIE. Nessuno ha bisogno di un organismo paralizzato da lotte interne che fa partitica. In questo caso allora il messaggio di Lombardi si può riassumere con la citazione di Cesare “guai ai vinti” massaggio non certo conciliatorio. Il modo di legiferare “a botte di maggioranza “ attribuito a Berlusconi e tanto criticato dalla sinistra diventa il modus operandi della stessa quando ha il potere all’interno del CGIE. Vi prego di non interpretare questa mia missiva come un primo passo verso una candidatura come membro del CdP. Per quanto mi riguarda non sono interessato in quanto preferisco trascorrere il minimo necessario negli angusti corridoi del ministero ed invece passare le mie giornate sorvolando questo mondo stupendo.  Mondo che visto dall’alto mostra gli uomini come piccole formiche e rende invisibili le loro meschinità.

Un caro saluto e buon lavoro. (Valter Della Nebbia)

Inform


Vai a: