CGIE
Valter Della Nebbia: “Arroganza dittatoriale
della maggioranza”
ROMA - La seguente lettera è stata da me
inviata a tutti i consiglieri del CGIE il 15 novembre. Purtroppo - dice Valter
Della Nebbia, consigliere CGIE per gli USA - il 7 dicembre la partitocrazia,
l’egoismo personale e l’arroganza dittatoriale della maggioranza del centro
sinistra ha avuto il sopravvento sul buon senso e la morale. Questo atteggiamento
antidemocratico ha, di fatto, delegittimato il CGIE rendendolo inutile e costoso.
La casta dirigente del CGIE ha, in quattro giorni, sprecato più di 200.000 mila
euro del contribuente per soffocare la democrazia.
Gentilissimi
colleghi,
la prossima assemblea plenaria sarà il punto di partenza
del “nuovo CGIE”. Infatti, a dicembre dovremo eleggere i membri del comitato
di presidenza. Molto probabilmente, sentito il parere delle autorità competenti,
si partirà da zero in quanto si eleggeranno tutti i membri del comitato.
Quanto scritto in questa lettera è da me già stato affermato
in molteplici occasioni ed in forum diversi ma, repetita juvant. Mi sono reso
conto negli ultimi due anni che a volte la mia irruenza giovanile (magari) mi
porta a non estrinsecare appieno il mio pensiero. Onde evitare il ripetersi
dell’errore cercherò di partire dall’inizio chiedendo ammenda in anticipo per
la banalità delle mie affermazioni e l’eccessiva prolissità.
Il CGIE è uno strumento politico. Noi, nelle nostre funzioni
consultive, propositive e conoscitive, discutiamo di politiche i cui destinatari
sono gli italiani residenti all’estero. La politica, che è cosa buona e giusta,
si interessa del governo della città (dalla sua radice greca) emanando leggi
per il bene del cittadino. Purtroppo non tutti la pensano alla stessa maniera
e nonostante tutti abbiano come obbiettivo il benessere del cittadino si hanno
diverse visioni su quale sia il mezzo migliore per raggiungerlo. La democrazia
ha risolto il problema assegnando alle varie componenti di pensiero un peso
specifico, determinato tramite elezioni libere e segrete, quantificato da un
numero di rappresentanti. Nel contesto poi di una democrazia liberale cerchiamo
anche di proteggere le minoranze dando loro un minimo di rappresentanza onde
evitare l’oppressione ideologico-culturale.
Il panorama politico italiano è ormai formato da due
schieramenti, il centrodestra ed il centrosinistra. Gli italiani residenti all’estero,
come quelli residenti in Italia, sono attualmente divisi quasi 50 e 50. All’interno
del CGIE, non tutto eletto, si ha uno schieramento che vede un 70% allineato
con il centrosinistra e 30% con il centrodestra. L’assemblea nella sua totalità
elegge i membri del CdP che sono 17. Il CdP dovrebbe essere (è non lo e’) l’esecutivo,
dovrebbe stabilire (e’ non lo fa) tattiche per attuare le linee generali stabilite
dall’assemblea.
Nel rispetto della democrazia liberale sopraccitata,
i rappresentanti del centro destra dovrebbero essere 5 (il 30% di 17 vi risparmio
il calcolo matematico) che in realtà dovrebbero rappresentare il 50% dei residenti
all’estero. Nell’attuale CdP abbiamo solo un rappresentante apertamente schierato
con il centro destra quindi il 5%. La presenza di tutte le componenti di pensiero,
adeguatamente rappresentate, e’ essenziale per un corretto funzionamento del
CGIE. Se si discute solo tra compagni il ragionamento e’ viziato nella forma,
non tutte le idee dell’altra parte sono da buttare. Un CGIE cosi diretto non
fa politica ma partitica, cosa non buona ne’ giusta. La partitica fa gli interessi
di parte a scapito del bene generale. Molti hanno affermato che per bilanciare
i rapporti di forza sono stati assegnati al centro destra delle cariche all’interno
delle commissioni tematiche secondo l’infimo, ma sempre usato, manuale Cencelli.
Purtroppo questo ragionamento non fila. La mia analisi
si basa non sull’accentramento di potere bensì sulla necessità di poter esprimere
opinioni in tutti i possibili forum del CGIE. Per esempio, come semplice membro
della VI commissione partecipo a tutte le riunioni e riesco a comunicare il
mio pensiero. Poco importa se io sono il Presidente o no, purché sia presente
e possa parlare. Nel Cdp invece le nostre, del centro-destra, idee e proposte
sono assenti in quando non partecipiamo alle riunioni.
Nei prossimi anni dovremo affrontare nuove e pericolose
battaglie. Nel contesto della riforma dello Stato si dovrà discutere i ruoli,
la composizione e le competenze dei Comites e del CGIE. Non dimentichiamo inoltre
quello che io chiamo lascia o raddoppia. Mi riferisco alla necessità di incrementare
la rappresentanza parlamentare degli eletti all’estero. Magari mantenendo lo
stesso rapporto proporzionale dei residenti in Italia. Nel processo di ritocco
della costituzione potremmo però perdere quello che abbiamo già ottenuto.
Per questa ed altre battaglie abbiamo bisogno di un CGIE
unito e serio che rispetti le diversità politiche. Ho molto apprezzato il discorso
conciliatore di Lombardi durante l’ultima plenaria. Discorso che si potrebbe
ridurre al detto napoletano “chi ha dato ha dato chi ha avuto ha avuto, scordiamoci
il passato”. Con questo in mente rivolgo il mio appello alla casta dirigente
del CGIE, quella che detiene il potere. Capisco perfettamente che dalla vostra
parte esistono, come da noi, persone assetate di potere, accentratori di cariche
alla ricerca di medaglie di cartone. Se dovete accontentarli assegnategli tutte
le cariche delle commissioni tematiche. Ma per favore non sacrificate il CdP.
Una distribuzione delle cariche che rispecchiano quelle
precedenti, di fatto, decreterebbe la fine del CGIE. Nessuno ha bisogno di un
organismo paralizzato da lotte interne che fa partitica. In questo caso allora
il messaggio di Lombardi si può riassumere con la citazione di Cesare “guai
ai vinti” massaggio non certo conciliatorio. Il modo di legiferare “a botte
di maggioranza “ attribuito a Berlusconi e tanto criticato dalla sinistra diventa
il modus operandi della stessa quando ha il potere all’interno del CGIE. Vi
prego di non interpretare questa mia missiva come un primo passo verso una candidatura
come membro del CdP. Per quanto mi riguarda non sono interessato in quanto preferisco
trascorrere il minimo necessario negli angusti corridoi del ministero ed invece
passare le mie giornate sorvolando questo mondo stupendo.
Mondo che visto dall’alto mostra gli uomini come piccole formiche e rende
invisibili le loro meschinità.
Un caro saluto e buon lavoro. (Valter Della Nebbia)
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